Cerca nel blog

Caricamento in corso...

Attenzione: se non funziona il box in alto "CERCA NEL BLOG" usa questo link (basterà cambiare il termine di ricerca con quello di tuo interesse)

mercoledì 31 marzo 2010

IL FICO INDIGESTO E LE MOTIVAZIONI DELLO SCRIVERE

VALDO VACCARO HK LTD Recapito Italia – Home/Office mail address:
- Asia Region Representative - VALDO VACCARO
15F, Siu Ying Bldg -151 Queens Rd Central Via S. Giuseppe, 96 – 33019 Tricesimo-Udine-Italy
Hongkong Tel +39-0432-854326, fax 0432-660046
valdovaccaro@libero.it

FREE AND INDEPENDENT SCHOOL OF BEHAVIOURAL AND NUTRITIONAL SCIENCES
____________________________________________________________________________________


3 Settembre 2008

IL FICO INDIGESTO E LE MOTIVAZIONI DELLO SCRIVERE

(Risposta a Michela)

Ognuno vede le cose attraverso la sua lente personale

Non posso mica costringerti ad apprezzare il mio stile e il contenuto di quanto scrivo.
Ti ringrazio comunque di continuare a leggermi, anche se vedo che lo fai con qualche evidente disagio e perplessità, o forse persino con qualche pizzico di stizza frenato da un certo velo di diplomazia.
Una cosa è però certa, ed è che stai travisando molto le mie argomentazioni, non le interpreti, o almeno non dimostri di interpretarle in senso oggettivo e corretto, ma piuttosto attraverso un modo di vedere e una lente prevalentemente soggettiva e personale.
Non siamo evidentemente sulla stessa lunghezza d’onda.
Si può e si deve essere in disaccordo sui dettagli, guai se così non fosse.
Ma occorre anche fare uno sforzo di comprensione e di accettazione di quanto di buono o di vero c’è nei messaggi che ci vengono proposti, a meno che non li vogliamo respingere come incompatibili.
Il che è pure possibile, ma stronca e interrompe il dialogo.
Non siamo sui banchi di scuola ma, dal momento che i miei scritti hanno la precisa ambizione di voler insegnare qualcosa sul comportamento e sullo stile di vita, sull’etica e l’alimentazione, parlando in modo chiaro ed anche fuori dalle righe, se comprendi e apprezzi lo spirito le motivazioni da cui essi partono, ha senso che tu li legga, altrimenti è tempo sprecato per entrambi.
Tu dici che sono un po’ veritiero e un po’ esagerato. Spero che esagerato non significhi falso.
Sarebbe interessante sapere dove veritiero e dove esagerato, per poterti rispondere in modo specifico.
Se tu pensi ad esempio che io esageri sull’animalismo, rifletti un attimo sulle guerra in corso tra America e Corea per imporre quella nave al mese (50 navi anno) carica di 60 mila salme grondanti 5 milioni di sangue (3 milioni di creature bovine di 3 anni di vita grondanti 250 milioni di litri di sangue all’anno).
Le cifre parlano chiaro.
Va pure un giorno a farti una esperienza diretta in un macello, e ti renderai conto della cattiveria estrema, della sofferenza estrema, della atrocità indescrivibile che esiste in una operazione del genere. Pensa poi alla ripetizione di tale crimine non per 10 o 100 o 1000, ma per 3 milioni di volte, e ti rendi conto di cosa significano quei dati.
Riguardanti tra l’altro il singolo contenzioso degli Usa con la Corea del Sud.
Se tu mi dicessi che esagero nel senso che dico troppo poco, ti potrei anche dare ragione.


- 2 -

Il tuo bisogno di scrivere cela grande rabbia, amarezza, solitudine e altro

Cominciamo da quel e altro, che non so cosa sia, ma che ha un sapore misterioso o di una cosa che non si può dire.
Non vorrai mica classificarmi tra le persone socialmente pericolose o bisognose di cure?
Speriamo di no.
E allora diciamo che è un termine infelice che ti è scappato dalla penna.
Il mio bisogno di scrivere nasce dal fatto che ho la fortuna, nel mio piccolo, di avere una gamma variegata e interessante di lettori qualificati in diverse parti del mondo.
In qualità di membro direttivo della AVA di Roma (Associazione Vegetariana Animalista), diversi miei articoli viaggiano su Internet. E dunque esiste una spinta precisa a fare questo appassionante e creativo lavoro.
Avendo poi scritto in Italiano e Inglese due testi di base che sono Il Ferro, l’Enzima e l’Anima, e I Papiri di Hygea, che sono in via di traduzione in lingua Cinese, i miei presenti scritti rappresentano una propaggine logica e naturale del lavoro precedente.
Quindi non parlerei di uno scrivere dettato da qualche patologia interna o da qualche sconvolgimento psicofisico interiore.
Niente sfogo terapeutico ma qualcosa di agevole e di pianificato.
Non disgiunto dal a pretesa di svolgere una funzione educativa e sociale.
Senza volere attribuirmi comode patenti artistiche, chiunque esprime liberamente se stesso in determinati modi è classificabile come artista, buono o pessimo che sia.
E, più uno è sensibile e attento a quanto succede, e più riesce con la sua opera, il suo lavoro, la sua stessa vita esterna, a manifestare quello che sa e quanto ha dentro di sé.
Ma quando tu dici che il mio bisogno di scrivere cela grande rabbia, amarezza e solitudine, pretendi di ergerti a giudicatrice psicanalitica di me stesso.
Potrei anche stare al gioco, ma dimostri di aver capito poco del mio messaggio, e di non aver capito proprio nulla di me stesso.
Esiste una specie di barriera psicologica e culturale, se vuoi una qualche incomunicabilità tra di noi.
Hai ragione quando dici che dovremmo incontrarci e parlarne a voce. Forse ci capiremmo di più.

La cosa più importante è conoscere se stessi, amare se stessi, e saper stare soli con se stessi

Parli di grande rabbia.
Sì, ma rabbia in senso positivo ed equilibrato. Chiamiamola reattività.
Il termine rabbia sa di cagnesco e di ruvido.
Non mi pare di corrispondere in alcun modo a tale descrizione.
Parli di amarezza.
Certo che le autentiche porcherie (non esagero), le brutture, le violenze, le scemenze che abbondano intorno a noi, non mi addolciscono al punto di trastullarmi nell’oblio e nell’indifferenza.
Fermo restando che mi ritengo persona costruttiva, positiva e ottimista.
Cerco in continuazione la dolcezza nel buon sapore naturale di un frutto, nello sguardo delle persone che incontro, nel cercare di dare il buon esempio.
Siccome non ho venti anni, mi pare che la storia della mia vita stia a testimonianza concreta di quanto affermo.
Lo stesso mio scrivere va visto come manifestazione evidente di tali caratteristiche.

- 3 -

Parli di solitudine.
Può anche essere vero.
Tutti alla fin fine siamo soli di fronte al mondo e di fronte al giudizio.
Non a quello universale e definitivo del dio spaventoso e tiranno in cui non credo, ma al giudizio che conta davvero.
Al giudizio quotidiano da parte di noi stessi, quando alla fine della giornata ci interroghiamo e ci chiediamo se siamo stati persone a modo o se siamo stati dei vigliacchi contro qualcosa o qualcuno.
Al giudizio del prossimo che ci attornia e ci valuta.
Al giudizio del rappresentante divino di quei poveri animali senza voce e senza difesa che abbiamo accoltellato alla schiena ad ogni nostra eventuale sosta in macelleria, ad ogni piatto insanguinato su cui ci siamo intrattenuti.
Tutti siamo irrimediabilmente soli e nudi di fronte a questi inflessibili tribunali.
Non solo il povero bovino che viene tradito dall’infido essere umano, trascinato rovinosamente verso il posto di esecuzione, senza una ragione che non sia quella vigliacca della sopraffazione, senza una carezza, senza un avvocato difensore, senza un amico, senza un conforto.
Tutti possiamo sentirci soli anche stando in mezzo alla folla, o all’interno di un gruppo sociale e persino di una famiglia.
La cosa più importante è saper stare soli con se stessi innanzitutto.
Se riusciamo a raggiungere questo traguardo, non siamo più soli.
Avere un buon rapporto con noi stessi, amare noi stessi, capire noi stessi, essere amici di noi stessi, è la condizione indispensabile per potersi sentire a proprio agio pure con gli altri e con la società esterna in generale, per amare e capire gli altri, per estendere la nostra comprensione alla natura e ai nostri fratelli animali, poco importa se hanno due o quattro zampe.

I rapporti di coppia tra le mura domestiche non sono sempre precari

Per la tesina Il dramma del fico, ti confesso di aver ricevuto molti complimenti da più parti.
Va dunque benissimo ricevere anche le critiche. Fa parte del gioco.
Tu contesti vivacemente la mia impostazione sulla precarietà dei rapporti tra uomo e donna all’interno delle mura domestiche, e porti come esempio probante quello dei tuoi nonni che hanno felicemente raggiunto nozze d’argento e d’oro, stimandosi e frequentandosi fino all’ultimo istante.
Premetto che in tale tesina non ho inteso fare opera autobiografica familiare.
Il giorno in cui decidessi di analizzare a fondo la mia situazione privata, lo farei con chiarezza e con un titolo chiaro e inequivocabile, interpellando e coinvolgendo ogni membro del mio clan.
Non so se la mia personale famiglia sia su livelli migliori o peggiori della media, e non so nemmeno in quale misura essa si possa riconoscere nel quadro generale da me descritto.
Faccio però del mio meglio per mandare avanti la baracca, come si usa dire, e cerco di avere un rapporto il più possibile costruttivo e civile con moglie e figli.
Non so se sono un marito e un padre ideale o modello.
So che cerco di esserlo e so pure che ci sono ampi margini di miglioramento.
Sarebbe più giusto girare la domanda direttamente a chi mi sta vicino.
Ho voluto piuttosto estrarmi idealmente dalla mia posizione presente, e analizzare certe tendenze che si percepiscono e si avvertono nella società in cui viviamo.



