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mercoledì 31 marzo 2010

BRACCIO DI FERRO TRA SESSO E ANIMA

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12 Gennaio 2009

BRACCIO DI FERRO TRA SESSO E ANIMA

Un dibattito carico di tensione e di frecciate. Due posizioni a confronto.
Le importanti osservazioni di Franco Libero (in corsivo) e le mie contro-obiezioni.

1) Io sono universalista e vado oltre la visione cristiana. Se così non fosse, mangerei animali come tutti o quasi tutti i cristiani.
Allora, Franco, io cosa sarei. Forse un particolarista? O un fichista?

2) Rifiuto quella parte del pensiero cristiano che non rispetta tutte le cose, ma attingo al pensiero dei grandi iniziati.
Io invece mi riferirei ai piccoli iniziati. Franco ricordati che io non tradisco in nulla Pitagora. Sono un Pitagorico non di ferro ma di acciaio inox (e te lo spiego più avanti).

3) Do molta importanza alla dimensione spirituale della vita, con riferimento al divino.
A quale dimensione darei mai importanza io? Forse a quella antispirituale con riferimento al demonio?

4) Credo che l’uomo debba mirare a comportarsi come gli dei, come gli angeli, e non come gli animali spinti dall’istinto, incapaci di valutare gli effetti dannosi delle loro azioni.
Io invece, secondo te, miro a comportarmi come un satana, o come un animale tutto istinto e sesso
sconsiderato? Ti ricordo che sono stato il primo a riportare nei miei libri la tua frase Dobbiamo
mangiare e comportarci come angeli e non come demoni.

5) Dico che il sesso sconsiderato fa male e posso dimostrarlo, mentre, se tu dici che fa bene, devi dirmi a che cosa fa bene e devi dimostrarlo.
Non ho mai difeso il sesso sconsiderato. Dimmi dove mai l’hai letto. Chi mi conosce bene lo sa.
Ti posso però citare abbondanti prove sulla castità sconsiderata e repressa di violentatori, di religiosi
pederasti, di torturatori dell’Inquisizione, di bruciatori e bollatori di libri, di idee e di articoli.
Una intelligente lettrice ti dà risposta più avanti sul bene che può fare il sesso (quello giusto secondo
i suoi gusti ovviamente).

6) Io penso, per osservazione diretta, che il sesso è un’arma micidiale in grado di generare drammi a non finire, se usato senza senno.
Meno male che hai aggiunto se usato senza senno a fine frase.
Quando mai ho sostenuto che il sesso dovrebbe essere usato senza senno? Ti rendi conto che facendo
certe affermazioni finisci per darmi etichette mostruose e gratuite?

7) Immaginiamo un mondo in cui tutti vivono secondo la tua visione e un altro mondo secondo la mia, e poi facciamo il confronto.
Sei sicuro di aver capito la mia visione?
Io, se permetti, ho capito la tua. Sesso è peccato. Sesso è micidiale arma da sminare e rendere inoffensiva tramite la perfetta formula del matrimonio a due e totale fedeltà. Sesso è materia e antisesso è spirito.
Non solo ti ho capito, ma ti ho pure esaltato ed indicato come santo.
Se tutte le coppie del mondo fossero come la tua il mondo sarebbe un paradiso virtuoso, senza tradimenti, divorzi, violenze, prostituzione. Forse tale da annoiare persino Dio, e di fargli dire:
Che senso ha tenere in piedi questa minestra stabile e perfetta dove tutti sono identici come dei perfetti ed obbedienti robot?

8) Io ho sempre combattuto per la soluzione spirituale, come sicuramente tu per quella materiale.
Anche qui ti sbagli. Non ho mai fatto battaglie su questi argomenti. E non mi sarei comunque mai schierato dalla parte materialistica. Chi ti dice mai che lodando e accettando l’erotismo significhi essere meno spiritualisti di chi ne sta lontano e da chi lo relega nelle posizioni più meschine e vituperate?

9) Tu ed io siamo due soggetti tosti, e il nostro è un braccio di ferro tra piacere e virtù, materia e spirito,
cielo e terra. La vita forse un giorno ci dirà chi di noi due ha perso qualcosa.
Qui dimostri molta equidistanza. Ma si evince che tu sai già per certo di essere dalla parte giusta.
Ma è una illusione materiale. Sei condizionato dalla idea di base della peccaminosità ed indecenza del
sesso. Io sono appassionato da tutte le forme di eresie che la chiesa cattolica ha dilaniato e bruciato
ingiustamente, le quali avrebbero mantenuto la nostra mentalità più aperta e meno dogmatica. Io non
scarto ipotesi animiste, naturaliste, panteiste. Non scarto nessun teologo e filosofo bruciato in vita o a
posteriori dall’Inquisizione.
Tu che hai scritto anche un toccante libro sull’antropocentrismo del cattolicesimo, perché mai non ti sei pure soffermato sull’antropomorfismo di quella religione prenditutto e spiega-niente, che risolve tutte le cose con la frase Mistero della fede?
Chi ti dice che Dio non sia un grande bonario anatroccolo con le piume che parla e ragiona nei cieli
ancora meglio dei presuntuosi umani, ubriachi di superiorità e di superbia, solo per il fatto di saper
parlare-leggere-scrivere mentre non sono nemmeno capaci di sentire-intuire-rispettare il prossimo?
Mentre non sanno nemmeno mettere la benzina giusta nel proprio motore?
Chi ti dice che Dio, anziché essere un vecchio pastore carampano e rimbambito, con tanto di barba e di bava in bocca, non sia una bellissima, leggiadra e sensuale donna, che magari metterà tutti alla prova per vedere se hanno imparato a farlo bene?
Dirai che sono un provocatore o uno che ironizza e scherza su tutto, ed è pure vero. Ma la percentuale
che io abbia ragione e tu torto non è per niente inferiore a quella contraria che tu sostieni.

Anima, sesso e cervello: tutte dotazioni correlate e fondamentali

Dipingere qualcuno a tinte fosche ed attribuirgli qualità ed etichette che non ha significa screditare.
Questo non è da par tuo, e della tua grande saggezza che sempre hai dimostrato..
A differenza di te e dei cristiani, io credo che Dio, quello vero, non ha sbagliato proprio niente.
Non ha cioè creato l’uomo dandogli un’arma micidiale e impropria, come tu sostieni.
Lo ha dotato di anima, sesso e cervello. Tutti intimamente correlati ed armonizzati.

Tutte dotazioni sacre e da studiare, da capire e soprattutto da usare al meglio, in rapporto alle proprie possibilità-tendenze-gusti-convinzioni, ma soprattutto in rapporto a quei principi superiori di onestà-bontà-generosità derivanti dalla compresenza in noi di un mezzo straordinario chiamato anima.
Alcune cose, le ha create standardizzate ed invariabili, e riguardano la forma esteriore, il disegno e la struttura degli organi interni, la composizione del sangue, la biochimica degli ormoni e dei nutrienti.
Quando noi vegani, sostenuti da tutte le scienze umane, sosteniamo che l’uomo è un primate ed è stato costruito per mangiare frutta e verdura cruda, non facciamo altro che confermare questa caratteristica di identicità tra tutti gli esseri umani, alti e bassi, giovani e vecchi, maschi e femmine, bianchi e neri.

Le diversità estreme della gente in fatto di sessualità

Altre cose invece rivelano qualità estremamente diverse e variegate, tipo il colore degli occhi e dei capelli, il carattere aperto o introverso, espansivo o riservato, pratico o intellettuale.
Il sesso incarna possibilmente gli aspetti più vari e controversi del comportamentismo umano.
E’ per quello che, quando mi chiedesti di affrontare l’argomento sesso, ti dissi scherzando che sono troppo sporcaccione per parlarne apertamente.
E aggiunsi che il tema sessuale può diventare un autentico ginepraio, tante e tali sono le posizioni, le idee, gli atteggiamenti, le situazioni.
Su questi argomenti delicati e difformi, la differenza di opinione può essere un valore, e non cosa da scandalo e da indignazione.

Sono un ammiratore di Cecco Angiolieri e di Giovanni Boccaccio, non solo di Dante

Io non credo affatto di essere degenerato e sconcio, nonostante i miei toni.
Sono ammiratore di grandi autori della nostra cultura, incluso Dante e Petrarca, incluso Manzoni.
Non mi dispiacciono gli autori maledetti e realisti.
A parte la sua nota omosessualità (ognuno poi è quello che gli pare), trovo notevole e valido anche il contenuto e lo stile del mio corregionale Pier Paolo Pasolini.
Ma sono anche uno sperticato ammiratore di Cecco Angiolieri e di Giovanni Boccaccio.
Le storielle sporche e indecenti mi hanno sampre intrattenuto e divertito. Mi hanno sempre tenuto compagnia e fatto bene nella vita.
Sorridere delle nostre piccolezze e delle nostre miserie non mi pare una cosa degradante.

Nessun dualismo tra piacere e virtù, tra materia e spirito

Parlare di braccio di ferro, ovvero di incompatibilità tra piacere e virtù, tra materia e spirito, tra cielo e terra, è già andare fuori rotta. Questo è già fare un errore teologico, prima ancora che etico.
Questi dualismi esistono solo nella nostra testa condizionata da secoli e millenni di imprinting religioso, di bombardamento mentale.
E’ un po’ come il preteso dualismo tra etica e salute.
Quello lo hanno inventato i nutrizionisti del prosciutto e del formaggio, ed il particolare il professor Giorgio Calabrese, con una celebre sua uscita in televisione, dove lodava i vegetariani per la loro coerenza morale, ma si rammaricava nel contempo di dover fare purtroppo il nutrizionista, pensando alla salute e non all’etica.
Questo atteggiamento è tipico dei non-naturalisti, dei non-universalisti.


Qui andiamo semmai verso le forme più faziose del settarismo spirituale, quello che porta alla fine a bruciare l’avversario e a passarlo a fil di spada, quello che porta ai falò di libri, all’intolleranza religiosa, al rogo di gente come Gerolamo Savonarola, come Giordano Bruno e come il mugnaio Menocchio.

Coerenza assoluta col maestro Pitagora

Pitagora era persona apertissima e di larghe vedute.
Fu il primo femminista della storia.
Le sue scuole, generando ovvio scandalo, erano miste, aperte a maschi e femmine.
Pretendeva però massimo impegno e massima serietà dai suoi allievi.
Persino tra i suoi seguaci filosofi aveva diverse donne divenute pure famose ai suoi tempi.
Faceva questo quando le usanze del tempo mantenevano le donne chiuse negli sgabuzzini, coperte di sporchi stracci protettivi.
Non a caso i primi manuali di sesso e genetica portano la firma di Pitagora
Pitagora non aveva tabù di nessun genere, tanto meno sul sesso.
Non esistono purtroppo libri e citazioni specifiche sulla sua condotta sessuale, essendo stato tutto bruciato dagli spiritualisti di Roma e Gerusalemme.
Era un uomo di maestoso aspetto, maschio e sano che più di così non si può.
Girava il mondo di allora in lungo e in largo. Non era di sicuro licenzioso, ma nemmeno sessuofobo o proibizionista.
Aveva un rigore morale. Meditava. Scriveva. Misurava. Provava.
Si sa che arrivò cinquantenne a Crotone, in compagnia di una bella moglie di trenta anni più giovane di lui.
Per il resto si sa poco.
La sua famosa risposta sul sesso e su quanto spesso farlo Sì, si può, ogni volta che vogliamo renderci esausti, può essere condivisa sia da un asceta che da un dongiovanni.
Dimostra in ogni caso che Pitagora se ne intendeva, ovvero che non era affatto a digiuno di esperienze, come è giusto che sia per un maschio della sua grandezza morale ed intellettuale.

Parliamo di filosofia, di Eros e Thanatos

Lo scontro vero, più che essere tra sesso e virtù, tra materia e spirito, o tra cielo e terra, è tra erotismo ed ascetismo, tra cupidigia e astinenza, tra Eros (dio greco dell’Amore, istinto di vita, corrispondente al latino Cupido) e Thanatos (divinità greca della morte e del buio). Cupido era figlio di Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, mentre Thanatos era figlio della Notte e gemello del Sonno).
Lo scontro frontale e duro sta tra libertà e intolleranza, tra libertà di pensiero-parola-espressione e censura, tra apertura mentale e bigottismo, tra liberalità e repressione, tra amore e odio, tra attrazione e repulsione, tra bontà e cattiveria.
Questi sì che sono i veri e i drammatici contrasti su cui ci si deve concentrare.
Chi mai ha detto che Dio ha separato la materia dallo spirito, blandendo la prima e benedicento il secondo?
Facciamo attenzione a non cadere negli stessi tranelli dei preti.
Spiritualità e materialità possono essere visti benissimo sullo stesso piano, quali aspetti diversi della stessa medaglia, ma non necessariamente contrastanti.
Si potrà semmai parlare di buona e cattiva materialità, e di buona e cattiva spiritualità, volendo essere più logici.

Parliamo ora di cose visibili e concrete

Duemila anni di Cristianesimo e di oscurantismo religioso hanno prodotto la società probabilmente più degradata e laida della storia, ovvero quella più svuotata di contenuto etico e morale.
Al punto che persino i valori della politica, i vari partiti di un tempo, o le categorie economico-sociali, tipo classe abbiente e classe operaia, stanno finendo nel dimenticatoio.
Pitagora girò per il mondo di allora per 30 anni. Incontrava gente di tutti i tipi, ma soprattutto sacerdoti e sacerdotesse, studenti e insegnanti, e aveva modo di osservare e meditare, nonché di prendere molti appunti.
Nel mio superpiccolo, anch’io giro per il mondo da 30 anni. Chiaro che non incontro sacerdoti, e nemmeno, purtroppo, sacerdotesse.
Il lavoro mi concede però lunghe e ripetute pause per osservare e meditare, per raccogliere articoli e situazioni.