- 4 -

Quanto ho scritto è uno spaccato realistico e a volte impietoso della situazione concreta, sotto un profilo se vuoi psicanalitico e psico-sociale, ed anche sotto una visuale tutto sommato scherzosa e canzonatoria, intesa in qualche modo a sdrammatizzare bonariamente la situazione, più che a infrangere e disintegrare l’istituto familiare.
Una visuale libera comunque dalle tante finzioni, ipocrisie, miti, idealizzazioni, che si adoperano normalmente per descrivere il quadro familiare tipo.
A volte qualche esagerazione e qualche coloritura in più ci possono pure stare.
Tant’è che mi sono divertito davvero a scrivere quella sezione specifica, e mi risulta di aver pure fatto divertire diversi lettori.
Parlare in senso elogiativo dei tuoi nonni, non è sbagliato, anche se quelli erano altri tempi.
Ma, lo ammetto, esistono anche oggi molte coppie che stanno bene assieme, e non hanno nessuna tensione e nessun problema.
Questo va benissimo.
Ben vengano e tanti complimenti. Ma non è purtroppo la regola.
Ti faccio presente che provengo da una famiglia in cui mio padre e mia madre si sono amati e rispettati fino all’ultimo istante, al punto da essere indicati come coppia modello.
Non sono pertanto condizionato da storie di drammi familiari.
Tutt’altro.

Tutti tifiamo per una società più equilibrata e serena, con più amore e meno tensioni

Nella vita c’è spazio per tutti i tipi di esperienze.
Vale la sessualità e vale pure la continenza e la purezza.
Tutti ci auguriamo e tifiamo perché prevalgano la serenità, l’amore, l’attrazione tra le persone, tra il maschio e la femmina, in famiglia e in società.
Non mi risulta di essermi sottratto a tale buon auspicio.
Se poi le cose non vanno esattamente in quel modo, ci saranno pure dei motivi.
Nella tua personale chiave di lettura, pare tu abbia colto solo e soprattutto i contorni dissacranti delle mie osservazioni, e non l’aspetto realistico, costruttivo e, se vuoi, disincantato delle stesse.
Nella mia visuale, toccare e raccontare i problemi in modo schietto, non significa crearli od aggravarli, ma al contrario deattivarli, esorcizzarli, togliere loro ogni potenziale esplosivo e devastante.
Scherzare o ironizzare sulle proprie disgrazie sociali a volte può avere anche una funzione terapeutica.
Non parlarne mai e tenersi addosso le tensioni fino al punto di rottura, può provocare guasti molto più seri.
Saper ridere o sorridere di sé poi, è da sempre segno di apertura mentale, di equilibrio e di intelligenza.
Tutte doti che di sicuro non ti mancano, ma che, nelle contestazioni espressemi, hai tenuto un po’ in disparte.

BRACCIO DI FERRO TRA SESSO E ANIMA

VALDO VACCARO HK LTD Recapito Italia – Home/Office mail address:
- Asia Region Representative - VALDO VACCARO
15F, Siu Ying Bldg -151 Queens Rd Central Via S. Giuseppe, 96 – 33019 Tricesimo-Udine Italy
Hongkong Tel +39-0432-854326, fax 0432-660046
valdovaccaro@libero.it

FREE AND INDEPENDENT SCHOOL OF BEHAVIOURAL AND NUTRITIONAL SCIENCES
______________________________________________________________________________________


12 Gennaio 2009

BRACCIO DI FERRO TRA SESSO E ANIMA

Un dibattito carico di tensione e di frecciate. Due posizioni a confronto.
Le importanti osservazioni di Franco Libero (in corsivo) e le mie contro-obiezioni.

1) Io sono universalista e vado oltre la visione cristiana. Se così non fosse, mangerei animali come tutti o
quasi tutti i cristiani.
Allora, Franco, io cosa sarei. Forse un particolarista? O un fichista?

2) Rifiuto quella parte del pensiero cristiano che non rispetta tutte le cose, ma attingo al pensiero dei grandi iniziati.
Io invece mi riferirei ai piccoli iniziati. Franco ricordati che io non tradisco in nulla Pitagora. Sono un Pitagorico non di ferro ma di acciaio inox (e te lo spiego più avanti).

3) Do molta importanza alla dimensione spirituale della vita, con riferimento al divino.
A quale dimensione darei mai importanza io? Forse a quella antispirituale con riferimento al demonio?

4) Credo che l’uomo debba mirare a comportarsi come gli dei, come gli angeli, e non come gli animali
spinti dall’istinto, incapaci di valutare gli effetti dannosi delle loro azioni.
Io invece, secondo te, miro a comportarmi come un satana, o come un animale tutto istinto e sesso
sconsiderato? Ti ricordo che sono stato il primo a riportare nei miei libri la tua frase Dobbiamo
mangiare e comportarci come angeli e non come demoni.

5) Dico che il sesso sconsiderato fa male e posso dimostrarlo, mentre, se tu dici che fa bene, devi dirmi a
che cosa fa bene e devi dimostrarlo.
Non ho mai difeso il sesso sconsiderato. Dimmi dove mai l’hai letto. Chi mi conosce bene lo sa.
Ti posso però citare abbondanti prove sulla castità sconsiderata e repressa di violentatori, di religiosi
pederasti, di torturatori dell’Inquisizione, di bruciatori e bollatori di libri, di idee e di articoli.
Una intelligente lettrice ti dà risposta più avanti sul bene che può fare il sesso (quello giusto secondo
i suoi gusti ovviamente).

6) Io penso, per osservazione diretta, che il sesso è un’arma micidiale in grado di generare drammi a non
finire, se usato senza senno.
Meno male che hai aggiunto se usato senza senno a fine frase.
Quando mai ho sostenuto che il sesso dovrebbe essere usato senza senno? Ti rendi conto che facendo
certe affermazioni finisci per darmi etichette mostruose e gratuite?
- 2 -

7) Immaginiamo un mondo in cui tutti vivono secondo la tua visione e un altro mondo secondo la mia, e poi facciamo il confronto.
Sei sicuro di aver capito la mia visione?
Io, se permetti, ho capito la tua. Sesso è peccato. Sesso è micidiale arma da sminare e rendere inoffensiva tramite la perfetta formula del matrimonio a due e totale fedeltà. Sesso è materia e antisesso è spirito.
Non solo ti ho capito, ma ti ho pure esaltato ed indicato come santo.
Se tutte le coppie del mondo fossero come la tua il mondo sarebbe un paradiso virtuoso, senza tradimenti, divorzi, violenze, prostituzione. Forse tale da annoiare persino Dio, e di fargli dire:
Che senso ha tenere in piedi questa minestra stabile e perfetta dove tutti sono identici come dei perfetti ed obbedienti robot?

8) Io ho sempre combattuto per la soluzione spirituale, come sicuramente tu per quella materiale.
Anche qui ti sbagli. Non ho mai fatto battaglie su questi argomenti. E non mi sarei comunque mai schierato dalla parte materialistica. Chi ti dice mai che lodando e accettando l’erotismo significhi essere meno spiritualisti di chi ne sta lontano e da chi lo relega nelle posizioni più meschine e vituperate?

9) Tu ed io siamo due soggetti tosti, e il nostro è un braccio di ferro tra piacere e virtù, materia e spirito,
cielo e terra. La vita forse un giorno ci dirà chi di noi due ha perso qualcosa.
Qui dimostri molta equidistanza. Ma si evince che tu sai già per certo di essere dalla parte giusta.
Ma è una illusione materiale. Sei condizionato dalla idea di base della peccaminosità ed indecenza del
sesso. Io sono appassionato da tutte le forme di eresie che la chiesa cattolica ha dilaniato e bruciato
ingiustamente, le quali avrebbero mantenuto la nostra mentalità più aperta e meno dogmatica. Io non
scarto ipotesi animiste, naturaliste, panteiste. Non scarto nessun teologo e filosofo bruciato in vita o a
posteriori dall’Inquisizione.
Tu che hai scritto anche un toccante libro sull’antropocentrismo del cattolicesimo, perché mai non ti sei
pure soffermato sull’antropomorfismo di quella religione prenditutto e spiega-niente, che risolve tutte le
cose con la frase Mistero della fede?
Chi ti dice che Dio non sia un grande bonario anatroccolo con le piume che parla e ragiona nei cieli
ancora meglio dei presuntuosi umani, ubriachi di superiorità e di superbia, solo per il fatto di saper
parlare-leggere-scrivere mentre non sono nemmeno capaci di sentire-intuire-rispettare il prossimo?
Mentre non sanno nemmeno mettere la benzina giusta nel proprio motore?
Chi ti dice che Dio, anziché essere un vecchio pastore carampano e rimbambito, con tanto di barba e di
bava in bocca, non sia una bellissima, leggiadra e sensuale donna, che magari metterà tutti alla prova per
vedere se hanno imparato a farlo bene?
Dirai che sono un provocatore o uno che ironizza e scherza su tutto, ed è pure vero. Ma la percentuale
che io abbia ragione e tu torto non è per niente inferiore a quella contraria che tu sostieni.

Anima, sesso e cervello: tutte dotazioni correlate e fondamentali

Dipingere qualcuno a tinte fosche ed attribuirgli qualità ed etichette che non ha significa screditare.
Questo non è da par tuo, e della tua grande saggezza che sempre hai dimostrato..
A differenza di te e dei cristiani, io credo che Dio, quello vero, non ha sbagliato proprio niente.
Non ha cioè creato l’uomo dandogli un’arma micidiale e impropria, come tu sostieni.
Lo ha dotato di anima, sesso e cervello. Tutti intimamente correlati ed armonizzati.

- 3 -

Tutte dotazioni sacre e da studiare, da capire e soprattutto da usare al meglio, in rapporto alle proprie possibilità-tendenze-gusti-convinzioni, ma soprattutto in rapporto a quei principi superiori di onestà-bontà-generosità derivanti dalla compresenza in noi di un mezzo straordinario chiamato anima.
Alcune cose, le ha create standardizzate ed invariabili, e riguardano la forma esteriore, il disegno e la struttura degli organi interni, la composizione del sangue, la biochimica degli ormoni e dei nutrienti.
Quando noi vegani, sostenuti da tutte le scienze umane, sosteniamo che l’uomo è un primate ed è stato costruito per mangiare frutta e verdura cruda, non facciamo altro che confermare questa caratteristica di identicità tra tutti gli esseri umani, alti e bassi, giovani e vecchi, maschi e femmine, bianchi e neri.