La sicurezza e il tasso di criminalità nei vari paesi del mondo

Girando per l’Asia, l’Africa e le Americhe, ho notato alcune cose importanti.
Più un paese è cattolico-cristiano e più violenza c’è, a tutti i livelli.
Vedi l’Irlanda, con le guerre di religione, con gli attentati (per fortuna assai più rari ultimamente), con i macelli più attivi del mondo, dopo quelli americani e neozelandesi.
Caso ancor più probante, quello delle Filippine, unico paese cattolico dell’Asia, dove la maggior parte della popolazione tiene un’arma sotto il materasso, e dove andare per le strade è sempre rischioso, sia di giorno che di notte, mentre nei paesi in cui manca la croce c’è molta più buona educazione e più rispetto della persona e delle cose.
Stessa cosa succede in America Latina.
I paesi più virtuosi sono comunque quelli dove domina il pragmatismo orientale, la permissività buddhista, dove si pratica la saggezza e la tolleranza, e si giudicano le azioni non per la loro teorica spiritualità, ma piuttosto secondo il risultato buono o cattivo che esse producono.

Psicopatologia e criminologia denunciano molti più crimini sessuali nelle società sessualmente represse. Leggere Theodor Adorno ed Herbert Marcuse.

Esiste una materia chiamata Psico-patologia, ed un’altra collegata dal nome Criminologia, dove si studiano i comportamenti delittuosi delle persone.
Tali materie dimostrano incontrovertibilmente come il sesso represso e mal-canalizzato porti a gravi degenerazioni individuali e sociali.
I casi di omosessualità e pederastia tra i preti, tra i seminaristi, tra i religiosi in genere, sono un fatto ormai ben conosciuto e tale da non arrecare scandalo.
La battuta spiritosa secondo la quale Dove ci sono campane ci stanno le puttane, fa ridere proprio per il suo realismo.
Se andiamo ad osservare e studiare gli aspetti brutali e violenti, gli aspetti delinquenziali del sesso, sono tutti derivanti da divieti, proibizioni, tabù, ignoranza, ipocrisia, schizzinosità e falsi pudori.

Non sono stato capito. Ho probabilmente difettato nell’arte della comunicazione e dell’espressione.

Non ho mai inteso fare un inno al lassismo, o al sesso dissacrante, né ho mai tessuto un elogio al sesso godereccio


Né mi sento in alcun modo di rappresentare gli aspetti deteriori della sessualità
Figurati che gli appunti relativi all’articolo incriminato li ho scritti nella mia stanza d’albergo di Manila, dove gironzolavano in continuazione delle ragazze bendisposte e niente male.
Sono sempre stato attento a non cadere nelle trappole, anche quando facevo le mie prime uscite in Asia e non ero nemmeno legato a una moglie o a una fidanzata.
Ai tempi in cui mandare un fax con l’ora di arrivo in aereoporto significava trovarsi nell’hotel di Manila, o Jakarta o Bangkok, con una bella fanciulla in bikini, ancheggiare nella tua stanza.
Le rifiutavo regolarmente, perché non concepisco il commercio sessuale, incurante se le ragazze e gli stessi miei generosi clienti si offendevano.
Sono vaccinato a queste cose. Lo ero già da giovanotto.

Cosa ho detto e cosa non ho detto

Ma non confondiamo le carte in tavola.
Non semplifichiamo e non travisiamo.
E distinguiamo tra il racconto ad effetto e la morale che da esso si può ricavare.
Ho detto e ripetuto che il sesso è forza importante, ma positiva, desiderabile e divina? Sì, e lo ribadisco.
Ho detto che è da canalizzare adeguatamente se manca la possibilità di appropriato sfogo? Sì.
Ho detto che se non viene sublimato diventa represso e finisce per provocare disastri? Sì.
Ho detto che il sesso va usato, il più e il meglio possibile, nei modi virtuosi che non causano danni? Sì.
Da dove arriva la tua demonizzazione? Come si giustifica?
Non sono affatto filosofo del lassismo né sono un filosofo del male.
Dire che sesso e amore, anche fisico, anche libero, anche fuori delle gabbie sociali-religiose-pseudospirituali, possono essere strumenti di progresso e non necessariamente di degrado, è forse sbagliato?

Il mio esempio personale

Non sono un santo nel senso di essere casto e puro e di ambire ai voli spirituali.
I miei pensieri sono costellati in continuazione da situazioni impudiche e rocambolesche.
E’ una questione di giocosità, di dissacrazione e di fantasia.
Non significa che io frequenti luoghi di perdizione o che inciti la gente a farlo.
In fatto di sublimazione del sesso ne so di certo qualcosa.
Ho sempre studiato da quando ero ragazzo.
E ho pure lavorato intensamente per guadagnarmi la mia indipendenza economica e spirituale.
E per una trentina di anni ho praticato sport, bazzicando campi e stadi di mezzo mondo, offrendo il buon esempio, e insegnando agli altri ragazzi a comportarsi correttamente, non solo a livello alimentare.
Mi sono pure sposato con una ragazza che mi ha poi dato due fantastici ragazzi che si distinguono per essere gentili e rispettosi.
Alla fine non sparo a zero contro il matrimonio. Spiego piuttosto le incongruenze e le false attese che si nascondono dietro tale formula in rapporto al sesso.
Sono una persona tutto sommato equilibrata e felice che non ha bisogno di consulenze mediche o psicologiche, né tantomeno sessuali.

Qualche errore si fa sempre

Qualche errore l’ho commesso anch’io. Ma non tale da sballare la vita a me o agli altri.


Se devo dare un giudizio su me stesso è tutto sommato positivo.
Se uno non conosce e non ama se stesso non può pretendere poi di conoscere e di rispettare il prossimo suo.
Quanto ai miei scritti sul sesso, posso anche aver esagerato.
Ma la storia di quel prete è vera.

Un confronto tra gli anni allegri e spensierati e la situazione odierna

L’avere poi decantato l’atmosfera allegra, amorosa e spensierata degli anni 60-70-80 era solo inteso a fare un confronto con la situazione odierna, dove i ragazzi troppo spesso passano dalla televisione al computer, vanno in discoteca, fumano e si fanno spinelli, conducendo una vita assai meno sana, schivando il sesso senza sublimarlo.
Alla fine, molti di essi finiscono per cadere nella trappola delle musiche sballanti, del consumismo sfrenato che gli abbiamo costruito addosso, della mancanza di valori, del distacco accelerato dalla natura, ed anche del bigottismo religioso e sociale che continua ad imperare nonostante le apparenze contrarie.
Tutte cose che non promettono nulla di buono per il futuro della società umana.

Alcune reazioni alle nostre diatribe sessuali

A dimostrazione di quanto sia complesso il fenomeno sessualità e di quanto diverse siano le reazioni al nostro dibattito ho ricevuto alcune reazioni:

1) Una lettrice di Udine mi ha chiesto di non spedirle più i miei scritti. E sarà accontentata

2) Altre due lettrici si sono dette invece entusiaste e di seguire con interesse il tutto

3) Un lettore di Roma ha detto che lui e sua moglie seguono teorie spirituali, per cui gli articoli sul sesso li accantonano semplicemente, mentre seguono con vivo interesse gli scritti salutistici.

4) Una donna lombarda mi ha inviato un commento qualificato che riporto qui di seguito:

A) Mi sento di essere l’anello mancante tra te e Franco Libero.
B) La sessualità ha molto a che fare col mangiare.
C) Il crudista come te capisce meglio di sesso e di realtà sessuale perché è molto più disintossicato della maggioranza.
D) Le turbe sessuali ed affettive possono diventare turbe digestive.
E) Il sesso è di gran lunga il fatto più importante per l’essere umano, anche se non tutti se ne accorgono.
F) Chi se ne accorge meglio è colui che riesce a fare almeno un’ora di meditazione al giorno, verificando quali mostri, quali estasi (divine o diaboliche) e quali beatitudini ha dentro di sé
G) La sessualità ha molto a che vedere col sacro e con Dio.
H) La sessualità ha a che vedere con l’Io, che è pure divino ma anche luciferino.
I) La sessualità è grande iniziazione.
J) Tu a volte la svilisci, e dai l’idea di non conoscere a fondo la donna o di non rispettarla abbastanza.
K) Col tuo animalismo riservi più attenzione agli animali che alle donne.



L) Fai vedere che le donne ti interessano più per divertimento che per altro (come attenuante è che le donne stesse non si rispettano).
M) Tizia e Caia sono le puttane, e la moglie è santa: Che palle!
N) Sono totalmente d’accordo con te sulla frattura esistente tra la filosofia animalista di Franco e il rispetto che egli dichiara per le sacre scritture.
O) Quanto al pensiero di Franco su Gesù e Maria, Gesù ha avuto più donne, compresa pure inizialmente la o le sacerdotesse. Maria ha concepito suo figlio essendo stata violentata da un soldato romano di nome Jesuà Ben Pandirà, da cui le grandi iniziazioni che ha dovuto subire il figlio. La religione ebraica ha totalmente distrutto queste memorie che sono rimaste negli archivi della coscienza collettiva e possono essere verificate.
P) Quello che dici su Maria è giustissimo. Il concetto della verginità è letteralmente offensivo per tutte le donne e le madri normali del mondo, in quanto le relega al rango di madri peccaminose e plebee, di generatrici di serie B.
Q) L’uomo e la donna di oggi si sono evoluti, e possono finalmente fare una doccia prima e dopo. Non sono d’accordo. Non è affatto consigliabile farsi la doccia dopo, e nemmeno lavarsi le mani, perché dopo l’atto si è carichi di forza come una potente centrale elettrica (e l’acqua disperde l’energia)

Conclusione

Mi ritengo una persona di alta spiritualità al pari di qualsiasi asceta.
Esistono diversi tipi di spiritualità. La mia è diversa dalla tua. La mia è una corpo-spiritualità.
Nell’istante in cui mi staccherò da terra diventerò volentieri tutto spirito, ma solo allora e non un minuto prima.
Ritenere che corpo sia male e spirito sia bene può essere un errore grossolano.
Pensare che sesso e godimento reciproco siano negativi e che purezza significhi perfezione è un altro errore.
Si tratta comunque di opinioni terrene, e non certo dogmi divini.
Quanto al tentativo di voler farti cambiare opinione e viceversa, non è nei miei piani.
Non serve poi scrivere dei libri per dimostrare chi ha torto o ragione sull’argomento.
Ho detto più volte che c’è spazio per una gamma di opinioni.
Tu, caro Franco, vai bene così, non devi essere cambiato in niente.
Nemmeno a me però servono lezioni di morale

La firma dissociata dalla AVA

La firma dissociata dalla AVA per i motivi citati va bene, sempreché si tratti di accortezza politica.
Se fosse invece patentino di indegnità le cose sarebbero diverse.
Anche perché non vedo con quale spirito potrei firmare altri articoli canonici in associazione, od anche mantenere i correnti impegni comuni con l’AVA.
Non è facile essere degni o indegni a fasi alterne e a seconda dell’argomento che si tratta.
O si è degni sempre o non lo si è mai.
Spero tu sia d’accordo almeno su questo.

Valdo Vaccaro

IL DRAMMA DEL FICO E DELLA FICA

VALDO VACCARO HK LTD Recapito Italia – Home/Office mail address:
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23 Agosto 2008

IL DRAMMA DEL FICO E DELLA FICA NELLA CADUTA DEGLI DEI

Un problema davvero serio

Non può essere, Non ci avrei mai creduto. Chi l’avrebbe mai detto.
Più di qualche lettrice e di qualche lettore storcerà il naso.
Ma come. Uno che pretende di insegnare comportamento e di dare il buon esempio, si mette ora a scrivere sboccato e provocatorio?
O magari si è stancato del suo veganismo tendenziale e ha deciso di cambiare genere.
O forse, chi sa, il sole di agosto. Non proprio a tutti sembra fare bene.
Calma. Vediamo di ragionare un po’.
Questo piccolo saggio igienistico-naturale agostano, titolo a parte, è di una serietà straordinaria.
Al punto che, se mi chiedessero a quale giornale inviarlo in Italia, sceglierei senza indugi La Vita Cattolica, che normalmente non leggo nemmeno.

Qualcosa che ha a che fare con la caduta degli dei, ovvero con l’umana degenerazione

Perché dramma del fico? Perché è un dramma di tipo alimentare, una cosa gravissima, e funge un po’ da simbolo della caduta degli dei cui stiamo tutti attoniti assistendo.
Perché dramma della fica? Perché è pure esso una catastrofe di carattere fisiologico, culturale e sessuale, e funge pure da simbolo di questa nuova cacciata di noi moderni Adamo e di noi moderne Eva dal piccolo residuo di Paradiso Terrestre che sembrava esserci rimasto.

Il nesso logico tra i due termini

Ma cosa mai possono centrare fico e fica. Dov’è il collegamento, se non nella testa calda, bacata, o eccessivamente immaginativa di chi scrive?
Non sarà mica un nesso di tipo meramente ortografico, cosa banale che non farebbe sorridere nessuno.
Occorre riconoscere che, nelle altre lingue, non c’è alcuna rapporto logico tra i due termini.
Solo la fantasia sessuale sperticata degli Italiani di un tempo, poteva intravedere nella forma sinuosa, tenera, irresistibile e compenetrabile del fico-frutto, il simbolo accattivante della bellezza intima femminile, poteva cioè assurgere il termine fica ai livelli nobili delle strutture fisiologiche più attraenti ed interessanti.
Fatto sta che dici fica e pensi all’obiettivo più ambito ed agognato dalla popolazione maschile, almeno di quella sessualmente conservatrice, non traviata e deviata da varie mode e tendenze degenerative che il mondo ci sta offrendo a piene mani.

- 2 -

Quando dei maschi veraci passano per strada e intravedono una donna bella da mozzare il fiato, mica dicono che bella donna. Dicono invece Che bella fica. Si tratta solo di un bel complimento, non di una parolaccia. Eppure le due frasi più italiane più esperantizzate all’estero, dalla Cina al Cameroun, sono Vaffancu’ e Che bella fica.
Diciamo pure che, entrambi i termini fico e fica, dicono la stessa cosa.
Parlano cioè di un frutto buono e indispensabile, affidabile, ricercato, amato da tutti e amato da sempre.
Entrambi sono simbolo della vita stessa.
Si parla del fico nel Vecchio Testamento, e si parla di fica, magari usando mille circonlocuzioni, in tutti i segni umani delle varie civiltà, persino nelle tombe dei Faraoni.
Degradare, emarginare, sottovalutare questi doni significa rifiutare ed offendere la figura del Creatore.
è un atto peccaminoso e scellerato, più ancora di tante infrazioni che pure facciamo.
Ma, di nuovo, perché dramma?

Andando in bicicletta non si perdono i dettagli

L’automobile, quella a motore, dato che l’auto a vela non è ancora approvata dal Codice della Strada, sarebbe di sicuro meglio se non esistesse. Gianni Agnelli se n’è andato, e lo possiamo liberamente dire.
Non solo per il rumore e l’inquinamento, non solo per i terribili incidenti che tutti temiamo e talvolta subiamo, ma anche perché ti impedisce di guardare, di annusare, di osservare, di respirare quello che c’è
al di fuori dell’abitacolo.
Ti fa sì spostare velocemente, ma quanti sprechi in termini di incontri mai avvenuti, di occasioni mancate.
E’ un po’ come l’aereo.
Ti imbarchi a Roma o a Francoforte, in un aeroporto con carrelli e banchi arrivi-partenze, e arrivi a Timbuctù, Auckland o Pekino, dall’altra parte del mondo, ancora in un aeroporto, con carrelli (per fortuna che ci sono) e banchi arrivi e partenze.
Tutto quanto c’era sotto di te è passato in poche ore. Montagne, mari, foreste, tigri, elefanti, gente interessante. Tutto perso.
Vuoi mettere i viaggi di un Marco Polo, dove ogni ora, ogni singola giornata di quei lunghi mesi di tragitto, comportava avventure e sorprese in continuazione, pagine intere di appunti, osservazioni, annotazioni.
In questi giorni di agosto, lascio quasi sempre la macchina al suo posto fuori del cancello di casa.
Molto meglio la bicicletta, soprattutto ora che le piste ciclabili arrivano fino a quattro passi da casa, e non ci sono più scuse.
In bicicletta, ti accorgi che vivi in una dimensione tutta diversa.
Non ci sono vetri, non c’è rumore di sottofondo, non c’è tensione.
Respiri a pieni polmoni, usi finalmente i muscoli delle gambe, prendi il sole in diretta, saluti gioioso la gente per strada.
Vedi gli automobilisti, come degli alieni o dei robot, transitare nella strada accanto tutti stressati, imbronciati e tesi, pronti a saltare addosso al primo che in qualche modo li disturba.
In bicicletta puoi anche osservare le meravigliose piante che ci attorniano.

L’elogio del fico

Stamane, sulla ciclabile che porta da Tavagnacco a Tricesimo, osservavo un albero carico di fichi maturi che nessuno mangia o raccoglie.
Più che un caso raro, questa è oggigiorno la norma.

- 3 -

Questi alberi sacri che il buon Dio ci ha affidato sin dalla notte dei tempi, stanno lì a darsi da fare per mesi e mesi, di giorno e di notte, tutti intenti a succhiare acqua e minerali preziosi dalla terra, a catturare ogni singolo raggio di sole, ogni goccia che arrivi dal cielo, a rifare ogni anno la propria corteccia, a imbottirsi di linfa, a far esordire i propri germogli, a sviluppare foglie e infiorescenze.
E poi, alla fine di tutte queste vicissitudini, una o due volte l’anno in estate-autunno, essi prorompono coi loro meravigliosi frutti, con le fronde che tendono quasi ad abbassarsi.
Un miracolo della natura. Verdi, rossi, blu o neri, teneri e gustosi, carichi di zucchero toccasana, di vitamine e minerali ed enzimi in forma strepitosa, di cento altri micronutrienti che l’uomo non è ancora nemmeno riuscito a classificare.
Mangi un fico e fai un sospiro di gioia. Ne mangi 5 e ti pare di rinascere. Ne mangi 10 e ti senti volare.
Per tutta la giornata, se non ti rovini stomaco e intestino con delle porcherie, ti ritrovi a far girare la lingua in bocca da tutti i lati, hai quella che si chiama l’acquolina in bocca, tanto buono è il sapore che ti hanno sparpagliato addosso.
Il fico, per i nostri paesi del Mediterraneo è paragonabile per bontà, per carica zuccherina ed enzimatica, per carica vitale e sessuale, al magnifico durian dei paesi equatoriali asiatici.

Le obiezioni ridicole contro il fico

Eppure la gente, dissoluta, irragionevole, piena di porcherie alternative e incompatibili nel proprio apparato gastrico, li lascia marcire sull’albero, tradendo così il Creatore, il fico e persino se stessa.
Sono sicuro che, entrando in quella abitazione accanto, e aprendo la portiera del frigo, vi troveremmo ogni ben di Dio: carne, pesce, mortadella, formaggio, pollo, gelati.
Se gli vai a chiedere come mai quei fichi lasciati a se stessi, ti diranno che li mangiano sì, ma distrattamente, uno ogni tanto, magari un giorno sì e uno no.
Se parli coi loro ragazzi, scoprirai che di mattina si fanno al massimo un panino col burro e la marmellata, quando non optano per un affettato, e che a merenda preferiscono un gelato o una bibita.
Se c’è poi qualche obeso o qualche diabetico in famiglia, peggio con peggio, meglio nemmeno avvicinarsi al fico. Chissà che non ti faccia ingrassare anche la sola aura zuccherina della pianta.
Poco importa se è diventato così non certo per i troppi fichi mai mangiati in vita sua, ma proprio per quegli autentici anti-fichi che sono le carni, le uova, il pesce, i formaggi, i gelati, i minestroni e le pastasciutte, che hanno sempre costellato la sua folle alimentazione.
E il povero fico, che ha svolto il suo dovere a puntino per non tradire le aspettative umane e le disposizioni assegnategli dal Padreterno, si ritrova abbacchiato e inutile, messo in cassa integrazione in attesa di tempi migliori.
La scena si ripete all’infinito.
Non c’è casa senza fico, perché, una volta tanto, le buone tradizioni dell’antico passato si rispettano.
Ma non c’è pure fico senza fichi lasciati in balia di mosche, formiche ed api, intelligenti e buongustaie più degli umani, mentre il destinatario principale, l’uomo, si permette di offendere, di svalutare e snobbare, l’oro solare dell’alimentazione, il massimo frutto che la stagione gli regala a piene mani.

L’uva che si salva per merito del vino

La stessa cosa avverrebbe, nota bene, anche con l’altro frutto principe della stagione, che è l’uva, se non esistesse il fattore vinificazione.
Il vino, cioè il succo d’uva fermentato e alcolizzato, quello sì che merita tutta l’attenzione dell’uomo.
Come si farebbe senza vino?
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Non si potrebbe nemmeno più mangiare. Tutti morirebbero di fame a questo mondo.
Il vino serve infatti non a bere, perché per la sete esiste già l’acqua, ma per accompagnare le bistecche, per associarsi alle proteine ignobili delle varie carni che si alternano sui piatti dei cannibali civilizzati dell’era moderna.
Non per niente è nata l’aulica categoria dei Sommelier, intesa, più che a riconoscere e valutare i vari tipi di vino, a stabilire i migliori accoppiamenti possibili tra il vino e la carne, tra il vino e il pesce, tra il vino e i formaggi, cioè i cibi più proteici ed indigesti in circolazione.
Non si è mai sentito un Sommelier cercare degli accoppiamenti vino e frutta o vino e verdura, visto che frutta e verdura, soprattutto se consumati al meglio, vale a dire crudi, si auto-digeriscono e non hanno bisogno di spinte alcoliche o di altro tipo.
Vino bevanda digestiva? Nemmeno per sogno.
Vino acceleratore per la toeletta, e vino killer per il fegato. La digestione è tutta un’altra cosa.
Purtroppo il fico, secondo qualcuno, come cibo non vale niente, e come vino lasciamo perdere (su questo ultimo dettaglio possiamo convenire).
Mica a caso, si usa dire, di qualcosa che è inutile, non vale un fico secco, facendo intendere che il fico non-secco, pure lui, è di scarsa importanza.

Il vero e forse il solo peccato mortale dell’umanità

L’uomo, dicevamo, che si permette di offendere a quel modo il fico e Dio, commette il peggiore dei peccati mortali, il peccato da cui nasce il seme della violenza che poi si suddivide e si dirama in cento modi diversi.
Chiaro che il fico, in questo frangente assume il significato di un simbolo.
Esso diventa il modello simbolico dello sfregio umano contro il cibo naturale.
Il collegamento peccaminoso, evidente e tastabile, avviene tra quelle carni che stanno nel frigorifero, tra quei salami e quei vini che stanno nella cantina degli uomini, e quei fichi che rimangono oltraggiati beffardamente tra i rami.
Quando non è il fico ad essere messo in disparte, c’è la susina e la pesca, o il caco e l’arancia, e, nei paesi tropicali, l’ananas e la banana. Il fico li rappresenta bene tutti quanti.
Il fico è l’immagine più genuina della natura, dell’albero divino.
Il fico è il contraltare efficace dell’albero satanico e insanguinato che produce il frutto maledetto.
Il contraltare di quel meccanismo perverso che è la macellazione, di quella molla infida che fa scattare nella mente umana la preferenza per il cibo crudele e violento che va a sostituire in tutto e per tutto il cibo umano per eccellenza.
Un peccato che, se si applicassero i criteri della punizione divina, sarebbe tra i peggiori, tra quelli mortali che non si ha il coraggio di confessare nemmeno al prete.
Reverendo, dovremmo dire ad alta voce, ho commesso atti impuri a ripetizione, ho desiderato tutte le donne che passano per strada, belle e meno belle, ho pure adottato a volte il noto criterio del basta che respiri, purché non sia mia moglie, sono stato rozzo a destra e a sinistra, ho imbrogliato il prossimo, non ho fatto il mio dovere.
Poi, alla fine, dovremmo sussurrare con forte imbarazzo: ho fatto qualcosa di molto peggio che non ho il coraggio di confessare. Dimmi, anima in pena, cos’altro hai mai combinato?
Mi sono riempito lo stomaco di carne, uova e gelati, di pastasciutte al ragù e di panini con l’hamburger, e ho lasciato i miei fichi sull’albero.
Male figliolo. Per tutte le cose che mi hai detto ti assolvo in nome del Signore. Ma per la faccenda del fico puoi solo andare in pellegrinaggio a Lourdes.
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Questo dovrebbe essere il quadro razionale dei delitti e delle pene quotidiane, se il confessore fosse all’altezza dei suoi compiti.
Ma, dal momento che è lui il primo a privilegiare la coscia del cappone allo spiedo e la bottiglia di Chianti di annata, non ci saranno pene per nessuno, e tutti continueranno a commettere liberamente i propri comodi e i propri spropositi.

La guerra sudicia e vergognosa della bistecca americana contro la Corea

La guerra della bistecca, che gli Usa stanno combattendo contro la popolazione sud-coreana in questi giorni, al fine di imporre ad ogni costo l’assorbimento di 5800 tonnellate di carne disossata giacente da 7 mesi nei magazzini doganali di Seoul, e l’arrivo di altri carichi maledetti identici al primo, ha pure un grande valore simbolico.
Rappresenta infatti una dimostrazione classica e concreta del cancro umano per eccellenza, che si dirama anche nei rapporti internazionali.
La popolazione di Seoul ha messo la città sottosopra, con centinaia di feriti e qualche morto, con decine di autobus ribaltati e 300 veicoli della polizia dati alle fiamme.
Condoleezza Rice era da quelle parti per parlare della moratoria nucleare e per assicurarsi che la Corea del Nord bloccasse davvero e definitivamente la fissione nucleare.
Ma gli è arrivato un messaggio in codice per inserire nel suo pacchetto diplomatico i carichi di carne bovina e la legge approvata precedentemente dal governo coreano contro l’import di carni americane.
Tutti quei disastri cittadini, tutte quelle furibonde lotte per le strade del centro non sono certo avvenute contro gli esperimenti atomici di Pyongyang, ma proprio contro il carico maledetto.
La scusa, che in tali carni ci sarebbero pure delle ossa, e dunque il rischio di quel prione mucca pazza che fece scattare anni addietro il provvedimento coreano, potrebbe apparire un dettaglio tecnico banale e cervellotico, di fronte al rischio concreto che tale massiccio lotto di prodotto americano vada in concreta putrefazione e appesti in modo irreversibile la stessa aria di Seoul.
C’è in Corea gente disposta a farsi ammazzare, e a stendersi notte e giorno a turno sulle strade di ingresso e di uscita che portano agli enormi depositi doganali.
Per fortuna che ora è arrivata la nuova guerra del Caucaso e della Georgia, a distrarre l’attenzione mondiale.
Così la guerra della bistecca viene sottratta all’attenzione mondiale e non se ne parla per niente, per non creare ulteriori imbarazzi.