Le diversità estreme della gente in fatto di sessualità

Altre cose invece rivelano qualità estremamente diverse e variegate, tipo il colore degli occhi e dei capelli, il carattere aperto o introverso, espansivo o riservato, pratico o intellettuale.
Il sesso incarna possibilmente gli aspetti più vari e controversi del comportamentismo umano.
E’ per quello che, quando mi chiedesti di affrontare l’argomento sesso, ti dissi scherzando che sono troppo sporcaccione per parlarne apertamente.
E aggiunsi che il tema sessuale può diventare un autentico ginepraio, tante e tali sono le posizioni, le idee, gli atteggiamenti, le situazioni.
Su questi argomenti delicati e difformi, la differenza di opinione può essere un valore, e non cosa da scandalo e da indignazione.

Sono un ammiratore di Cecco Angiolieri e di Giovanni Boccaccio, non solo di Dante

Io non credo affatto di essere degenerato e sconcio, nonostante i miei toni.
Sono ammiratore di grandi autori della nostra cultura, incluso Dante e Petrarca, incluso Manzoni.
Non mi dispiacciono gli autori maledetti e realisti.
A parte la sua nota omosessualità (ognuno poi è quello che gli pare), trovo notevole e valido anche il contenuto e lo stile del mio corregionale Pier Paolo Pasolini.
Ma sono anche uno sperticato ammiratore di Cecco Angiolieri e di Giovanni Boccaccio.
Le storielle sporche e indecenti mi hanno sampre intrattenuto e divertito. Mi hanno sempre tenuto compagnia e fatto bene nella vita.
Sorridere delle nostre piccolezze e delle nostre miserie non mi pare una cosa degradante.

Nessun dualismo tra piacere e virtù, tra materia e spirito

Parlare di braccio di ferro, ovvero di incompatibilità tra piacere e virtù, tra materia e spirito, tra cielo e terra, è già andare fuori rotta. Questo è già fare un errore teologico, prima ancora che etico.
Questi dualismi esistono solo nella nostra testa condizionata da secoli e millenni di imprinting religioso, di bombardamento mentale.
E’ un po’ come il preteso dualismo tra etica e salute.
Quello lo hanno inventato i nutrizionisti del prosciutto e del formaggio, ed il particolare il professor Giorgio Calabrese, con una celebre sua uscita in televisione, dove lodava i vegetariani per la loro coerenza morale, ma si rammaricava nel contempo di dover fare purtroppo il nutrizionista, pensando alla salute e non all’etica.
Questo atteggiamento è tipico dei non-naturalisti, dei non-universalisti.

- 4 -

Qui andiamo semmai verso le forme più faziose del settarismo spirituale, quello che porta alla fine a bruciare l’avversario e a passarlo a fil di spada, quello che porta ai falò di libri, all’intolleranza religiosa, al rogo di gente come Gerolamo Savonarola, come Giordano Bruno e come il mugnaio Menocchio.

Coerenza assoluta col maestro Pitagora

Pitagora era persona apertissima e di larghe vedute.
Fu il primo femminista della storia.
Le sue scuole, generando ovvio scandalo, erano miste, aperte a maschi e femmine.
Pretendeva però massimo impegno e massima serietà dai suoi allievi.
Persino tra i suoi seguaci filosofi aveva diverse donne divenute pure famose ai suoi tempi.
Faceva questo quando le usanze del tempo mantenevano le donne chiuse negli sgabuzzini, coperte di sporchi stracci protettivi.
Non a caso i primi manuali di sesso e genetica portano la firma di Pitagora
Pitagora non aveva tabù di nessun genere, tanto meno sul sesso.
Non esistono purtroppo libri e citazioni specifiche sulla sua condotta sessuale, essendo stato tutto bruciato dagli spiritualisti di Roma e Gerusalemme.
Era un uomo di maestoso aspetto, maschio e sano che più di così non si può.
Girava il mondo di allora in lungo e in largo. Non era di sicuro licenzioso, ma nemmeno sessuofobo o proibizionista.
Aveva un rigore morale. Meditava. Scriveva. Misurava. Provava.
Si sa che arrivò cinquantenne a Crotone, in compagnia di una bella moglie di trenta anni più giovane di lui.
Per il resto si sa poco.
La sua famosa risposta sul sesso e su quanto spesso farlo Sì, si può, ogni volta che vogliamo renderci esausti, può essere condivisa sia da un asceta che da un dongiovanni.
Dimostra in ogni caso che Pitagora se ne intendeva, ovvero che non era affatto a digiuno di esperienze, come è giusto che sia per un maschio della sua grandezza morale ed intellettuale.

Parliamo di filosofia, di Eros e Thanatos

Lo scontro vero, più che essere tra sesso e virtù, tra materia e spirito, o tra cielo e terra, è tra erotismo ed ascetismo, tra cupidigia e astinenza, tra Eros (dio greco dell’Amore, istinto di vita, corrispondente al latino Cupido) e Thanatos (divinità greca della morte e del buio). Cupido era figlio di Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, mentre Thanatos era figlio della Notte e gemello del Sonno).
Lo scontro frontale e duro sta tra libertà e intolleranza, tra libertà di pensiero-parola-espressione e censura, tra apertura mentale e bigottismo, tra liberalità e repressione, tra amore e odio, tra attrazione e repulsione, tra bontà e cattiveria.
Questi sì che sono i veri e i drammatici contrasti su cui ci si deve concentrare.
Chi mai ha detto che Dio ha separato la materia dallo spirito, blandendo la prima e benedicento il secondo?
Facciamo attenzione a non cadere negli stessi tranelli dei preti.
Spiritualità e materialità possono essere visti benissimo sullo stesso piano, quali aspetti diversi della stessa medaglia, ma non necessariamente contrastanti.
Si potrà semmai parlare di buona e cattiva materialità, e di buona e cattiva spiritualità, volendo essere più logici.


- 5 -

Parliamo ora di cose visibili e concrete

Diemila anni di Cristianesimo e di oscurantismo religioso hanno prodotto la società probabilmente più degradata e laida della storia, ovvero quella più svuotata di contenuto etico e morale.
Al punto che persino i valori della politica, i vari partiti di un tempo, o le categorie economico-sociali, tipo classe abbiente e classe operaia, stanno finendo nel dimenticatoio.
Pitagora girò per il mondo di allora per 30 anni. Incontrava gente di tutti i tipi, ma soprattutto sacerdoti e sacerdotesse, studenti e insegnanti, e aveva modo di osservare e meditare, nonché di prendere molti appunti.
Nel mio superpiccolo, anch’io giro per il mondo da 30 anni. Chiaro che non incontro sacerdoti, e nemmeno, purtroppo, sacerdotesse.
Il lavoro mi concede però lunghe e ripetute pause per osservare e meditare, per raccogliere articoli e situazioni.

La sicurezza e il tasso di criminalità nei vari paesi del mondo

Girando per l’Asia, l’Africa e le Americhe, ho notato alcune cose importanti.
Più un paese è cattolico-cristiano e più violenza c’è, a tutti i livelli.
Vedi l’Irlanda, con le guerre di religione, con gli attentati (per fortuna assai più rari ultimamente), con i macelli più attivi del mondo, dopo quelli americani e neozelandesi.
Caso ancor più probante, quello delle Filippine, unico paese cattolico dell’Asia, dove la maggior parte della popolazione tiene un’arma sotto il materasso, e dove andare per le strade è sempre rischioso, sia di giorno che di notte, mentre nei paesi in cui manca la croce c’è molta più buona educazione e più rispetto della persona e delle cose.
Stessa cosa succede in America Latina.
I paesi più virtuosi sono comunque quelli dove domina il pragmatismo orientale, la permissività buddhista, dove si pratica la saggezza e la tolleranza, e si giudicano le azioni non per la loro teorica spiritualità, ma piuttosto secondo il risultato buono o cattivo che esse producono.

Psicopatologia e criminologia denunciano molti più crimini sessuali nelle società sessualmente represse. Leggere Theodor Adorno ed Herbert Marcuse.

Esiste una materia chiamata Psico-patologia, ed un’altra collegata dal nome Criminologia, dove si studiano i comportamenti delittuosi delle persone.
Tali materie dimostrano incontrovertibilmente come il sesso represso e mal-canalizzato porti a gravi degenerazioni individuali e sociali.
I casi di omosessualità e pederastia tra i preti, tra i seminaristi, tra i religiosi in genere, sono un fatto ormai ben conosciuto e tale da non arrecare scandalo.
La battuta spiritosa secondo la quale Dove ci sono campane ci stanno le puttane, fa ridere proprio per il suo realismo.
Se andiamo ad osservare e studiare gli aspetti brutali e violenti, gli aspetti delinquenziali del sesso, sono tutti derivanti da divieti, proibizioni, tabù, ignoranza, ipocrisia, schizzinosità e falsi pudori.

Non sono stato capito. Ho probabilmente difettato nell’arte della comunicazione e dell’espressione.

Non ho mai inteso fare un inno al lassismo, o al sesso dissacrante, né ho mai tessuto un elogio al sesso godereccio
- 6 -

Né mi sento in alcun modo di rappresentare gli aspetti deteriori della sessualità
Figurati che gli appunti relativi all’articolo incriminato li ho scritti nella mia stanza d’albergo di Manila, dove gironzolavano in continuazione delle ragazze bendisposte e niente male.
Sono sempre stato attento a non cadere nelle trappole, anche quando facevo le mie prime uscite in Asia e non ero nemmeno legato a una moglie o a una fidanzata.
Ai tempi in cui mandare un fax con l’ora di arrivo in aereoporto significava trovarsi nell’hotel di Manila, o Jakarta o Bangkok, con una bella fanciulla in bikini, ancheggiare nella tua stanza.
Le rifiutavo regolarmente, perché non concepisco il commercio sessuale, incurante se le ragazze e gli stessi miei generosi clienti si offendevano.
Sono vaccinato a queste cose. Lo ero già da giovanotto.