Ogni singola nave, 60 mila manzi di 3 anni al patibolo e una scia di 5 milioni di litri di sangue

Non siamo di certo esperti di tagli in macelleria, ma basta poco per fare delle stime.
Abbiamo capito che, oltre alle navi petroliere, specializzate nel caricarsi di petrolio, alle baleniere, per la caccia alle balene e la lavorazione immediata a bordo, esistono pure le navi bistecchiere.
Un manzo del peso di 500 chili lordi alla macellazione, tolta la pelliccia inviata alle industrie conciarie e alle fabbriche di calzature e di borsette, tolti gli organi interni e il sangue inviati ai laboratori farmaceutici di Atlanta per le eparine e gli altri prodotti ormonali, tolte le ossa inviate ai produttori di farine proteiche per far ricrescere velocemente altri manzi da ingrassare, può valere in peso netto pro-capite macellato e disossato, a 100 chili più o meno.
Un carico di 6000 tonnellate di tale prodotto equivale dunque a 60 mila manzi macellati.
L’intera popolazione a quattro gambe di una città media italiana come Udine, tutta immagazzinata in una sola nave.
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E una fila ininterrotta di navi pronte a partire con un altro carico. Ad ogni nave, 5.000.000 di litri di altro sangue che va a colorare di rosso la terra appestata dei mandriani d’America.
La sofferenza infinita, la paura e le atroci pene inflitte a un ragazzotto a quattro zampe, pieno di vita e di speranza, trascinato brutalmente in macelleria all’età di 3 anni.
Una sofferenza moltiplicata 60 mila volte.
Questo è l’oggetto della contesa. Questo è il contenuto di una sola nave.
Chiaro che in America fanno le cose in grande, e che una nave significa poco e niente.
Essendoci in Corea 60 milioni di persone, e imponendo un consumo di 1 solo kg a testa a settimana di carne americana (dato che i coreani, pur non essendo vegetariani, non sono tuttavia grossi mangiatori di carne) si ottiene proprio la cifra esatta di un carico a settimana di 6000 tonnellate di carne.
La guerra della bistecca prevede l’imposizione di 4 soli carichi al mese.
Il ricatto è molto semplice.
O la Corea firma il trattato di riapertura mercato, o l’America blocca l’importazione di autovetture Hyundai negli Stati Uniti.
Gli alberi del fico, e tanti altri alberi divini, abbondano pure in Corea.
Ma ecco che il Satana a stelle e strisce impone alle famiglie di quel paese di riempire i propri frigoriferi di
bistecche, e di lasciare pure là i fichi a marcire sugli alberi.
Confesso di avere politicamente poco da spartire con le sinistre, e ancora meno con quelle arrabbiate, ma in questi casi sono costretto mio malgrado a solidarizzare coi no-global.
A Seoul ci sono negozianti con le vetrine frantumate. Famiglie coi propri figli in ospedale. Tutte a maledire i rivoltosi che rendono impossibile la vita normale nella capitale.
Tutti ad augurarsi che si torni subito alla normalità e alla ragione.
Tutti ad augurarsi che la gente si rilassi e vada una buona volta in vacanza al mare. Anche in Corea ci sono tante belle isole, e spiagge magnifiche in cui dimenticare quello che succede dietro le quinte dei magazzini doganali del paese.
Tutti ad augurarsi che le auto Hyundai continuino ad uscire regolarmente dalle rispettive concessionarie americane, che le 4 navi al mese continuino a scaricare i cadaveri di 2.880.000 manzi/anno, che i frigoriferi coreani siano riforniti puntualmente di carne disossata americana, che i magnifici fichi delle campagne coreane rimangono inutilizzati sui propri alberi.
Capito in quale mondo viviamo?
E non mi verrete a dire che vi state scandalizzando per il termine irriguardoso fica, che ho villanamente usato all’inizio.

Il dramma della fica non è poi così diverso

I frutti preziosi e delizia del palato e dell’intestino, lasciati vilmente a macerare sull’albero, non sono forse simili alle tante belle donne che i maschi trascurano e non guardano nemmeno più?
Dov’è mai finito il romanticismo?
Dov’è mai finito persino quell’arraparsi per le nudità e la pornografia che faceva tanto scandalo?
Dov’è finita la voglia sana di vivere, di scherzare, magari di trasgredire, che ci ha benevolmente intrattenuti e tentati per secoli?
Nei tempi andati, il mais si seminava a righe su solchi alti, alternati a cunette.
Era un sollazzo entrare in quella foresta verde e profumata di pannocchie, e stendersi su quei cuscini soffici di terra, con la controparte disposta a tutto.
Oggi le cose sono radicalmente cambiate.

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Intanto sono cambiate le tecniche di lavorazione.
Niente più i magnifici solchi degli aratri di un tempo, ma un terreno insipido e piano, su cui sarebbe impossibile realizzare qualcosa di kamasutrico.
E non è neanche facile indurre una donna a entrare in un campo di mais, sia essa una conquista occasionale, una morosa o una moglie, o persino una prostituta.
Non è che io ci abbia provato, ma me lo posso immaginare.
La difficoltà non sta tanto nel fatto che siamo meno aitanti e convincenti fisicamente, quanto nel fatto che la gente odierna è diventata più esigente e schizzinosa.
Serve l’acqua, il profumo, la cipria, il talco, l’attrezzo sado-maso, il filmino porno, lo specchio, il doppio preservativo, il sottofondo musicale, il calcolo preventivo sull’effetto Viagra.
E, anche se la donna fosse eroicamente disposta all’improvvisazione e all’avventura bucolica in mezzo
alle stoppie, sarebbe lei a non trovare più il maschio adatto.
L’Adamo moderno è peggio ancora della donna.
Più effeminato e de-virilizzato che mai.
Si stira i capelli e se li imbottisce di gel, si rifila le ciglia, indugia pigramente sotto la doccia, si imbeve di colonie e di profumi strani che provocano crisi di stomaco a chi lo avvicina.
Non disdegna il tatuaggio e l’orecchino.
Gli manca davvero solo la cipria, il rossetto, il rimmel e le calze Omsa.
I tacchi a spillo no. Ma solo perché è alto o sovra-peso, e tenderebbe a rompersi l’osso del collo.
Spende il suo tempo libero tra il computer e la palestra, dove ingurgita Gatorade e gonfia i suoi muscoli con steroidi e anabolizzanti.
Il sesso? Cos’è una pianta tropicale o un animale clonato?
Al massimo è capace di spararsi una sega, ammesso che ne abbia l’energia, dopato com’è dalla cola, dal fumo, dagli spropositi delle discoteche, dal rock metallico, satanico e distruttivo.
Oppure, se davvero gli capita il momento del toro, va nelle viuzze proibite della sua città e tenta di risolvere il tutto con una extracomunitaria, meglio se nera, e che parli il meno possibile la sua lingua.
Non è per niente alla ricerca di una comunicazione o di un rapporto umano.
Ma solo di un robot meccanico molleggiato, con quattro straccetti addosso, capace di esprimersi a soli monosillabi e di scaricare il più velocemente possibile le sue inattese e quasi scoccianti brame.
Il sesso è una cosa superata e di altri tempi.

I bei tempi andati del rock e della mattonella. Tante belle intese e nessuna violenza.

Nel dopoguerra, nei magnifici anni 60, 70 e 80, le cose erano molto diverse.
Le canzoni erano stupende, la gente si divertiva, gli hobby dei maschi erano costruttivi e concreti.
C’erano le balere all’aperto e c’era il rock per tenersi in forma, ma anche i balli del mattone, prove generali per qualcosa di più esilarante.
I maschi erano tosti, non distratti dall’informatica e dai telefonini.
Le donne erano maliziose e ammiccanti, misteriose e apparentemente irraggiungibili, ma sempre all’altezza della situazione.
Le donne erano alla fin fine veraci e consenzienti.
Il divertimento e lo spasso erano assicurati per entrambe le parti, come stabilisce giustamente madre natura.
Spogliare e spiumare le femminucce era indiscutibile titolo di merito.
Non c’era Viagra e non c’era sopraffazione.
Nessuna incomunicabilità. Ci si capiva al volo.

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Qualche stupro sì, perché gli imbecilli e gli incoscienti esistono in ogni epoca, ma non una cattiveria e una sopraffazione sistematica ed epidemica come quella dei giorni odierni, dove i maschi rimangono in stato di disuso e di auto-castrazione per undici mesi all’anno e, quando gli capita il momento critico, perdono completamente la testa.

Il boom dei preservativi e della masturbazione

E il consumo di Hatù, nota fabbrica goldoniana (con la g minuscola), nelle salde mani dell’ineffabile ma, tutto sommato, simpatico arcivescovo Marcinkus, non era affatto a livelli paradossali.
C’era intesa e reciproca fiducia tra i due sessi. Il preservativo è invece simbolo di distacco, di timore, di disinteresse, di sospetto.
Chi prova Hatù non cambia più, era lo slogan e lo scandaloso cavallo di battaglia di quei tempi.
La gente era innocente e fiduciosa. Nessuno avrebbe poi immaginato che la più grossa industria nazionale legata al rapporto carnale fosse nelle mani del Vaticano. Niente di scandaloso, per carità.
Qualcosa di incoerente forse sì.
Tuttavia, gli amanti veraci continuavano a privilegiare il rapporto intimo privo di barriere.
Almeno fino a quando non arrivarono i patiti della masturbazione.
Fino a quando non giunse all’età del testosterone un certo mio amico Eugenio, che consumava preservativi a raffica, uno per ciascuna pugnetta, visto che la plastica lo eccitava particolarmente, e gli evitava inoltre di schizzare il suo seme disordinatamente su materassi, mobili, soffitti e pareti di casa.
Fin quando non arrivarono le discoteche, a inferire un vero colpo al sesso solido e reale, coi loro rumori atroci, devastanti almeno quanto le sigarette, col fumo passivo e le pasticche di ecstasy assunti da questa gioventù squinternata del sabato sera.

La beffa della invenzione Aids. Un ciclone devastante che toglie ogni residua voglia di sorridere.
La peggiore e la più imperdonabile gaffe storica degli Stati Uniti d’America.

Finché non arrivò la mazzata Aids, che cadde sull’umanità intera con la forza di un immane ciclone devastatore. Un attentato non solo alla sessualità, ma persino ai semplici rapporti sociali tra le genti.
La beffa Aids, costruita totalmente a tavolino nell’America incosciente di questi tempi, fa capire la capacità mediatica e globalizzante di quel paese, capace di ipnotizzare il mondo intero con la forza delle sue televisioni e con le proprie reti Internet.
L’Aids si può ormai considerare come l’anno zero del Signore o come il 1492 e la scoperta dell’America, come una data storica che stacca un millennio di storia passata dal millennio successivo.
C’è il prima dell’Aids e il dopo Aids.
Non era mai successo nella storia umana che l’ipotetico papa più bigotto e bacchettone che la mente umana riesca a immaginare, avesse mai martellato e disintegrato la sessualità popolare e il sano piacere di fare all’amore, con la forza di una epocale enciclica o con la violenza della peggiore Inquisizione, come hanno saputo fare gli sconsiderati made in Usa e gli eredi pasteuriani fabriquè en France, con le loro astruse e ripugnanti crociate anti-Aids.
Non per niente, le redini di comando della scellerata combriccola Aids stanno essenzialmente nelle mani degli omosessuali e degli eunuchi d’America, spalleggiati dalla potente coalizione farmaceutica mondiale.
Accusati in un primo momento di essere i portatori della neo-manzoniana peste Aids, definita Hiv, i finocchi d’Oltre Oceano si vendicarono immediatamente contro-rivolgendo le accuse verso l’amore etero-sessuale.

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Alla fine, abbiamo assistito per vent’anni a indegne campagne terroristiche, ad assurdi sensi di colpa, a tragici salti nel vuoto da ponti e palazzi, a insulsi e inverosimili slanci di monachesimo coatto.
E questo è successo un po’ dovunque.
Ricordo ancora quando i 20 mila taxi di Singapore portavano un cartello pubblicitario esplicativo, ben visibile esternamente. Ci stava scritto: Attento a chi frequenti stasera!
Anche al Changi Airport erano esposti irresponsabili cartelli di tono simile a quello.
Un attentato alla curiosità e all’attrazione tra le genti.
Un segno di scarsa intelligenza e di demenza mentale da parte di governi e istituzioni, preda della farsa Aids.
Tutte le toelette degli aeroporti del mondo equipaggiate con distributori automatici di preservativi.
Un business mega-galattico per le industrie plastiche prime sovvenzionatrici della banda americana Aids.
Tutti preda del morbo Hiv.
Di un morbo che non è un morbo, e che sopratutto non si trasmette, e che nulla ha a che fare col sesso.
Chi mangia sano e chi mangia fichi, non ha bisogno di preservativo.

Peter Duesberg e la scemenza del preservativo

Doveva arrivare Peter Duesberg, docente di biologia molecolare e cellulare alla University of California di Berkeley, pioniere della ricerca dei retrovirus e primo scienziato al mondo ad aver isolato un gene del cancro, per smontare pezzo per pezzo l’indegna e insostenibile invenzione Aids.
Chi ricorre alla frutta del macello, è meglio che si protegga per bene, ma non solo dall’Aids, ma da tutte le altre pesti vere o immaginarie che girano.
Che si protegga non solo la parte nobile, quella che deve condurre a compimento quel capolavoro della natura che è l’amplesso entusiastico, libero e consenziente, ma anche tutto il resto.
Se uno è sospettoso e ha paura del partner o della compagna, come fa stupidamente a mettersi doppio preservativo e poi a scambiarsi baci e morsi e carezze, senza prima essersi infilato anche la testa entro uno scafandro plastico-protettivo?
Non facciamoci ridere anche dalle anatre e dai tacchini.
Dove sta la zucca, dove sta la coerenza, dove sta il discernimento?

Cade la voglia di copulare e il maschio tosto va in pennacchio

Intanto, la voglia di copulare è caduta rovinosamente.
Entro le mura domestiche, escluso le prime notti, lo era così da sempre, perché anche la minestra più buona, propinata a ripetizione e per obbligo sociale e di chissà quale dio, ti piace per una, dieci, cento volte, finché alla cento-unesima ti accorgi che è insulsa e insipida, e decidi che non ce la fai più, che è ora di smetterla.
E’ la reazione di rigetto.
Non è che ti metti necessariamente a tradire e a cornificare.
Quello sarebbe il meno.
Succede ancora di peggio.
Vai semplicemente in pennacchio, ovvero in penacul , come dicono in modo colorato da queste parti riferendosi a quel granoturco che fa una vistosa infiorescenza e non produce più alcuna pannocchia, per significare che ti cala il membro e ti cresce tutto il resto.
Non puoi pretendere di estrarre sangue dal muro all’infinito.
Ho assistito a una scena interessante in quel di Singapore.
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Visitavo la famiglia di un amico cinese. Era sabato sera.
La moglie gli diede una banconota da 50 Sin$ (20€), e lo ammonì: Se vai con la stessa prostituta più di una volta te lo taglio.
Una volta a settimana gli dava via libera e lo finanziava, a patto che non si affezionasse ad alcuna ragazza.
Gli arabi, che non sono scemi del tutto, mica hanno inventato gli harem a caso.
Ma anche le ragazze non sono tutte svogliate, frigide e rinunciatarie.
Esistono dei villaggi in Cina dove comandano le femmine.
Sindaci, assessori e consiglieri al comando, tutte donne. E, per mantenersi in forma, si tengono appresso o a turno alternato tre o quattro mariti.
E pure in Africa sopravvivono diverse forme di matriarcato.

Il matrimonio è la tomba del sesso

Non puoi intestardirti a pretendere eccitazione ed erotismo da una persona che è diventata più sorella di tua sorella, più madre di tua madre, più figlia di tua figlia, più carabiniere del carabiniere.
Anche il miglior amore maritale può diventare volgare sopraffazione o degenerata follia, può trasformarsi in stupro reciproco di routine, in un perseguitare se stessi e il proprio partner.
Un voler disperatamente tirar fuori da un corpo e da una anima flagellati dalla noia e dalla abitudine, quello che non esiste più.
L’erotismo è curiosità, scoperta, conquista. Che vuoi scoprire e conquistare in uno o una che ti sta tra le palle giorno e notte 360 giorni l’anno?
Il matrimonio è la tomba del sesso e dell’erotismo, sentenziava non a caso un certo Reich che si intendeva molto di più dei consulenti matrimoniali ecclesiastici.
E così alla fine, le case si trasformano in case di letterale tolleranza, non nel senso delle case chiuse della famigerata o eroica, a seconda dei punti di vista, onorevole Merlin, ma in case dove c’è della gente che non si attrae più ma tende a stare alla larga e a tollerarsi.
Le case si trasformano in piccoli monasteri di frati trappisti, in case di ricovero o di pensionamento, di gente che un tempo era riuscita a trovarsi reciprocamente interessante.
Buon giorno e buonasera.
Nessuno che tocchi più il culo alla propria moglie, neanche per scherzo, anche perché si prenderebbe dello sporcaccione e del dirty old man, o magari un ceffone e una denuncia.
Nessuna che sgomiti il marito e lo sgambetti per farlo ricadere sul letto e costringerlo a una ennesima maratona.
Ho un amico che, quando gli viene la voglia, deve sfilare una banconota da 100 per assicurarsi i servizi di sua moglie.

Il demone persecutore chiamato moglie

Il noto ambientalista-scrittore di montagna Mauro Corona, si meravigliava della missione congiunta sull’Everest di una coppia di alpinisti trentini.
L’eroismo non è quello di salire sull’Everest, ma quello di stare con tua moglie per tutto quel tempo.
Io non ce la faccio più nemmeno a resisterle mezz’ora mentre fa la spesa al supermercato.
Quanto alle case, ha aggiunto, non saranno mica case quelle di oggi? Lustre, lucenti, disinfettate, cloroformizzate e imbalsamate, come le donne che ci abitano dentro. Un vero incubo viverci con un demone persecutore chiamato moglie. Altro che l’angelo della casa.

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Per me la casa è un posto dove poter entrare senza togliersi le scarpe, portandoci dentro pomodori e piante aromatiche. La vera reggia per me è un posto in cui vivere e rilassarmi, sentirmi magari addosso il profumo della terra e della campagna.
Da noi comunque i matrimoni resistono e tirano a campare, traducendosi in sfoghi ironici e graffianti, ma pur sempre bonari.
Non è come in America dove durano anche pochi giorni e poche settimane, dove non è raro che la gente si sposi e divorzi decine di volte.
E’ inutile che le chiese lancino strali e messaggi intesi a salvare le convenzioni.
Come ha detto Gene Simmons, il leader-filosofo dei Kiss, La prima causa di divorzio è il matrimonio stesso. E’ una formula irrealistica, non si sa bene se inventata dalla donna e subita dall’uomo o viceversa. Nessun dubbio che si tratti di una trappola e di un cappio al collo, soprattutto per l’uomo, ma spesso anche per la donna.
L’altro guaio del matrimonio è che uno dei due contendenti è un maschio, vale a dire un infedele per natura.

Il memorabile ed esilarante acquisto di Bepo e Pauli

Tornando al sesso, gli ultimi rappresentanti del sesso forte, del sesso maschio e protagonistico, sono stati, cinque anni fa, Pauli e Bepo di Buie, due settantacinquenni dei dintorni, agricoltori e celibi inveterati.
Vivevano in tuguri agricoli vecchio stile, anticamera della stalla e del letamaio, e, scoperto il Viagra, decisero di rivolgersi a una agenzia matrimoniale udinese.
Nella loro vita, di manze nude ne avevano viste tante.
Bazzicando per i loro campi, avevano osservato con morbosa attenzione le pagine di qualche rivista pornografica gettata da qualcuno, scoprendo che le mammelle non erano prerogativa esclusiva delle loro mucche.
Ma una donna verace in carne ed ossa, questo mai, almeno dai tempi del servizio militare anteguerra.
Dovevano arrivare al capolinea per riscoprire la femminilità.
Fecero infatti un acquisto incredibile ed eccezionale.
Gli arrivarono a casa due piacenti ragazze dell’Est, volonterose e di bocca buona al punto di non fare immediato dietrofront all’impatto con due ruderi di tale portata.
Ma, dopo una prima sortita comune nei supermarket a nord di Udine, le due coppiette andarono al collasso ancora prima delle bramate carezze.
Le due donne pensarono per un attimo di fare buon viso a cattivo gioco, e dissero tra sé e sé che i nuovi compagni erano ruvidi, disfatti ed avvinazzati. Ma che dopotutto le avrebbero lusingate almeno su cibo e vestiario.
Anche perché era inverno, erano coperte da vestitini leggeri e tremavano di freddo. Ed in più avevano una fame del diavolo.
Non avevano preso in considerazione un fatto, e cioè che i nostri due eroi campagnoli, pur dotati di un invidiabile conto bancario, andavano al supermarket due volte l’anno, a Pasqua e a Natale, e che l’unico acquisto, un giorno sì e due no, era quello del pane.
Le scene al Carrefour, descritte da qualche curioso testimone furono a dir poco esilaranti.
Le ragazze che facevano incetta a destra e a manca di tutto quello che trovavano interessante e gli capitava sottomano, e lo deponevano nel loro rispettivo carrello.
I due che, seguendole a ruota, verificavano il costo delle derrate prescelte, e riportavano prontamente il tutto sui banconi originari.

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Alla fine, quando passarono alla cassa, erano rimasti non i 30 e più articoli di spesa per ciascun carrello, ma una manciata di cose che ai due zoticoni parvero costare una fortuna, mentre alle povere malcapitate amanti, apparsero come ulteriore beffa, come un sogno d’amore infranto.

Mica male cacchio. Sei milioni per vedere una troia nuda per due ore

L’ineffabile duo, si ritrovò a casa di Bepo due giorni dopo, per fare il punto della situazione.
Alore, cemùt ise lade? (Allora, com’è andata?), chiese Pauli a Bepo.
Nìe mal dioboe, sis milions par viodi une troe crote par dus ores. Mi sa tant che le hai cjapade propret tal viadoro.
(Mica male, cacchio, sei milioni per vedere una troia nuda per due ore. Mi sa tanto che l’ho presa proprio nel sedere).
E le tu? (E la tua?) Chiese Bepo a Pauli.
O ài cirut di fài le vòre. Mi e rivàde une sberle che no ti dis. (Ho cercato di farle il lavoretto. Mi è arrivata una sberla che non ti dico).
E dopo? (E dopo?)
Nìe, dut lì. (Niente, tutto lì).
E a clamàt un taxi pe stasiòn. E a cjapàt un treno no sai par dulà. Une aventure a bighe di cop.
(Ha chiamato un taxi per la stazione di Udine. Ha preso un treno non so per dove. Una avventura stramba davvero).
Ci vorrebbe un gaudente Giovanni Boccaccio, per rimpinguare le pagine del suo Decamerone, od anche la cinepresa di un dissacrante Pasolini, per filmare e commentare al meglio questa storia vera dei giorni
nostri.
Nulla di cui andare particolarmente fieri. Ma almeno un segnale di sana vitalità ottuagenaria.
A dimostrazione che, la voglia di farlo, sta quasi più nei rozzi e legnosi vecchi avanzi, nei residui umani di un tempo che fu, più che nei ventenni di oggi, tutti computer, Internet e discoteche.

La gente ha assoluto bisogno di ridere. Chi vuol esser lieto sia

Viviamo nel dopo-Aids, sulle ceneri di un mondo che ha bruciato e carbonizzato malamente un capitale immenso chiamato voglia di vivere.
Nessuno si faccia l’idea che stiamo cercando di distruggere i pochi saldi valori che ci rimangono.
Il nostro non è un inno alla disintegrazione familiare, ma solo una descrizione franca e spassionata di come sta andando la vita.
La verità è che c’è in giro un gran voglia di capire, di chiamare le cose col loro nome e di smetterla con le troppe ipocrisie.
Ed anche un irrefrenabile desiderio di evadere dai nostri problemi e dalle nostre mediocrità.
Abbiamo dopotutto la fortuna di non essere tiranneggiati da qualche alieno che ci sgozza in serie e ci carica disossati a 60 mila per volta su navi macellaie destinate all’esportazione.
Ed abbiamo nel contempo la sfortuna e il disonore di essere noi quelli che commettiamo tali stratosferiche porcherie.
Ci vorrebbe di nuovo Lorenzo il Magnifico. Quello del Chi vuol esser lieto sia.
Non perché del domani non c’è certezza, ma per il fatto che la gente ha assoluto bisogno di ridere, di divertirsi, di scrollarsi da dosso le proprie disgrazie fisiche e spirituali, di fare nuovamente l’amore in modo sano e spensierato, e non di intristirsi e rinchiudersi in se stessa.

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Ha bisogno di ridere anche per pareggiare, o tentare di equilibrare, tutte le atrocità e tutte le lacrime di disperazione che ci coinvolgono, tutte le azioni aberranti che stanno avvenendo intorno a noi.
Torniamo pure al sano erotismo, che è di sicuro mille volte meglio del disinteresse reciproco e delle laide deviazioni lesbiche ed omosessuali.

Un bando alla violenza in tutte le forme. Ne siamo circondati in modo infame.

Ci vuole un inno non alla dissolutezza e alla distruttività, e nemmeno al tradimento reciproco.
Ma a un sano erotismo e a un salviamo il salvabile. Almeno quello che è rimasto di buono.
Un inno a mettere al bando la violenza, agli abusi, alle aggressioni in tutte le forme, a scartare pure i drammi del possesso e della gelosia. Perché siamo tutti persone libere per diritto divino.
Anche all’interno di eventuali legami convenzionali.
Non c’è poi necessariamente contraddizione tra l’attrazione benedetta dalle chiese, intesa a generare figli, e l’attrazione fine a sé stessa, o finalizzata al puro scherzo, alla pura passione, al puro divertimento.
Essere gaudenti non significa essere sporcaccioni e sboccati.
Siamo stati rovinati da secoli di sessuofobia infame.
A meno che non vogliamo fare l’abitudine e l’abbonamento a una società di ex-uomini impotenti e spompati, di ex-donne schizzinose e frigide.