Cosa ho detto e cosa non ho detto

Ma non confondiamo le carte in tavola.
Non semplifichiamo e non travisiamo.
E distinguiamo tra il racconto ad effetto e la morale che da esso si può ricavare.
Ho detto e ripetuto che il sesso è forza importante, ma positiva, desiderabile e divina? Sì, e lo ribadisco.
Ho detto che è da canalizzare adeguatamente se manca la possibilità di appropriato sfogo? Sì.
Ho detto che se non viene sublimato diventa represso e finisce per provocare disastri? Sì.
Ho detto che il sesso va usato, il più e il meglio possibile, nei modi virtuosi che non causano danni? Sì.
Da dove arriva la tua demonizzazione? Come si giustifica?
Non sono affatto filosofo del lassismo né sono un filosofo del male.
Dire che sesso e amore, anche fisico, anche libero, anche fuori delle gabbie sociali-religiose-pseudospirituali, possono essere strumenti di progresso e non necessariamente di degrado, è forse sbagliato?

Il mio esempio personale

Non sono un santo nel senso di essere casto e puro e di ambire ai voli spirituali.
I miei pensieri sono costellati in continuazione da situazioni impudiche e rocambolesche.
E’ una questione di giocosità, di dissacrazione e di fantasia.
Non significa che io frequenti luoghi di perdizione o che inciti la gente a farlo.
In fatto di sublimazione del sesso ne so di certo qualcosa.
Ho sempre studiato da quando ero ragazzo.
E ho pure lavorato intensamente per guadagnarmi la mia indipendenza economica e spirituale.
E per una trentina di anni ho praticato sport, bazzicando campi e stadi di mezzo mondo, offrendo il buon esempio, e insegnando agli altri ragazzi a comportarsi correttamente, non solo a livello alimentare.
Mi sono pure sposato con una ragazza che mi ha poi dato due fantastici ragazzi che si distinguono per essere gentili e rispettosi.
Alla fine non sparo a zero contro il matrimonio. Spiego piuttosto le incongruenze e le false attese che si nascondono dietro tale formula in rapporto al sesso.
Sono una persona tutto sommato equilibrata e felice che non ha bisogno di consulenze mediche o psicologiche, né tantomeno sessuali.

Qualche errore si fa sempre

Qualche errore l’ho commesso anch’io. Ma non tale da sballare la vita a me o agli altri.
- 7 -

Se devo dare un giudizio su me stesso è tutto sommato positivo.
Se uno non conosce e non ama se stesso non può pretendere poi di conoscere e di rispettare il prossimo suo.
Quanto ai miei scritti sul sesso, posso anche aver esagerato.
Ma la storia di quel prete è vera.

Un confronto tra gli anni allegri e spensierati e la situazione odierna

L’avere poi decantato l’atmosfera allegra, amorosa e spensierata degli anni 60-70-80 era solo inteso a fare un confronto con la situazione odierna, dove i ragazzi troppo spesso passano dalla televisione al computer, vanno in discoteca, fumano e si fanno spinelli, conducendo una vita assai meno sana, schivando il sesso senza sublimarlo.
Alla fine, molti di essi finiscono per cadere nella trappola delle musiche sballanti, del consumismo sfrenato che gli abbiamo costruito addosso, della mancanza di valori, del distacco accelerato dalla natura, ed anche del bigottismo religioso e sociale che continua ad imperare nonostante le apparenze contrarie.
Tutte cose che non promettono nulla di buono per il futuro della società umana.

Alcune reazioni alle nostre diatribe sessuali

A dimostrazione di quanto sia complesso il fenomeno sessualità e di quanto diverse siano le reazioni al nostro dibattito ho ricevuto alcune reazioni:

1) Una lettrice di Udine mi ha chiesto di non spedirle più i miei scritti. E sarà accontentata

2) Altre due lettrici si sono dette invece entusiaste e di seguire con interesse il tutto

3) Un lettore di Roma ha detto che lui e sua moglie seguono teorie spirituali, per cui gli articoli sul sesso li accantonano semplicemente, mentre seguono con vivo interesse gli scritti salutistici.

4) Una donna lombarda mi ha inviato un commento qualificato che riporto qui di seguito:

A) Mi sento di essere l’anello mancante tra te e Franco Libero.
B) La sessualità ha molto a che fare col mangiare.
C) Il crudista come te capisce meglio di sesso e di realtà sessuale perché è molto più disintossicato della maggioranza.
D) Le turbe sessuali ed affettive possono diventare turbe digestive.
E) Il sesso è di gran lunga il fatto più importante per l’essere umano, anche se non tutti se ne accorgono.
F) Chi se ne accorge meglio è colui che riesce a fare almeno un’ora di meditazione al giorno, verificando quali mostri, quali estasi (divine o diaboliche) e quali beatitudini ha dentro di sé
G) La sessualità ha molto a che vedere col sacro e con Dio.
H) La sessualità ha a che vedere con l’Io, che è pure divino ma anche luciferino.
I) La sessualità è grande iniziazione.
J) Tu a volte la svilisci, e dai l’idea di non conoscere a fondo la donna o di non rispettarla abbastanza.
K) Col tuo animalismo riservi più attenzione agli animali che alle donne.

- 8 -

L) Fai vedere che le donne ti interessano più per divertimento che per altro (come attenuante è che le donne stesse non si rispettano).
M) Tizia e Caia sono le puttane, e la moglie è santa: Che palle!
N) Sono totalmente d’accordo con te sulla frattura esistente tra la filosofia animalista di Franco e il rispetto che egli dichiara per le sacre scritture.
O) Quanto al pensiero di Franco su Gesù e Maria, Gesù ha avuto più donne, compresa pure inizialmente la o le sacerdotesse. Maria ha concepito suo figlio essendo stata violentata da un soldato romano di nome Jesuà Ben Pandirà, da cui le grandi iniziazioni che ha dovuto subire il figlio. La religione ebraica ha totalmente distrutto queste memorie che sono rimaste negli archivi della coscienza collettiva e possono essere verificate.
P) Quello che dici su Maria è giustissimo. Il concetto della verginità è letteralmente offensivo per tutte le donne e le madri normali del mondo, in quanto le relega al rango di madri peccaminose e plebee, di generatrici di serie B.
Q) L’uomo e la donna di oggi si sono evoluti, e possono finalmente fare una doccia prima e dopo. Non sono d’accordo. Non è affatto consigliabile farsi la doccia dopo, e nemmeno lavarsi le mani, perché dopo l’atto si è carichi di forza come una potente centrale elettrica (e l’acqua disperde l’energia)

Conclusione

Mi ritengo una persona di alta spiritualità al pari di qualsiasi asceta.
Esistono diversi tipi di spiritualità. La mia è diversa dalla tua. La mia è una corpo-spiritualità.
Nell’istante in cui mi staccherò da terra diventerò volentieri tutto spirito, ma solo allora e non un minuto prima.
Ritenere che corpo sia male e spirito sia bene può essere un errore grossolano.
Pensare che sesso e godimento reciproco siano negativi e che purezza significhi perfezione è un altro errore.
Si tratta comunque di opinioni terrene, e non certo dogmi divini.
Quanto al tentativo di voler farti cambiare opinione e viceversa, non è nei miei piani.
Non serve poi scrivere dei libri per dimostrare chi ha torto o ragione sull’argomento.
Ho detto più volte che c’è spazio per una gamma di opinioni.
Tu, caro Franco, vai bene così, non devi essere cambiato in niente.
Nemmeno a me però servono lezioni di morale

La firma dissociata dalla AVA

La firma dissociata dalla AVA per i motivi citati va bene, sempreché si tratti di accortezza politica.
Se fosse invece patentino di indegnità le cose sarebbero diverse.
Anche perché non vedo con quale spirito potrei firmare altri articoli canonici in associazione, od anche mantenere i correnti impegni comuni con l’AVA.
Non è facile essere degni o indegni a fasi alterne e a seconda dell’argomento che si tratta.
O si è degni sempre o non lo si è mai.
Spero tu sia d’accordo almeno su questo.

Valdo Vaccaro

A TAVOLA COI SANTI, A LETTO COI PECCATORI

VALDO VACCARO HK LTD Recapito Italia – Home/Office mail address:
- Asia Region Representative - VALDO VACCARO
15F, Siu Ying Bldg -151 Queens Rd Central Via S. Giuseppe, 96 – 33019 Tricesimo-Udine
Italy
Hongkong Tel +39-0432-854326, fax 0432-660046
valdovaccaro@libero.it

FREE AND INDEPENDENT SCHOOL OF BEHAVIOURAL AND NUTRITIONAL SCIENCES
______________________________________________________________________________________


10 Gennaio 2009

A TAVOLA COI SANTI, A LETTO COI PECCATORI

La scelta irrinunciabile della verità e della franchezza

Chi fa il nostro lavoro viene visto spesso, giusto o sbagliato che sia, come un maestro, come un insegnante di vita, un educatore che spinge i lettori in una determinata direzione.
E’ una posizione delicata in quanto si diventa un po’ l’ago della bilancia.
Ogni argomento al mondo può essere visto da mille lati opposti, da mille prospettive, da differenziate lenti di ingrandimento che ne esaltano un particolare aspetto piuttosto che un altro.
Se l’oggetto in discussione è di tipo alimentare, ci andiamo a scontrare con dietologi, cuochi e nutrizionisti.
Se è di tipo salutistico-naturale ci misuriamo con medici e farmacisti.
Se è di tipo etico e sessuale, tocchiamo sessuologia e filosofia, ma finiamo per scontrarci pure con tutte le religioni.
Queste sono, volenti o nolenti, le caratteristiche della scienza comportamentale, quella che implica alla fine delle scelte motivate, univoche, convergenti, coerenti.
Non possiamo esimerci dal puntare inevitabilmente alla franchezza ed alla verità.
Esiste poi davvero la verità, o ne esistono 2 o 7 o 50?
La verità esiste ed è una sola. E, purtroppo, non sta mai nel mezzo, come molta gente pensa o vorrebbe.
Sarebbe troppo facile.
Trovi i due estremi, tracci un punto equidistante e il gioco è fatto.
Non esiste la media tra una posizione giusta e quella sbagliata, tra il bene e il male, tra il bello e il brutto, tra il giusto e l’ingiusto. Possono al massimo esistere dei punti aggiuntivi o diminutivi intorno agli estremi.
Le posizioni mediane sono sempre amorfe, mediocri e svianti.
Dovremo quindi sempre usare la pazienza e il metodo scientifico per approdare a delle conclusioni e a delle regole, sempre tenendo in testa l’obiettivo prioritario ed obbligatorio della verità.