Il sesso non è tutto. Ma attenzione alle insidie della virtù.
Il mortorio c’è tra le mura domestiche, ma esiste anche al di fuori di esse.

Il sesso e l’erotismo non sono tutto.
Vanno benissimo anche la purezza, la castità, la verginità, il monachesimo, a patto che si tratti di scelte libere e non forzate o condizionate da fattori esterni.
A patto anche che non producano effetti collaterali negativi. A patto che non rovinino una persona.
A patto che non inducano ad atti di morbosità e a deviazioni sessuali incontrollate.
Indossare una tonaca o un saio non ti fa perdere le caratteristiche e gli appetiti sessuali.
La repressione degli istinti porta spesso a risultati sconvolgenti, come insegnano Freud e la psicanalisi.
C’è spazio anche per le tante coppie che convivono più per onore di firma che per altro, o perché non c’è soluzione di continuità tra il mortorio tra le mura domestiche e il mortorio dell’ambiente sociale esterno, caratterizzato da donne sempre più appariscenti, arriviste, sexy, pompate, siliconate, o magari sciatte, ma via-via meno erotiche e intriganti, e da uomini sempre più effeminati, rammolliti, demotivati, indifferenti, o magari cinici e violenti.

Il boom del sesso a pagamento

Se costringiamo la gioventù e il mondo intero a una vita innaturalmente sessuofobica e bacchettona, ci troveremo tutti come dei robot incasellati e imprigionati in una veste che non è la nostra, circondati sempre di più da professioniste del sesso mercificato, dove non c’è alcuna attrazione e alcun rispetto autentico per la controparte, ma solo un meccanismo perverso di sfogo automatico e di pagamento in contanti di una prestazione, o, se vogliamo, una masturbazione assistita.
A Fabrizio De Andrè, le Bocche di Rosa e le graziose di Via del Campo non guastavano affatto.
Dobbiamo ammettere che, qualora le mercenarie non esistessero, molti maschi perderebbero l’uso totale dei propri attributi, visto che è l’uso che fa l’organo, e non viceversa.

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Dopotutto esse fungono da autentica palestra umana, da campo di esercitazione, da valvola di sfogo
delle tensioni e delle incongruenze sessuali che il nostro tipo di società produce in continuazione.
Il simpatico filosofo napoletano Luciano De Crescenzo, neo-ottantenne, ha detto nei giorni scorsi che la donna lo continua a interessare da matti, solo che non si ricorda nemmeno il motivo.
Ma lui lo può dire in pieno relax.
Non altrettanto possono dire quei giovani, pochi in verità, che hanno una voglia matta e che non riescono a trovarsi una partner che li faccia esercitare liberamente, senza il ricatto di pretendere altre cose, tipo anelli di fidanzamento e promesse di matrimonio.

L’obiettivo delle persone è diventato quella della auto-realizzazione

Anche perché, oggi come oggi, l’obiettivo principe delle persone, e quello delle donne in particolare, è quello della propria auto-realizzazione, e della propria indipendenza, prima ancora del mettere su famiglia,
E’ meglio davvero che diventiamo tutti un po’ più vivaci, ridanciani e, se vogliamo, anche un po’ sporcaccioni, e che ci siano, nel contempo sui giornali, meno stupri, meno violenze domestiche, meno stupide e insensate gelosie, meno casi di pedofilia e, possibilmente, meno puttane lungo le strade.
Non perché portano l’Aids, malattia che esiste solo per le menti deboli e bacate, ma perché propongono un erotismo alternativo e sostitutivo di quello vero. Un erotismo, è il caso di dirlo, da quattro soldi.

E’ venuta l’ora di identificare i nostri nemici

Il diavolo con le corna e col ghigno sadico, quello sventagliato per secoli dalle chiese per spaventare la gente e indurla, prima ancora che a comportarsi bene, ad andare a messa, non esiste.
Non esiste nemmeno l’inferno eterno con le fiamme e il paradiso eterno nella bambagia.
Il Padreterno è assai superiore a questi tipi di bassezze mentali generate dalla piccolezza umana.
In un dio misericordioso mai potrebbero albergare delle mostruosità di tale portata.
Però la cattiveria diabolica esiste davvero.
Ne sanno qualcosa i milioni di innocenti costretti a seguire per filo e per segno le tappe e i percorsi infami che questa gentaglia ha disegnato e pianificato per loro, dallo stupro meccanico, alla nascita forzata, al furto del latte, al furto dell’amore materno, al furto della libertà di movimento, al furto dei raggi del sole, al furto della loro erba verde, al furto finale della vita.
La coalizione del Male, i mandriani e i macellai americani, non solo ammazzano le bestie, ma impediscono alle stesse pure di divertirsi, di copulare, di sviluppare amore filiale.
Ingravidano le bambine-mucche con le siringhe. Poi sottraggono loro proditoriamente il bambino a cui si stanno affezionando.
I manzi, quelli forti e sani, dopo essere stati svezzati alla svelta, e dolorosamente castrati pochi giorni dopo, vengono ingrassati intensivamente per due anni.
Alla soglia dei 3 anni di vita, quando equivalgono pressappoco ai nostri bambini della seconda elementare, subiscono le inenarrabili torture di rito, la macellazione e la disossatura, nel modo che sappiamo.
Quella stessa gente, senza cuore e senza anima, ma priva pure di tutti gli altri attributi, sogna di applicare gli stessi principi pure all’umanità.
Non a caso esiste uno stretto legame tra gli allevatori, i castratori impenitenti di bovini, i castratori potenziali di uomini, i giganti della farmacologia e il carrozzone Aids.
Non contenti di tutte atrocità che compiono contro le vittime a quattro zampe, stanno rivolgendo le loro bieche e maniacali attenzioni verso le persone.
Il loro obiettivo è quello di evirare possibilmente il mondo intero.

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La cattiveria pianificata è la più diabolica forma di crudeltà.
Questa gentaglia costringe delle creature a nascere.
Le costringe ad affacciarsi alla vita.
E poi fa di tutto per impedir loro di vivere.
E’ venuta l’ora di smascherare e identificare i nemici del genere umano, che sono anche i nemici del genere animale, di denunciare le malefatte dei peggiori mostri mai espressi dal pianeta Terra.
I nemici del fico, mettiamocelo bene in testa bene, sono anche i nemici della fica.

TINTORETTO BRASS E LA VITAMINA F12

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25 Gennaio 2009

TINTORETTO BRASS E LA VITAMINA F 12

L’estremamente grande e l’estremamente piccolo si toccano

Nell’universo ci sono migliaia e milioni di stelle.
Dipende tutto dal cannocchiale o dal telescopio che hai.
Già a occhio nudo ne scorgi parecchie.
Volerle contare, anche con approssimazione, sarebbe una demenziale follia. Peggio che contare quante gocce d’acqua stanno nell’oceano.
Persino voler dare delle dimensioni, anche in trilioni di chilometri e di anni-luce, alle pareti e ai confini del creato, fa pure sorridere, anche se parecchi ricercatori in vena di umorismo stanno cercando di farlo, per la tipica mania umana di voler quantificare ogni cosa, di voler metterci il centimetro e il picogrammo persino ai sentimenti, persino alla bontà ed alla cattiveria.

Darwiniani e teologi a confronto

I darwiniani odierni continuano insomma ad arrampicarsi sugli scivolosi specchi dell’evoluzionismo, al pari del resto dei teologi apologetico-razionalisti e a quelli morali-laici (casistici, ascetici e mistici), e a quelli naturali alla Leibniz, tutti in gara a bruciarsi le meningi per provare che dietro il Big Bang non c’è il caso ma la mano sapiente del Creatore.
Gli unici che non scivolano mai da nessuna parte, ma non per questo sono più vicini alla verità, sono i teologi dogmatici e storici, quelli che si ancorano in ogni istante alle sacre scritture, o meglio a una parte soltanto di esse, scartando vangeli apocrifi e altri documenti scomodi e pertanto non ispirati da Dio.

Attenzione a non prendere la direzione sbagliata

Ma per l’uomo della strada, quell’impertinente e misterioso firmamento che sta, non si sa bene se sopra o sotto di noi (che non sappiamo nemmeno se stiamo a testa in su o a testa in giù mentre camminiamo per strada o giriamo in auto), è una cosa da non guardare.
Ti può sempre venire il capogiro.
Tanto più che, se il magnetismo terrestre dovesse per capriccio incepparsi, potremmo anche cadere fisicamente verso l’alto, come si suppone facciano le anime dei morenti e le anime degli animaletti ammazzati dai bipedi futuri morenti.
E se il Paradiso si trovasse poi dall’altra parte, nei cieli astrali della Nuova Zelanda?
Sarebbe una bella fregatura, sbagliare direzione all’ultimo istante e finire agli antipodi dell’Eden.

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Il firmamento buono al massimo per l’oroscopo

Per l’uomo comune, il firmamento è buono al massimo per capire se domani sarà il giorno giusto per tradire la moglie, o per chiedere al principale un aumento di stipendio, o per giocare al lotto e al totocalcio, o per seminare il radicchio senza che vada velocemente in seme.
Volendo proprio guardare in alto, selezionerebbe al massimo quelle che contano di più, tipo il Sole, perché è lì a due passi, e ne sente anche il calore, la stella Alfa o Polare dell’Orsa Minore, perché gli dà
l’orientamento, e la costellazione dell’Orsa Maggiore perché quattro delle sue sette stelle disegnano il carro e tre sono a forma di timone, colpendo la sua fantasia immaginativa, fatalmente legata alle sue cose concrete, tastabili e palpabili.

Tinto Brass e Margherita Hack

Se mettessimo all’interno di un osservatorio astronomico il maggiore artista della cinematografia italiana, il settantaciquenne Tintoretto Brass, in arte Tinto, magari a fianco della Margherita Hack, non perderebbe certo tempo a osservare anonimi timoni e carri.
Farebbe semmai una competente indagine geometrica sul didietro della simpatica astronoma, la quale, costantemente assorta tra Dio e le stelle, intelligente e sbarazzina quale poi è, farebbe una risata e non si offenderebbe per niente.
Poi, passato al telescopio, il nostro eroe andrebbe a cercare lassù (o laggiù) la via più lattea che c’è, quella più paragonabile alle propaggini anteriori e posteriori della Dellera, della Grandi, della Caprioglio, e della Claudia Koll, ovvero delle sue artiste preferite.
In un provino, capisco più dal di dietro e dalle tette che dal volto in sé. Nel culo poi c’è tutto il dna di una donna. Da come lo dondola, vedo pudore, sensibilità, carattere, pensiero, ha dichiarato Brass al suo intervistatore Giancarlo Perla (Il Giornale 19/1/2009).
Come dargli torto?

Il sedere come specchio dell’anima

Tu Tinto sei un illuminato, meriti di stare con noi a lungo.
Uno che si innamora di ogni donna partendo dal di dietro, e arrivando solo alla fine agli occhi, è una persona ispirata e di larghe vedute.
Il tuo libretto L’Elogio del Culo, non l’ho ancora letto, e lo andrò a cercare in libreria.
Il sedere è lo specchio dell’anima, non è pornografia, ma alta spiritualità.
Nessuno ha una visione serena del sesso come me stesso, non è auto-elogio, ma raffinata critica cinematografica.
I miei film dovrebbero essere proiettati nelle scuole, non è provocazione, ma politica didattica e scienza della comunicazione.
Gli altri fanno scene di sesso angoscioso e i ragazzi poi diventano serial killer, non è esaltazione pubblicitaria di ruolo, ma scienza psicanalitica.
Dire poi che Tolstoj, vegetariano puro quasi quanto te, lo faceva ancora a 80 anni, e che per battere la prostata bisogna avere 24 eiaculazioni al mese (per cui rispetti sempre questa regola), non è scientifico, lasciatelo dire, per via del numero che è sempre individuale, variando a seconda che tu abbia a disposizione la Gemini e la Melandri, che ti stimolano assai, o la prima bionda che passa per la strada, o al limite la mano sinistra e un profilattico (come usa fare il mio amico Edo).

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Un secchio di ghiande in testa dalle femministe

I tuoi giudizi sui politici sono notevoli.
Da Ignazio La Russa, esibizionista siculo e focoso, e dunque interessante, all’impettito guardiacaccia
Di Pietro, all’imbalsamato Veltroni, al lagheriano Fassino, al Putinofilo Berlusconi, al D’Alema sottile ambasciatore della corte Borgia, che compone, da un bordello romano, i messaggi papali destinati alla Serenissima.
Ogni opinione è una pennellata artistica ed anche un graffio che lascia il segno.
Come quello contro le femministe italiane che ti hanno rovesciato un secchio di ghiande in testa, per darti ignobilmente del maiale, continuando esse a non capire un tubo (anche se poi quello se lo sognano giorno e notte).
O come quella contro Nanni Moretti, che è onesto ma fa un cinema lassativo che finisce per stomacare..
O come il saluto con cui hai licenziato il bravo Giancarlo Perla, che nonostante ti chiamasse Maestro, com’è giusto che sia, si è sentito dare del muffito bacchettone.

Un autore che si diverte e che fa pure divertire

Tinto Brass non si limita a dipingere e a fare pellicole di arte sopraffina, ma fa pure lo scrittore, ed è anche un igienista quasi-naturale, come confermato dal suo brio, dalla sua intelligenza, dalla sua vitalità
Un artista come lui è giusto che pensi alla salute, sia per sé, a livello egoistico, in quanto è uno dei pochi che si diverte e sa ancora divertire, nonostante i tre quarti di secolo sul groppone, sia per il pubblico internazionale e per l’Italia, che fa finta di ignorarlo, ma in realtà segue con morbosa attenzione ogni sua mossa ed ogni sua parola.
Come autore cinematografico, da lui c’è tutto da imparare e da ammirare.
Non c’è al mondo uno che regga al confronto.
Quelli del Nobel e degli Oscar più che rabbia fanno pietà e commiserazione, essendo rimasti ai tempi di Grazia Deledda e di Alida Valli.
I premi ed i riconoscimenti glieli daranno alla memoria, forse tra mezzo secolo.

Lascia stare il pesce ed ispirati al tuo celebre concittadino Luigi Cornaro

Come igienista, però, un consiglio glielo vorrei dare, in tutta sincerità, da amico ed ammiratore.
Lascia fuori dalla dieta il pesce, caro Tinto.
Non è la prima volta che ti provoca l’indigestione e ti lascia per strada.
Puoi fare a meno pure del tuo inseparabile sigaro, tanto più che quello vero ce l’hai sempre con te.
Te lo dice uno che vuole vederti pimpante e dissacrante per almeno 30 anni ancora.
Anche perché la tua Venezia è patria pure di un certo Giovanni Giacomo Casanova, re dei libertini da un lato, e di Luigi Cornaro, re degli igienisti dall’altro, che l’America ci invidia almeno quanto Leonardo Da Vinci, per il suo memorabile libro La vita sobria.
Vita sobria limitata chiaramente alla tavola e al mangiare, e non certo a tutto il resto, che nel caso tuo ha rilevanza fondamentale.
Togliere culo e tette a uno come te, sarebbe come decapitare la Statua di Cheope o arrotondare le Piramidi.
Lasciatelo dire Tinto, sei un grande.



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Un badante internazionale per miliardarie annoiate

Come pure è grande Helg Sgarbi, anche lui in corsa per la gloria, ma finito incredibilmente in carcere, sotto l’infamante accusa di fare il badante internazionale di miliardarie sole ed annoiate.
Che premio dare se non il Nobel dell’Intrattenimento a uno che riesce a far divertire le donne più ricche del mondo, come la niente male Susanne Kletten, azionista leader della BMW e di varie industrie farmaceutiche, dotata di un patrimonio da 10 miliardi di €, a cui ha spillato 7 milioni di €, pretendendone pure altri 49 e concedendole un generoso sconto di 14?
A uno che si concede graziosamente alle amiche di Susanne, come la Marie Luise che gliene dà altri 2 milioni, oppure alla Monika con la quale si ferma alla modesta cifra di 300.000?
A uno che prende amorevole cura di un’altra quindicina di signore tedesche alla ricerca del lover capace di mantenerle sessualmente vivaci e interessanti?
Non abbiamo modo di conoscere le abitudini nutrizionali di Sgarbi.
Ma l’eccesso di egoismo e di cattiveria non parlano di certo a suo favore, a livello comportamentale.

Un incontro ravvicinato senza protezioni di plastica

A Helg Sgarbi dovrebbe essere assegnata questo sì, una cattedra di docenza in educazione sessuale d’ alta quota nelle scuole maschili di ogni grado.
Chi meglio di lui incarna il mito intramontabile dei Casanova e dei Rodolfo Valentino?
Chissà cosa gli faceva a queste valchirie assatanate di sesso.
Certamente non usava il preservativo.
Né per il randello né per la testa, visto che l’azienda vaticano-bolognese Hatù non è riuscita ancora, a completare il progetto per lo scafandro anti-AIDS.
Vuoi che una donna sfili tutte quelle banconote per procurarsi un incontro ravvicinato a base di plastica?
Non diciamo fesserie.

L’amore non è bello se non è riccatatello

Ogni cosa procedeva in modo magnifico e perfetto, ma ha poi preso una stridente ed umiliante piega nel finale, dove il neo-Cagliostro Helg Sgarbi termina indecorosamente dietro le sbarre.
Tutto per essere troppo venali e non sapersi accontentare.
Aveva un harem invidiabile, che nessuno sceicco d’Arabia oserebbe mai sognare, potendo esso stravaccarsi a piacimento su una BMW ultimo modello con il cruscotto dorato, ma non certo stendersi a letto come lo Sgarbi con una arrapata presidentessa della illustre casa automobilistica germanica.
Aveva il mondo ai suoi piedi, e ha rovinato tutto con la sua sciocca ingordigia.
L’amore non è bello se non è litigarello, è stato da lui trasformato in L’amore non è bello se non è miliardarello e ricattatello, e alla fine se l’è presa nel sedere.
Tutto sommato si merita il carcere. Gli servirà per scrivere le sue piccanti memorie e guadagnarsi quei soldi extra che pretendeva dalla povera Susanne, che ha trovato in lui più che un amante un autentico e miserabile aguzzino.
Come dire, fare del bene a questo mondo non porta sempre e necessariamente a un premio.




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Un miliardo di lire a notte, e senza nemmeno lo sconto per comitive

A Tokyo, le signore bene pagavano negli anni scorsi 1000 US$ a botta i loro gigolò, a patto che tenessero la bocca chiusa. E pareva già allora una cifra spropositata.
Due ore dal parrucchiere per 200 dollari anche-anche, ma 1000 dollari per una veloce scopata di un’ora sapeva di esagerazione.
Eppure succedeva. Fatte quattro operazioni di calcolo, la Susanne, immaginando che si sia incontrata con lui 15 volte, gli aveva sganciato la modica bazzecola di 1 miliardo di lire a notte.
Ma sbaglio o le donne stanno diventando peggio degli uomini, non appena si ritrovano con due soldi da spendere in tasca?
Niente contro il farlo. Fa parte della loro libertà e della loro scelta.
Ma è mai possibile che non riescano almeno a farsi applicare lo sconto per comitive?
E poi ci si scandalizza se qualche disgraziato marito, oppresso dal datore di lavoro e dalla moglie-carabiniere porta una miserabile banconota da 50 o 100 € a una badante brasiliana o africana a ore di fronte a un falò della periferia?

Torniamo alla faccenda dell’estremamente piccolo

Stacchiamoci ora dalle cose terrene e mercenarie che sono sempre più romanzesche e rocambolesche degli stessi romanzi, e torniamo alla straordinarietà dei cieli e dell’universo.
La nostra immaginazione si perde nell’immensità e negli spazi siderali.
Quasi per pareggiare i conti, l’uomo ama anche andare diametralmente nella direzione opposta, e torna dunque verso la Terra, non alle dimensioni tonde e lisce di Tinto Brass, e nemmeno a quelle ricattatorie di Helg Sgarbi, ma alle dimensioni dell’ultra piccolo, di quelle cose dove il comune microscopio non basta, e serve il radio-microscopio ad alta magnificazione.

Le vitamine di Vladimir Funck e la vitamina F di un bel tempo che fu

Le vitamine furono scoperte tra il 1911 (Vladimir Funck) e gli anni 30, mentre per la B12 si dovette aspettare il 1948, essendo essa la più sfuggente e strana di tutte le altre.
In Friuli, dove la lingua differisce assai da quella italiana, e dove i ragazzi di un tempo non andavano ad infumarsi-cocacolizzarsi-imbirrarsi-sballarsi nelle rumorose discoteche, ma piuttosto preferivano rilassarsi nelle salubri e bucoliche balere all’aperto, o nelle sale da ballo del liscio dove fare un lento con una donna era il massimo dei traguardi erotici di allora, si parlava di vitamina in termini molto originali.
Serve vitamina F, significava bisogno di femmine, o più concretamente bisogno di quella parte che comincia pure per effe, mentre Serve vitamina B significava l’esatto contrario, riferito alle ragazze più vogliose che a quel tempo abbondavano, e che oggi, a parte Susanne e amiche, sembrano essere scomparse dalla circolazione.
Era tutto sommato una società sana e divertente, dove il sesso era il massimo obiettivo fisico, spirituale, religioso, artistico, economico, sportivo e ludico.
Tutto il resto veniva rigorosamente dopo.

Dal panettiere allo spazzacamino, tutti pazzi per la B12

Oggi, in una società tutta malata e medicalizzata, si parla di vitamine solo in senso reale.
Non c’è persona al mondo che non abbia sulle labbra il termine vitamina.
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Vitamina C? Nemmeno per sogno. Quella è una banale sostanza che si prende per pochi spiccioli sul banco di qualsiasi farmacia.
Vitamina E? Nemmeno. Si sa, è quella della fertilità. Ma a chi interessa oggi la fertilità.
Forse, se inventassero una anti-E, potremmo anche pensarci.
Eliminerebbe l’uso della pillola e degli altri anticoncezionali.
Vitamina A, D, PP? Nemmeno quelle. Troppo spurie e anonime. E poi chi soffre mai di pellagra oggi?
La sola vitamina degna di tale nome è la vitamina B12.
E la vogliamo prendere tutta naturale dalle carni, dal pesce, dai formaggi e dalle uova.
Ma ce ne sono altre, dalla B1 alla B20. No, nemmeno quelle.
Solo la B12. Quella è il nostro marchio, la nostra bandiera.
Dal panettiere allo spazzacamino, dal cantante rock al luminare di medicina, tutti pazzi per la B12, da prendersi preferibilmente con la carne.
Le pasticche di B12? Quelle le lasciamo ai vegetariani spinti e ai vegani, costretti a integrare le loro idiote diete biologiche e non-crudeli.

Novant’anni e non sentirli

A Torino, la gente tende a leggere più il quotidiano popolare TorinoCronacaQui, che il giornale ufficiale La Stampa, e non passa giorno che non ci sia anche qualche articolo di carattere dietologico e salutistico.
Il 17/1, non sotto la rubrica Le Opinioni, ma bensì sotto quella più dogmatica e sacra I Fatti, c’era un articolo assai intrigante, dal titolo Novant’anni e non sentirli (Ecco la Dieta). con un elenco di cibi Salvavita che garantirebbero a tutti di arrivare a 90 anni di vita arzilli, sani e pieni di energia.
A tutti, ma non a Tinto Brass, che ci arriva in ogni caso a ritmo di frutti esotici chiamati protuberanze muliebri, indipendentemente da quello che mangia.
Kiwi per gli occhi (qualche frutto occorre pure metterlo sennò i vegetariani dicono che sei un degenerato), uova per il cervello e pesce per il cuore.

L’uovo carico di che cosa se non di B12, la vitamina per eccellenza

C’è poi il primo piano di una terrina di vetro con una manciata di uova appena sgusciate e con altre uova intere di contorno. La legenda sotto la foto-colori dice testualmente Testa d’uovo ricco di B12.
L’articolo aggiunge poi che gli scienziati inglesi hanno stilato un elenco delle sostanze capaci di garantire vita lunga e attiva.
Neanche una parola sulla British Nutrition Foundation, che è una delle tante fondazioni private, sponsorizzate probabilmente dagli avicoltori inglesi.
Quegli stessi allevatori che fecero grosse proteste contro i provvedimenti relativi alle uova sporche di salmonella un paio di anni fa, attentissimi ovviamente a promuovere la loro mercanzia, fatta di cadaverini di pulcino e aborti di pulcino, dannosissimi per la salute di piccoli, adulti ed anziani.

Battere il ferro finché è rovente. Terrorismo e diseducazione.

Per gli occhi serve più luteina e zeaxantina, sostanze che si trovano nei kiwi, nell’uva, negli spinaci e nei broccoli.



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Per prevenire l’alzheimer e le altre malattie del cervello sono invece d’obbligo la B12, l’acido folico (citato con fastidio e indifferenza, essendo un vegetale e per giunta eccellente sostitutivo della B12) e gli acidi grassi Omega-3 (intendendo sempre quelli del pesce perché, secondo questi ricercatori prezzolati e da strapazzo, gli Omega-3 nei vegetali non esisterebbero nemmeno).
La B12 infatti si trova nel pesce, nella carne e nelle uova, il secondo (notare il fastidio a scrivere l’acido folico o B9, e tantomeno a spiegare a cosa serve mai) in una serie di verdure e nelle arance, i terzi nel pesce grasso come le acciughe, il salmone e lo sgombro.
I produttori di mummie e di materiale cimiteriale non perdono un colpo e arrivano su tutti i giornali, incluso gli underground e gli Internet.
Occorre infatti battere il ferro finché è rovente.
E il becero martello B12 dei monatti continua a suonare a morto e a terrorizzare vegani e vegetariani, che in realtà stanno benissimo coi loro bassi ma giusti livelli di B12, e a far gongolare carnivori pieni di pericolosa B12 e di alto rischio cardiaco-diabetico-neoplasico-alzheimico.