Convivenza di diversi caratteri, esperienze, posizioni

Un esempio tipico della diversità estrema tra le persone è quella che si verifica in continuazione tra uomo e donna all’interno della famiglia, dove l’uno dice bianco e l’altra dice nero.
Un altro esempio, eclatante quanto basta, è quello tra il presidente dell’AVA Franco Libero e me medesimo.
Ci vogliamo bene come dei fratelli e ci capiamo al volo su tutto in termini di etica, animalismo e di alimentazione naturale, ma se andiamo a toccare un problema importante e fondamentale come quello della sessualità e della religione, sprizzano a volte simpatiche e fantasmagoriche scintille.

- 2 -

Lui vorrebbe parlarne apertamente (sul che mi trova d’accordo) e trovare una linea comune e coerente (dove invece esistono troppe difficoltà per farlo).
Non si può, dice, affrontare i nostri temi igienistici ed etici con efficacia se non prendiamo posizione e non risolviamo dubbi e domande pure sul sesso.
L’energia sessuale investe la persona umana, la condiziona, la qualifica.
Il sesso è una forza travolgente. Va affrontato e spiegato e, parlando di sesso, si va anche a toccare l’altro aspetto delicato che è quello della religione.
Facciamo dunque un tentativo e buttiamoci in quello che potrebbe essere un gioco al massacro ideologico, senza però intaccare minimamente la nostra amicizia e la nostra fratellanza.

I punti in comune sono chiari ed importanti

Il nostro comune obiettivo è di dire e fare le cose giuste, giuste in terra e giuste in cielo, giuste in teoria, in scienza ed in etica, giuste nel fisico, nel cuore e nell’anima.
Abbiamo accertato alcuni punti assoluti in comune come:

1) La logica e la necessità di difendere al 100% l’incolumità, il rispetto e l’amore verso gli ultimi, verso le
creature più tartassate dall’uomo che sono gli animali cosiddetti da carne, da pesca e da caccia.
2) La logica e la necessità di riconoscere l’unicità e la peculiarità del corpo umano, dotato di cuore-mente-
anima, forme, meccanismi e funzioni, che sono tutte quelle di un essere fruttariano-vegetariano.
3) La logica e la necessità di promuovere una dieta a forte prevalenza crudista, senza carne, senza latticini, senza pesce, e col minimo possibile di sostanze confezionate, cotte, concentrate, trasformate.
4) La logica e la necessità di spingere la nostra coerenza ai nostri articoli di vestiario e di arredamento, evitando il più possibile l’utilizzo di scarpe, cinture, portafogli e borse in pelle, di sedili, sedie e divani in pelle, preferendo infine gli articoli in cotone a quelli in lana.

Due posizioni estreme a confronto senza mezze misure.
Arrivati alla sessuologia sprizzano scintille.

Perché siamo così diversi? E chi ha torto o ha ragione?
Penso di fare cosa gradita a noi stessi, ma anche ai molti lettori che ci seguono, offrendo la nostra querelle filosofica sottoforma di aperto confronto e dibattito.
Nessuno dei due va al night, in discoteca, o a cercarsi qualche puttanella.
Entrambi abbiamo famiglia e persone da rispettare, per cui ci comportiamo in modo socialmente decente ed irreprensibile.
Eppure, arrivati al sesso ed alla religione, ci diamo botte da orbi o quasi.
Gli ho inviato un articolo di intrattenimento più che di educazione, che sapevo essere irriverente e beffardo dal titolo L’elogio della castità, non per offendere qualcuno, ma inteso soprattutto a sdrammatizzare l’argomento, e a farci fare possibilmente un paio di terapeutiche risate.
Un articolo che intendeva evidenziare la differenza tra i bei tempi del sesso innocente e spensierato di quando non c’erano computer-televisioni-telefonini e bufale Aids, e i brutti tempi di oggi nei quali la gioventù tende a nascondere il travaglio e il malessere che cova, senza sfogare i propri istinti e senza nemmeno sublimare o canalizzare la sessualità in modo opportuno, con conseguenze fisiche e psichiche non ancora sufficientemente valutate, ma di sicuro devastanti.



- 3 -

Franco non lo ha inteso a quel modo, non ne ha colto lo spirito nel mio stesso modo, e si è soffermato sui toni forse troppo piccanti e dissacranti, e mi ha chiesto di farlo sì eventualmente circolare, ma senza alcun riferimento alla AVA. Come dire una piccola bocciatura.

Le posizioni di Franco Libero su religione e sesso

Grossomodo, le posizioni di Franco sono allineate con quelle della migliore tradizione Cristiana.
Anzi, egli è molto più avanzato, rigoroso e coerente dei religiosi con la tonaca.
Il sesso per lui è una forza dirompente che deve assolutamente essere incanalata, imbracata e sistemata in modo acconcio e conveniente, al pari dell’energia che ti arriva in casa dai fili dell’alta tensione, passando per una cabina elettrica che la riduce già ai canonici 220 Volt.
Pur sentendosi maledettamente maschio, è diventato un vero asceta, un perfetto dominatore dei propri impulsi, tramite quella meravigliosa istituzione che è per lui il matrimonio cristiano, per cui non c’è altro sesso al di fuori di quello coniugale.
La mia opinione è che la sua situazione di perfetta e totale armonia famigliare, che non oso mettere in dubbio o discussione, conoscendo di persona la sua bellissima famiglia, non è merito del matrimonio cristiano in sè ma piuttosto della qualità individuale sua e di sua moglie, e del perfetto accordo raggiunto tra due metà della stessa arancia ritrovatesi a combaciare in maniera virtuosa e miracolosamente rara.
Franco, nel suo breve commento al mio articolo, dice quanto segue.
Abbandonarsi al sesso e ai pensieri lussuriosi è la cosa più semplice della vita, ma porta a conseguenze negative e gravi. Io attribuisco al sesso ogni danno possibile e immaginabile, mentre tu lo ritieni uno dei piaceri principali della vita. Vedo bambine stuprate, aborti, famiglie sfasciate, mariti traditi che uccidono, donne che non ci stanno e vengono violentate.
Senza contare poi che Gesù, l’uomo più grande e importante della storia, almeno per chi ci crede, era casto.
Disprezzare e dimenticare poi la castità di Maria, che è alla base della incarnazione, non è cosa di poco conto.
L’uomo deve essere capace di dominare se stesso.
Quanto a noi, in AVA, la nostra rivoluzione sta nel rendere l’uomo libero da ogni condizionamento fisico, mentale, morale e spirituale, e quindi da ogni cosa dominabile.
L’uomo perfetto deve vivere non di soddisfazioni sensuali, ma di altri piaceri da raccogliersi nella dimensione spirituale.

Le mie posizioni contrastanti

Premetto che è stato Franco a chiedermi di toccare questo argomento, e che io lo misi a suo tempo sul chi va là, sapendo che il mio sentire non collimava col suo.
E mi trovo pure tra due fuochi. Nel senso che ho amici qualificati che mi leggono volentieri ma che gradirebbero minore ripetitività e minor tornare sempre sulle stesse cose, in quanto già si sa in partenza dove andiamo a parare, e diventiamo così a volte noiosi ed inascoltati, col rischio di danneggiare la nostra stessa causa.
Detto ciò, vediamo quali sono intanto le mie idee religiose.
Per principio ho il massimo rispetto di ogni credo e di ogni idea, anche se amo spesso misurarmi con chi sta su posizioni diverse.
Giudico le persone per come si comportano e non per le religioni cui appartengono.
- 4 -

Sono sostanzialmente d’accordo con Franco sulla necessità di dominare se stessi, ed anche sul fatto che la nostra rivoluzione (meglio dire missione) deve rendere l’uomo libero da ogni condizionamento.

Dominare se stessi sì, ma non al punto di librarsi in cielo mentre siamo ancora in terra

Ma, attenzione, questo vale entro certi limiti, perché se uno si libera di tutto, come dice lui, non è più un uomo naturale fatto di corpo-cuore-anima, ma è un ente spirituale, ovvero un autentico e quasi sdegnoso-indignato dio in terra.
Librarsi in cielo con la nostra anima è cosa bellissima, ma quando viene il momento.
Io amo profondamente me stesso in tutti i miei aspetti terreni. Non ho alcuna fretta di anticipare l’evento.
Non trovo niente di sconcio e di negativo nelle fantasticherie erotiche mie o in quelle della gente in generale.
Non mi voglio affatto liberare anzitempo delle mie giuste e naturali voglie.
Per me non c’è proprio nulla di brutto, malvagio, peccaminoso o imbarazzante nel sesso.

Due serie obiezioni sul concetto di verginità mariana

Ed ecco allora che andiamo all’aspetto religioso.
L’idea bella e gentile di Gesù, sia bambino che adulto, rappresenta già di per sé un valore.
Il buon cristiano che crede in quella idea, che si raffigura in quel modello idealizzato di bontà-umiltà-saggezza, tende a comportarsi bene, a non essere barbaro-falso-crudele-impostore. Fin qui non ci piove.
Al limite, una madre che venga fecondata dallo Spirito Santo, e che incarna poi il bimbo divino, può pure essere rispettata, ma due cose devono essere assolutamente annotate:

1) Che storicamente il bambino nato da una vergine è un archetipo comune a molte religioni

- Egizi (Horos, figlio della vergine Iside)
- Persiani (Adonis, figlio della vergine Ishtar)
- Greci (Perseo, figlio della vergine Danae)
- Romani (Tullo Ostilio, figlio della vergine Ocrisia)

Chi mi vieta che un giorno o l’altro, ammesso e non concesso che mi sembrassi troppo buono e gentile, possa anch’io pensare o far credere a un Valdo figlio della vergine Smigliana e di Zeus, facendo rivoltare il mio vero padre nella tomba? Lo stesso ragionamento può essere fatto da tutti, ovviamente. Non siamo forse tutti figli dello stesso Creatore?