I vantaggi della dieta vegetariana

Sempre su TorinoCronacaQui, il 22/1, appare un altro articoletto dal titolo I Vantaggi delle Dieta Vegetariana, forse un onesto tentativo di controbilanciare lo sbandamento filo carnivoro di cui sopra.
Essere vegetariani ha i suoi vantaggi: meno incidenza dei casi di diabete e di obesità, ma anche meno casi di ipertensione e meno problemi coronarici.
Non bastano però le verdure, dice Bernard Guy-Grand, dell’Istituto Francese per la Nutrizione.
Il segreto è associarle a legumi e cereali, un binomio che produrrebbe proteine molto simili a quelle presenti nella carne.
Anche in questo caso la disinformazione è evidente.
Le proteine della carne, carissimo Bernard, non devono infatti essere sostituite con niente.
Se uno si droga e si avvelena con una determinata sostanza, non andrai mica a dargliene un’altra in sostituzione?
Non basta dire alla gente mangia frutta e verdura. Devi anche insegnargli perché.
La gente ha perso l’istinto per il suo carburante, e deve dunque essere messa a dieta purificante, deve essere poi riabituata alla frutta.
L’articolo ora citato indica una verità, ma la dice male, ed è pertanto diseducativo.

La vitamina F5 dell’Università di Cambridge. Frutta 5 volte al giorno.

Parliamo a questo punto dell’argomento clou di questa tesina, ovvero della vitamina F5, che è mille volte più basilare della banalissima B12.
F5? Da quando in qua? Mai sentito una vitamina simile.
La F5, signori miei, significa semplicemente Frutta 5 volte al giorno, cioè 5 per Day.
La formula 5 per Day, cioè 5 pasti sazianti minimi di sola frutta al giorno, ha fatto il giro del mondo e tutti ne parlano.
Essa è in linea con il maggiore esperimento nutrizionale della storia umana, il Cambridge2000, durato 20 anni e coinvolgente 40 mila persone.
Un esperimento che ha avuto uno strepitoso successo scientifico, chiarendo che soltanto con quel tipo di dieta ci si salva dal cancro e dalle cardiopatie, ovvero dai killer numero 1 e 2 della presente umanità.


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Frutta 5 volte al giorno, significa chiaramente, per i ciechi e i sordi che non l’hanno ancora capito, dentro e fuori i circoli vegetariani e vegani, niente carne, niente pesce, niente uova, niente latte, niente vitamine sintetiche e niente integratori minerali.
Niente cioè stampelle chimiche di nessun tipo.

La rivoluzione crudista e fruttariana più importante di quella francese e di quella russa

Una vera rivoluzione.
Più importante e radicale di quella francese e di quella sovietica messe assieme.
Gli ostacoli e le insidie non stanno tanto nei macellai che macellano (su ordini dei clienti che chiedono carne), e nemmeno sugli allevatori che allevano (su richiesta dei macellai).
La resistenza viene dalla pigrizia e dalle incrostazioni mentali delle scuole, dai professori, dai nutrizionisti, dai cuochi, dagli pseudo-vegetariani che pensano di fare sacrifici etici in nome di un Dio scemo che li ha forniti di un corpo filo-proteico da integrare con vicarie azioni proteiche, vicarie azioni vitaminiche e vicarie azioni minerali.

I vegetariani pericolosi che credono tuttora al cibo cotto e agli integratori

Sembra assurdo, ma i peggiori nemici dei vegani sono spesso proprio i vegetariani.
E’ in queste ore che vengo ad apprendere da una vegetariana di ferro, all’interno dell’AVA, mette in discussione il concetto di minerale organico e di minerale organicato delle piante.
Mi sono cascate letteralmente le brache.
Complimenti e grazie per l’uscita.
Non da me, ma dalla Coca-Cola, dai casari del mondo, dai cuochi incipriatori e distruttori, dalla Pfizer, e da tutti i Supermercati.
Basta che un vegetariano faccia la follia di impostare la propria vita sulle supplementazioni, per autorizzarlo a credere che quella è la strada giusta.
Troppo comodo signori.
Torniamo indietro di 50 anni. Torniamo a dare ragione alla defunta Macrobiotica e al riso integrale strabollito di Ohsawa che ha spedito all’ospedale migliaia di seguaci negli anni passati.
Torniamo a dar ragione a chi dissolveva chiodi nei bicchieri di Coke.
Torniamo a far bere acque dure e ferruginose agli anemici.
Torniamo a far bere bidoni di latte alla gente, per farla guarire dalla osteoporosi.
Torniamo a mandare in voga le diete Atkins supplementate.

Una disfatta culturale. Un far ridere a crepapelle l’avversario.

Questa non è un armistizio, ma una disfatta culturale.
Roba da far ridere a crepapelle chi sta monitorando le nostre mosse.
Avverto tutti gli amici vicini e lontani che d’ora in avanti non accetterò più etichette di nessun tipo.
Rifiuto che mi chiamiate vegetariano o vegano o igienista.
Sono soltanto un ricercatore indipendente che ritiene di avere le idee chiare e che cerca divulgarle, sulla base non di pregiudizi scientifici o ideologici, e neanche sulla base di posizioni comode e convenienti a un certo gruppo di appartenenza piuttosto che ad un altro, ma sulla base dei dati che esistono già, fuori e dentro i circoli.

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Confondere crudo e cotto, minerale inorganico e minerale organicato, non è da vegani nel 2009

Confondere nutrizione con supplementazione mineral-vitaminica, confondere nutrizione con effetto sberla,
confondere minerale organico-natural-organicato con minerale inorganico, confondere vitamina naturale con vitamina sintetica, non è cosa da vegetariani e nemmeno da animalisti nell’anno 2009.
Se qualcuno intende mettere in discussione dati basilari, evidenti, lapalissiani, non ci siamo affatto.
Mi si vengono a chiedere esperimenti e prove?
Se i cavoli crudi si digeriscono in 2 ore e quelli cotti in 4, ci sarà pure un motivo.
Se il latte non regala calcio ma lo ruba e produce osteoporosi, ci sarà un motivo.
Se il succo d’arancia in scatola, pieno di vitamine e minerali inorganici, ti pesa e ti danneggia mentre il succo di arancia fresca di fa rivivere, ci sarà un motivo.
Gli esperimenti, tutti gli esperimenti di laboratorio chimico, sono nelle mani di Coca-Cola, Pfizer, Parmalat, Nestlè e Danone. Capirai l’interesse che ha questa gente di provare con le formule che essi hanno torto e noi ragione.
Sarebbe come chiedere al lupo affamato di restituirti l’anatroccolo che sta già tra i suoi denti.

Tutto insabbiato dai servizi segreti di Sua Maestà Britannica, da CIA e da KGB

Tornando alla F5, cioè alla formula crudista-fruttariana-vincente di Cambridge2000, essa avrebbe dovuto apparire su tutti i giornali e sulle reti televisive del mondo intero.
Avrebbe dovuto, se il mondo fosse congegnato in modo virtuoso e rispettoso della salute e degli interessi degli abitanti uomini e animali del pianeta.
Siccome però le cose sono ben lungi dall’essere così, e siccome le verità di Cambridge non facevano comodo a una serie di grossi interessi, il tutto è stato seppellito in fretta e furia.
Tutto insabbiato e secretato dai servizi segreti di Sua Maestà Britannica, su richiesta congiunta della CIA e del KBG russo.
Come si fa a parlare contro i cibi cotti, contro il caffè e la vodka, contro la Fanta e il Seven Up, contro la Coke e l’orange juice in bottiglia, contro la B12 e l’Omega-3, contro il filetto ed il prosciutto, contro il grana e lo yogurt, contro la Pfizer e gli integratori mineralvitaminici?
E poi, pazienza gli igienisti e i vegani, ma ora anche i medici, e gli stessi luminari di certe Università come quella di Cambridge si mettono a dare i numeri?

La ricerca della verità anche a costo del posto di lavoro

Le dottoresse Khaw e Welch, firmatarie dell’esperimento, devono aver subito parecchie ed energiche lavate di capelli, ma non dal loro parrucchiere.
Chissà mai se sono riuscite a mantenere posto e stipendio?
Colpevoli di aver detto al mondo con timidezza e candore la pura verità sul cancro e l’infarto, sul diabete e l’obesità.
Per fortuna che chi scrive non ha un incarico universitario, o un posto in un giornale, in televisione o in una banca. Gli impedirebbero di vivere.
Parlare in modo elogiativo di Cambridge significa mettere automaticamente sotto accusa mezzo mondo, se non oltre tre quarti di esso: governi e sindacati, supermercati e bar, casari e macellai.



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Che serve poi boicottare Cambridge? Chi è quel matto che va a seguire la vera dieta umana?

Ma poi, a pensarla bene, non è nemmeno indispensabile boicottare Cambridge.
Chi è mai quel cretino al mondo che va a mangiare frutta cinque volte al giorno?
Gli viene una diarrea fulminante, non per colpa della frutta, ma perché è troppo inquinato internamente.
Più in bagno che sul posto di lavoro
E poi, se mangi frutta non mangi carne.
Niente proteine nobili e niente B12 indispensabile? Che vita sarà mai quella?

Cambridge ha ragione. Io ne prescriverei 7 pasti di frutta al giorno. Ma nessuno mi seguirebbe.

Famosa la posizione del dr Ray Strand. Cambridge ha ragione.
Conoscendo i meccanismi dello stress ossidativo e dei radicali liberi io imporrei per legge a tutta la popolazione americana, il modulo F7, cioè 7 pasti di sola frutta al giorno.
Siccome però conosco troppo bene i miei polli, avendo fatto il medico non per 2 ma per 20 anni, so che solo il 5% mi seguirebbe.
Per cui la mia soluzione è quella di ordinare a tutti pesanti cure di vitamine sintetiche e minerali inorganici, non per settimane o mesi, ma per la vita intera.

Il dr Boyd S. Eaton e la vitamina F12 dell’uomo paleolitico

Il bello arriva col dr Boyd S. Eaton, massima autorità mondiale nel campo della nutrizione paleolitica.
Grazie al carbone radioattivo si riesce ad analizzare le feci pietrificate dei nostri primi antenati, e si scopre una cosa che si sospettava già, e cioè che mangiavano 3 volte più fibre di noi, e che consumavano un pasto intero di frutta 12 volte al giorno.
La famosa formula F12 di cui ho parlato al titolo.
Occorre sapere che vitamina C e B12 stanno ai lati opposti, non come polo positivo/maschio e polo negativo/femmina, che si fronteggiano attraendosi.
C e B12 si odiano e si respingono, sono incompatibili, non ne vogliono sapere di stare assieme e convivere.
Fanno il gioco del chiodo-scacciachiodo.

Più Vitamina C nella dieta e meno B12 nel sangue

Pertanto, se il vegetariano degenerato di oggi (chiamato impropriamente onnivoro) rivela una presenza di 500-800 pg/ml di B12 nel sangue, e se il vegano odierno ne rivela 80-120 mangiando frutta, mentre il vegetariano a uova e formaggi arriva a 200-300, è chiaro che l’uomo del paleolitico stava forse a 40-50 di B12, o anche meno, con tutta la C naturale che assumeva, e con tutta la C che immagazzinava e la C che auto produceva (proprietà poi perse nel corso dell’evoluzione).
Ecco dunque spiegato, senza usare reagenti e provette, ma solo con un pizzico di sale in zucca al posto della comune paglia, l’incredibile paradosso della B12, elevata scioccamente a imperatrice mondiale dei micronutrienti da una frotta di pseudo-scienziati incompetenti, plasmati e sovvenzionati da un manipolo di furbastri.

Da dove arriva il dna e l’ispirazione

Non manca chi critica, è ovvio.
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Qualcuno però mi telefona per dirmi che le mie tesine hanno qualcosa di più e di diverso, e che sono considerabili articoli d’autore.
Qualche altro li fa circolare presso amici, come il Paolo che continua a chiedersi da dove arrivi la mia ispirazione, senza aver capito che in me, come in Tinto Brass, c’è sangue istriano, e come in Pasolini, c’è sangue friulano, territorio ruvido, di estremi e di contrasti.
Non si rende conto che nell’Istria, che gli Americani hanno scelleratamente tolto all’Italia, ci sono le foibe e l’odore di morte delle stragi titine, ma ci sono pure le belle insenature e le magnifiche costiere di Abbazia e del Quarnero, dove trionfano il sole e l’amore, l’erotismo salmastro e amorale delle enclavi incontaminate dal bigottismo papale.
E non si riflette nemmeno sul fatto che nel dna dei friulani convivono, come punti estremi le celebri battute tipo Fatela, fatela, ma fatela, di un certo Monsignor Zaffonato, e le scene truculente del Vangelo pasoliniano, mentre pure la natura conosce stacchi tremendi che vanno dalle distese di stelle alpine delle montagne carniche, ai ciclamini e le violette delle colline moreniche, ai macelli stracolpi di anime spaventate e abbandonate del Sandanielese, chiamate volgarmente porci o suini da quelli che si comportano da porci davvero, usate per fare dei prosciutti destinati al mercato mondiale.

Le gambe in più delle m sulle n valgono quanto le gambe delle thailandesi di Shanghai e delle cinesine di Shanghai

Mentre scrivo le ultime righe, mi arriva una telefonata dal Bruno Giovannetti.
A conferma che le bastonatine arrivano anche dai più cari amici.
Valdo, tu hai la tastiera difettosa. Oppure continui a lavorare troppo di fantasia.
Come si fa a sbagliare le doppie, a scrivermi calciotonina al posto di calcitonina, a scrivere melanina al posto di melammina.
Guarda che le gambe in più delle m sulle n valgono tanto quanto le gambe delle thailandesi di Chiang Mai e delle cinesine di Shanghai.
Non sarà che ti distrai troppo e pensi sempre a quello, come il tuo corregionale Tinto Brass?

Valdo Vaccaro