2) Che questo concetto della vergine Maria è letteralmente offensivo nei riguardi di tutte le comuni donne del mondo, di tutte le madri del mondo, relegandole allo scomodo rango di madri peccaminose e plebee, di generatrici di serie B.

L’equazione sesso=peccato è tipica delle religioni desertiche e senz’acqua

Il concetto di sesso uguale cosa vietata, sporca e peccaminosa è tipico delle religioni desertiche e montane, dove non si trova con facilità l’acqua da bere ed in particolare l’acqua per lavarsi.
L’uomo di oggi, almeno su questo, si è evoluto, per cui può anche farsi una bella doccia, sia prima che dopo, e altrettanto può fare la donna.

- 5 -

La sporcizia non è una questione di acqua? E allora mi si dica dove sta tale sporcizia? Nella mente? Nella mente di chi?
Il concetto poi di sesso uguale matrimonio mi è, per motivi di realismo fisiologico e mentale, ancora più estraneo.
Non perché voglia essere poco gentile nei riguardi di mia moglie, o perché mi metta a correre dietro ad ogni pulzella che gira. Ma semplicemente perché odio l’ipocrisia. Sarei falso se dicessi che le altre non le guardo e che non mi interessano.
Pensavo anch’io che col passare degli anni mi sarei dato una calmata.
Ma mi sta succedento esattamente l’opposto. Più mi stagiono e più mi piace quello che vedo intorno.
E non ho alcun desiderio di tagliarmelo, come diceva Ugo Tognazzi, o di tapparmi gli occhi.
Ringrazio piuttosto Dio di concedermi la gioia di andare in subbuglio ed in solluchero per un bel petto o per una superba scollatura.
Riconosco tuttavia che il matrimonio tra un uomo e una donna non è sempre e non è necessariamente una valle di lacrime e una penosa sopportazione reciproca.
Può succedere infatti che, in casi piuttosto rari, esso simboleggi il trionfo dell’armonia, per cui l’uomo canalizza ogni sua energia in modo esclusivo e totale verso la sua metà, e realizza la mitica pace dei sensi.

Santo e peccaminoso, sacro e profano

Franco è nel suo campo la perfezione, ovvero il punto di arrivo. Non esagero a dire che Franco è un santo.
Per me ci sono comunque cose sante e cose non sante nel mondo che ci circonda e nella stessa religione.
Santa è la bontà naturale della gente, cristiana, islamica o buddhista, atea o laica poco importa.
Santa è l’immagine che i cristiani serbano del loro Gesù, l’immagine che i magrebini hanno del loro Profeta, l’immagine che gli orientali hanno del loro Buddha.
La bontà idealizzata infatti non ha colore e non ha prezzo. Essa è pura.
Santi non sono i macellai che squartano le bestiole.
Santi non sono i cacciatori che impallinano la selvaggina.
Sante non sono le persone correttamente informate che continuano però a mangiare proteine animali.
Santa non è la chiesa che ha assassinato milioni di persone e bruciato libri del passato di inestimabile valore.
Santi non sono i libri, le bibbie ed i vangeli con tutte le loro contraddizioni e le loro violenze.
Santo non è quel dio padre che incita sue creature a torturare e sgozzare ogni possibile animale, a passare a fil di spada altri uomini, donne e bambini delle tribù che non gradisce.
Santo non è quel figlio di dio che annega maiali, consuma animali sgozzati e beve vino, che insegna alla gente a pescare, anziché a rispettare la vita nell’acqua e fuori di essa.

L’augurio sincero a Franco Libero perché riesca a comporre una profonda contraddizione
Credo in un Dio che è in attesa di essere cercato, capito e trovato.

Auguro a Franco Libero di trovar modo di comporre questa evidente frattura-contraddizione-dissonanza tra la propria filosofia animalista e il rispetto integrale che ha per le cosiddette sacre scritture.
Io non mi ritengo ateo.
Credo che esista un ordine, delle leggi e un creatore, qualunque forma esso abbia.
Ma, mi sia concesso, ho la certezza assoluta che il Dio che la gente cerca e pretende non è affatto il Dio delle scritture.
Ho la certezza assoluta che il nostro Dio è ancora là in attesa di essere cercato, capito e scoperto.

- 6 -

Rossana e Franco, due che fanno davvero uno

Capisco Franco e Rossana che sono il prototipo vero di questa situazione.
Farei un peccato mortale a scalfire con un pensiero negativo, con un sospetto o con una qualsiasi allusione il rapporto che esiste tra di loro.
Franco non è solo presidente dell’AVA, è pure un grande artista che scrive ottimi libri e dipinge magnifici quadri. Non è persona sbadata o incoerente.
Non è filosofo da potersi contraddire con argomenti da due soldi.
Non è un manipolatore o un mal-repressore dei propri istinti.
Franco è l’ottimo esempio, il maestro e il modello da seguire
Quanto a dire però che la sua personale esperienza sia facilmente replicabile, ce ne passa di strada.

La prima vera causa di divorzio e di separazione è il matrimonio stesso

La prima e unica causa di divorzio nel mondo è il matrimonio stesso, la stessa formula matrimoniale.
La Liz Taylor, cattolica osservante, pare si sia sposata e divorziata almeno una dozzina di volte, come diverse altre sue colleghe dello schermo.
Perché non farlo allora 20 o 200 o 1000 volte? Così una va sempre a letto con suo marito, ovvero col suo nuovo marito, restando pura e fedele per sempre di fronte a Dio?
Perché non fare una bella legge democratica e popolare, a basso costo e non per i soli artisti, per cui ci scegliamo tutti, volendo, un nuovo partner al giorno, alla settimana o al mese?
Ci prendiamo senza troppi ripensamenti chi ci piace e pare.
Ci divertiamo da matti tutti eccitati, perché nel sesso la curiosità e la novità sono fondamentali, e poi alla sera, o a fine settimana, quando ci siamo stufati perché ogni buona minestra stufa, le diciamo ciao-è-stato-un-piacere e passiamo in municipio a timbrare in due minuti un certificato di fine rapporto.
Se si fa in massa, la cosa diventa semplice ed economica come timbrare un cartellino in fabbrica.

Nessuna mummia e nessun imbalsamato in casa

Matrimonio gratis e divorzio gratis.
Tutti sposati in quel solo giorno o in quella sola settimana.
Ehi, ciao. Ti presento mia moglie Gina.
Sta con me fino stanotte.
Ma se ci troviamo bene facciamo una replica anche domani.
Tutti puliti, liberi e contenti. Nessuno geloso.
Nessuno che deve sopportare un coniuge preso per costrizione, per errore o per consuetudine sociale. Nessuno ad annoiarsi mortalmente con un murato a vita che ti fa sentire pure murato a vita.
Nessuna mummia e nessun imbalsamato in casa.
E gli eventuali figli? I figli se li cura l’Asilo Nido pagato da tutti, con ottimi maestri e splendide insegnanti.
I padri non servono già più.
Seguiamo la traccia delle mucche che, in fatto di siringhe fecondatrici, sono più avanti di noi.
Una bella banca dello sperma con tanto di caratteristiche dei donatori e tante donne a scegliersi il seme che più le interessa.



- 7 -

Il guaio del matrimonio è che uno dei due componenti è un uomo, un infedele per natura

Perché la gente divorzia e si separa?
Per i soliti motivi. Perché le scelte sono balorde, spinte, forzate, affrettate, indotte, illiberali, condizionate.
C’è sempre di mezzo il fattore necessità, il fattore famiglia, il fattore società.
Per la donna, c’è il complesso della zitella che scatta quando ha già venti anni.
Per l’uomo, che se non prende moglie lo accusano di essere figlio di mamma o di papà, gli danno del fallito, del bamboccione, o addirittura del gay.
Un altro grosso guaio poi del matrimonio è che uno dei contendenti è uomo, cioè maschio, cioè infedele per natura (ancor più infedele della stessa donna).
In Friuli c’è una canzone popolare che dice E mia mamma mi diceva: Non sposar le donne more che son tutte traditore, Non sposar le donne bionde che son tutte vagabonde.
Forse l’unica chance che rimane è quella delle donne rosse, a patto che non se li siano colorati.
A livello concreto, proprio terra-terra, divorziare significa dover regalare il 50% del patrimonio alla ex-compagna.
Il consiglio quindi a tutte le lettrici giovani è di non perdere tempo. Sposatevi velocemente e divorziate il più spesso possibile, almeno fintanto che ci sono buoni merli in circolazione.

Matrimonio come soluzione del problema sessuale?

Io non ho figlie, da lanciare nel bel gioco matrimonio-divorzio, ma solo due figli maschi.
Sposarsi per incanalarvi il sesso? Per carità.
Glielo ho già detto che farebbero un gran buco nell’acqua.
Matrimonio significa infatti tutto fuorché sesso, mentre sesso significa tutto fuorché matrimonio.
Sesso è fame di qualcuno che non possiedi.
Sesso è curiosità, erotismo, novità, eccitazione, sfida, battaglia, guerra, conquista, preda, desiderio proibito, donna proibita, donna fuori dell’uscio, donna sullo schermo, donna d’altri.
Matrimonio significa equilibrio, stasi, fine del movimento, fine delle ostilità, sistemazione definitiva di ogni velleità, dunque morte sessuale.
La moglie diventa eventualmente una socia in affari, una educatrice dei figli, una sorella, una figlia, una madre, una simpatica o antipatica compagna di vita.
Tutto fuorché una buona amante capace di eccitarti, e la cosa diventa reciproca.
Tant’è che i maggiori sessuologi, e non solo Reich, definiscono il matrimonio come la tomba del sesso.
Non c’è logica infatti nel costringere due persone al coito continuato quando, per legge naturale, l’attrazione sessuale è inversamente proporzionale alla conoscenza reciproca.
Il gioco sessuale, da piacevole e interessante come dovrebbe essere, diventa un sadico accanimento di uno verso l’altro, alla ricerca disperata di qualcosa che c’era e non c’è più.
Un voler estrarre del sangue dal muro.
Un cercare l’eccitazione da una routine che non è più in grado di darla.

Morale sessuale non fa rima con Lassismo, ma nemmeno con Puritanesimo

Ragazze e donne violentate, mariti traditi, gelosie e drammi familiari, figli abbandonati, e via discorrendo, sono tutte cose disastrose e orribili, caro Franco.
Ma non sono dovute, come tu dici alla cattiveria del sesso in sé, o del sesso sfogato, o della libertà sessuale.
- 8 -

E’ vero invece l’esatto contrario.
Secoli e secoli di repressione sessuale hnno portato al pessimo fenomeno sociale della sessuofobia.
A quella forma di psico-patologia chiamata nevrosi del peccato, a quel voler vedere demoni e satanassi in una semplice funzione naturale, positiva, nobile ed impeccabile, in un dono che ogni creatura vivente ha per farne buon uso e frequente uso, possibilmente anche quotidiano, oppure per non usarsi affatto, per chi decide di non farlo, oppure per usarsi a Pasqua e a Natale per chi riesce a canalizzare l’istinto.
Vedere il diavolo nel sesso, come ha fatto da sempre la chiesa di Pietro e Paolo, significa bestemmiare il vero Dio, significa disprezzare una facoltà ed una energia che lui ci ha fornito.
Il risultato di queste repressioni e di questi oscurantismi, di queste ossessioni diaboliche, di questi terrorismi indecenti che gridano vendetta verso i cieli del mondo, hanno portato ai misfatti che tu hai giustamente evidenziato.

Il ruolo satanico dell’apparato ecclesiastico

La Chiesa, caro Franco, non ha soltanto insegnato alle genti a mangiare carni, a fare uso antropocentrico ed egoistico delle risorse.
Non ha solo insegnato alla popolazione mondiale che il sesso è peccato e che mangiare la carne non lo è.
La chiesa è stata come Pol Pot e peggio ancora di lui.
Ha eliminato sistematicamente nel corso dei secoli ogni idea e ogni libertà di pensiero.
Ha preso uomini e donne e li ha messi sopra una catasta di legna.
La stessa esatta cosa che farebbe oggi con me sedutastante, se non fosse stata depotenziata degli antichi poteri dell’Inquisizione.
La stessa cosa che farebbe pure con te, nonostante la tua santità, per il solo fatto di averla accusata di antropocentrismo.
Come Pol Pot ha perseguitato le idee e l’intellettualismo, arrestando e prelevando dalle abitazioni la gente per il semplice fatto di averle trovato in casa dei quaderni e delle penne biro per scrivere, o dei libri da leggere, o degli occhiali da vista.
La mente, ed anche il sesso, che fa parte integrante della mente, sono un dono di Dio.
Combattere questi doni significa creare contraccolpi individuali e sociali dalle conseguenze disastrose.

Il corpo umano, con inclusa la mente e l’anima, è la nostra vera e unica Sacra Scrittura

Se ben ricordi, scrissi alcuni mesi fa un articolo dal titolo Il corpo è un libro aperto.
Ebbene, il corpo umano è la nostra vera Bibbia da studiare, analizzare e capire.
Ma non con l’arma dilettantesca e mediocre dei raggi X e della vivisezione medica, e nemmeno con l’arma dell’immondo pregiudizio sessuo-religioso.
Quei libri che tu giudichi sacri ed affidabili, che contengono comandamenti giusti e fasulli assieme, sono stati concepiti, elaborati e manovrati, da gente che nulla a che fare con la vera creazione.
Trattasi di libri scritti, tramandati, discriminati e tradotti, non per onorare Dio, o per rendere migliore l’umanità, ma per i porci comodi dei sacri padroni di allora e di oggi, per controllare i popoli e tenerli in pugno con la paura, l’ignoranza ed il terrore.

Il nostro caso personale

Dopo questa piccola baruffata ideologica, tu ed io ci abbracciamo e andiamo a berci un bicchiere di succo d’ananas, per far stizzire il ministro Zaia.
- 9 -

Per me e per te, caro Franco, il problema del sesso esiste molto relativamente, per essere discusso con eccessivo fervore ed animazione.
Il problema per noi non si pone nemmeno. Una moglie a testa basta e avanza per entrambi.
Amanti segrete? Non facciamoci ridere.
Diventerebbero più aggressive e possessive delle nostre medesime amate consorti.
Per quanto mi concerne, una spizzicatina qua ed una là, corro il rischio di concedermela ogni tanto, non fosse altro che per non dimenticarsi del tutto il know how.
Ma non mento alla mia dolce metà, che è poi persona seria e quasi carabinieresca.
Amanti niente e puttane nemmeno.
Ma se una me lo chiede, oppure mi si offre volentieri, non mi rifiuto aprioristicamente di conoscere le sue grazie, visto che non coltivo ambizioni di santità né inseguo patenti di misoginia.
Appartengo a quella categoria che vede ogni colpo perso come una apocalittica disgrazia, come un peccaminoso spreco, come una offesa al fato e al creatore.

Il corpo vivo è tutto bello o tutto da buttare

Non attribuisco però a quel tipo di eventuale episodio sessuale grande significato ed importanza.
E non è nemmeno necessario fare i seri e dire con aria di coccodrillesco pentimento Guarda cara che una sera ho fatto questo e quello con Tizia o Caia.
Mica le vado a dire Guarda che ieri sentivo il ventre pieno e me ne sono finalmente liberato, quando il giorno prima mi sono intrattenuto nei servizi igienici.
Sesso leggero e superficiale come bere un bicchier d’acqua? Forse no. Anzi sì. Perché no.
Stringere la mano o dare un bacio a una signora è forse peccato?
E toccarle il seno col suo permesso? E un po più giù?
Che cominciamo a fare la geografia delle parti accessibili e di quelle proibite?
Guarda che il corpo è tutto bello e sacro o tutto da buttare.
L’anima è bella, e il corpo pure, finchè è vivo, si intende.
Ed è proprio per quello che predichiamo amore per la vita e rispetto per la morte, ovvero rifiuto del cibo obitoriale e cimiteriale.

A tavola coi santi e a letto coi peccatori

Il grande e spiritoso filosofo britannico Bertrand Russell, nel suo celebre Matrimonio e Morale, dà al mondo un ottimo consiglio.
Volete godere notti liete e pranzi piacevoli?
Mettetevi a tavola coi santi e a letto coi peccatori.
Mangiare con San Paolo e i suoi colleghi, ma anche con lo stesso Gesù, per quanto risulta scritto nei libri, era un autentico spasso, per gli amanti della cosiddetta buona cucina.
Le anfore di buon vino rosso non mancavano mai, la carne di agnello sgozzato nemmeno, e pure il pesce era onnipresente.
Il fumo, il digestivo ed il caffè espresso mancavano solo perché non erano ancora stati inventati.
Il sesso latitava, forse perché le donne si coprivano troppo e non si lavavano abbastanza per carenza di acqua corrente, al pari dei loro maschi, oppure perché poteva essere imbarazzante riportarlo.

Valdo Vaccaro - Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
- Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

UN CAMPIONE DI SIMPATIA E TRASGRESSIONE

VALDO VACCARO HK LTD Recapito Italia – Home/Office mail address:
- Asia Region Representative - VALDO VACCARO
15F, Siu Ying Bldg -151 Queens Rd Central Via S. Giuseppe, 96 – 33019 Tricesimo-Udine-Italy
Hongkong Tel +39-0432-854326, fax 0432-660046
valdovaccaro@libero.it

FREE AND INDEPENDENT SCHOOL OF BEHAVIOURAL AND NUTRITIONAL SCIENCES
____________________________________________________________________________________

23 Settembre 2008

UN CAMPIONE DI SIMPATIA E TRASGRESSIONE

Il mio amico Ted, simpaticone e briccone

Il mio amico Ted, 74 anni in un corpo e in uno spirito dinamico da cinquantacinquenne, è davvero una persona fuori dalla norma.
Al punto di volerlo tra le nostre fila, a dimostrazione di quanto si può essere brillanti e spumeggianti mangiando al meglio.
Invece lui, quel figlio di santa madre, sta proprio sulla sponda opposta a fare quasi da testimonial provocatorio a favore di chi mangia tutti i tipi di carne e di chi beve tutti i tipi di vino, con preferenza marcata per il Prosecco.
Attualmente abita sulle pendici della montagna che dà sul Golfo del Quarnaro, proprio sopra la cittadina balneare di Abbazia (oggi Opatija-Croazia).
La sua nuova villetta sta a due passi delle rovine della vecchia chiesa di Rucavazzo, la quale, per chi scrive, ha valore storico affettivo, in quanto è lì che si sposarono nel 1942 i suoi genitori.
L’eccezionalità di Ted sta nel parlare in modo naturale, disinvolto, colorito, fluente, la bellezza di sei idiomi: italiano, croato, tedesco, spagnolo, inglese e russo.
Le parla così bene dal poter raccontare qualsiasi barzelletta del suo ampio repertorio in ognuna di tali lingue.
Ma Ted non si distingue solo per quello.
Persona di vasta cultura, ma soprattutto di grande esperienza di vita.
Gira il mondo come me e forse anche di più, e non intende mica fermarsi.
Collabora con una azienda americana dell’Illinois, operante nel settore della utensileria speciale, e copre il mondo intero.
Lo trovi indifferentemente sugli aerei in Florida, a Chicago, in Colombia, a Pekino, a Johannesburg, a Singapore, insomma dovunque esista un jet e un aeroporto.
Lo trovi persino in treno, ad esempio sulla tratta Francoforte-Monaco, come è successo a me due giorni fa, al rientro dalla Fiera Automechanika.
Avevo appena sistemato all’ingresso del vagone la mia grossa valigia, e stavo cercando il mio posto numerato sulla carrozza per Munchen, in direzione Italia, quando sento lungo il corridoio brulicante di gente un Valdo, anche tu qui, che piacevole coincidenza. E’ destino che ci ritroviamo dovunque.

Una carica vitale contagiosa

Ted è di una simpatia davvero contagiosa, parla di tutto e su tutto con competenza e disinvoltura, con battute argute e con giovialità.
- 2 -

E’ l’elemento che ci vuole per trasformare un salotto triste e noioso in una piccola bolgia di allegria e di sana eccitazione.
Un vero intrattenitore. Un viveur doc.
Nelle ore precedenti all’incontro in treno, era arrivato al mio stand in fiera, e tra le varie opzioni offertegli 8acqua, bibita, birra e vino) aveva scelto e scolato due bicchieri di Prosecco, un nettare che americani, tedeschi e gli stessi francesi nemmeno si sognano.
Memorabili e spumeggianti, in perfetta linea con la sua personalità, le parole usate per il brindisi, stavolta in lingua spagnola, con me ed altri colleghi, più una signora pordenonese che attendeva paziente il ritorno di suo marito allo stand.
Salud, amor y pesetas, y chicas con tantisimas tetas.

Un salottino igienistico improvvisato in treno

Ed ora ci ritrovavamo a fare un ennesimo salottino in treno.
Noi due a fianco, il suo collega, piuttosto rabbuiato perché non capiva un acca di quanto dicevamo in italiano-inglese e spagnolo, e non riusciva a cogliere il nostro scaldarsi e il nostro argomentare.
Davanti a noi una splendida ragazza tedesco-colombiana acqua e sapone, con un elegante poncho, che si recava alla televisione di Monaco per un lavoro pubblicitario presso la rete televisiva bavarese e, alla nostra destra appena oltre lo stretto corridoio centrale, un passeggero tedesco con computer portatile acceso e pieno di documenti importanti, che venivano traditi in continuazione perché quello stava tutto orecchi in partecipazione attiva col nostro vivace e pittoresco dibattito sull’etica e la salute.

Giovialità e amicizia, ma anche qualche limite paradossale

Succede a volte di incontrare delle persone in continuazione e per anni, e tuttavia di non conoscerle in alcuni aspetti dettagliati ed approfonditi della loro personalità.
Ciao, abbracci, sorrisi, come stai, battute spiritose a Tokyo e Shanghai, e via alla prossima.
Stare invece seduti fianco a fianco per 3 ore, e misurarsi intensamente non su problemi tecnici o politici, non sulla solita fica su cui noi maschi doc ci troviamo regolarmente d’accordo, non sulle fattezze straordinarie delle donne di Cali in Colombia o di quelle di Chiang Mai in Thailandia, ma su argomenti più seri e profondi come l’etica animalistica e il vegetarianismo, è cosa estremamente diversa.
Questo discorso non inficia affatto il rapporto di amicizia e di sano cameratismo che ci lega.
E’ troppo intelligente e grande il Ted per farsi scalfire dai grossi difetti che ho riscontrato e che sono emersi nel corso del dibattito.
Ted del resto è dotato di acume sociale e di spirito diplomatico, e non si offenderà più di tanto se cercherò di correggerlo almeno un po’.
Prima che cominciassimo a parlare di etica, ha voluto descrivermi e presentarmi in spagnolo e in pompa magna alla passeggera di fronte, che era quasi sbalordita di trovarsi di fronte a due elementi così amici, frizzanti ed estroversi, ma pure così contrapposti e pungenti nelle idee basilari.
Valdo, aveva detto, è una di quelle persone che per la strada, o dovunque tu vada, non le incontri mai.
E’ fuori da ogni norma, da ogni schema e da ogni categoria. Come lo trovi, ritieniti fortunata. Da lui si impara sempre qualcosa di eccezionale e di fuori dalle righe, qualcosa che non potrai mai trovare di sicuro né sul Frankfurt Zeitung nè alla televisione per la quale lavori.
Poi, per ridare brio alla discussione ha piazzato la solita barzelletta dal sapore alquanto autobiografico.


- 3 -

L’esilarante salita al cielo di un viveur

C’è Joe, un viveur godereccio che, durante l’ennesimo atto sessuale, viso stravolto e sudato dal piacere, immerso e perduto tra i turgidi capezzoli della sua compagna del momento, si emoziona e si commuove oltre il dovuto, e finisce all’altro mondo.
Va chiaramente in Paradiso, come del resto tutti i viveur.
La grandezza di Dante non è in discussione. Resta però il fatto che egli era condizionato dalle sessuofobie medievali del cattolicesimo, ed in più era reso sterile e incompiuto da quella Beatrice troppo diafana, idealizzata e probabilmente frigida, che gli rende la vita difficile e lo costringe a sublimare ed incanalare tutta la sua virilità nella sua magnifica Divina Commedia.
In altre parole, se gliela avesse data, probabilmente avremmo avuto un maschio soddisfatto in più e una divino poeta in meno.
L’anima santa e immacolata del peccatore arriva dunque in Paradiso.
San Pietro la accoglie a braccia aperte e gli dice: Finalmente un’anima bella e generosa che ha fatto sempre e dovunque il suo dovere, che non si è mai risparmiata, che ha reso felici , magari per un attimo fatto di 2 o 3 ore, mille donne di tutte le razze, senza usare il preservativo, senza prendere l’Aids, e senza lasciarle in cinta, chiaramente.
Ecco, ti riservo un posto sulla parte sinistra del Paradiso, non lontano da Dio Padre Onnipotente.
Una zona, come vedi, serena ed ovattata. Senti come cantano felici e spensierate le varie anime?
Siamo nel regno della felicità pura. Ti va bene così o preferisci qualche altra sistemazione?
Joe osserva per un po’ la scena paradisiaca, poi chiede preoccupato a San Pietro:
Ma qui ci sono le donne o no?
Certo che ci sono le donne, risponde Pietro, esistono a livello virtuale, teorico, spirituale, esistono col loro delicato e impalpabile corpo eterico ed astrale, come spiriti allo stato puro che volteggiano nell’aria e ti avvolgono in un alone di profumo e di musiche divine.
Ma, Pietro, ribadisce Joe, intendi dire che posso ancora palpeggiare, mordere, stimolare, penetrare.
In parole più franche e terra-terra, quassù si chiava o non si chiava?
No, cara anima scopatrice, l’unica chiave di quassù è quella che vedi tra le mie mani, e serve ad aprire la porta dei Cieli.
Quassù siamo a livelli celestiali.
Mica stiamo nei bassifondi dell’anima.
Le attività e le sporcaccionerie terrestri, per quanto apprezzate e incoraggiate dal buon Dio, andavano benissimo sulla Terra, ed è per questo che hai usufruito di un pass diretto peri l’Eden, e non sei invece finito tra le fiamme come tutti quelli che pensano egoisticamente a pregare, a fare penitenza, a illudersi di guadagnare in quel modo astruso dei meriti divini.
Il Padreterno apprezza da sempre l’azione concreta, la dedizione assoluta alla vita che ha creato, l’amore sviscerato, fisico e spirituale, per se stessi e per gli altri.
E’ così che ti sei guadagnato il Paradiso.
Joe scuote la testa e poi, occhi verso il basso dice: Non vorrai mica dire che laggiù nell’Inferno c’è gente che continua a farlo per davvero?
Certo. È così. Qualche scottata sulle palle e sulle chiappe la prendono pure, ma senza esagerare, perché nostro Padre, non dimentichiamolo, è severo, ma non è sadico, e guarda ad ogni cosa con la massima misericordia.
Ma allora, ribadisce Joe, i preti fanno apposta di predicare la castità, scatenandosi peraltro sui capponi allo spiedo e sui polli alla diavola. Tanto sanno già di finire nell’Inferno, e di ritagliarsi così una vita infernale di seduzioni e di piacere, magari con qualche punzecchiata di forca qua e là sul sedere.
- 4 -

No caro mio, Dio mica è scemo.
Quelli la pensano magari in quel modo, ma fanno male i loro calcoli. Finiscono infatti tutti al Limbo, annoiati e imbalsamati a vita, come poi si meritano.
Hanno detto troppe bugie. Hanno distribuito troppa iniquità. Hanno sviato e fatto penare inutilmente troppa gente.
Senti Pietro, riprende Joe, mica Dio si offende se gli chiedo di andare all’Inferno?
Sai com’è, è tutta una questione di compatibilità e di carattere.
Penso di essere più tagliato perle donne focose e lussuriose, lascive e carnali, e mi pare che quassù andrei facilmente in crisi di adattamento.
Non temere Joe, Dio non ha motivo di offendersi. L’Inferno, il Limbo e il Paradiso sono sempre casa sua.
Ma vuoi forse un pass turistico temporaneo, così vai a dare un’occhiata da vicino e poi magari decidi?
No, no. Ho già deciso. Dammi pure un trasferimento definitivo.
Meglio il profumo di bettola. Sono davvero allergico all’incenso e alle voci bianche.
Sopporto meglio i dispetti e gli sghignazzi del diavolo, che le soffici carezze virtuali, le ovatte e le bambagie del tuo Paradiso.
E fu così che Joe, continuò in eterno la sua bella vita di bassezza e perdizione nei bassifondi dell’Inferno,
spiato a vista non solo da Pietro, ma pure da una caterva di preti bramosi e famelici, costretti a fare gli eterni guardoni dai parapetti del Limbo.
Come dire una storia a lieto fine, conforme poi alle direttive ottimistiche e costruttive, ai gusti piacevoli e disinibiti di Dio Padre Onnipotente.

Ted e la sua etica bislacca

Ogniqualvolta metti Ted alle strette, trova il modo di sgattaiolare e di piazzare la sua ennesima battuta.
Quando dico che le mie teorie partono da considerazioni di tipo etico, si dice pienamente d’accordo, e che troppe sono le persone che maltrattano il proprio cane e il proprio gatto.
Gli ho detto che non sono quelli gli animali cui mi riferivo.
Quali allora?
Tutti gli altri. In prima fila i vitelli, i porcellini, le anatre e le galline, e tutti quelli che finiscono nelle pentole e nelle grigliate dei bipedi cannibali, i quali, per mandare giù al più presto il sapore di morte che risale dallo stomaco, trangugiano caraffe di vino e bicchierini di brandy.
Non lo avessi mai detto. La tensione culturale nascosta di poco prima diventa all’improvviso guerra senza quartiere..

Ted Bastian Contrario

Io a costruire e lui a distruggere.
Il corpo umano fruttariano-vegetariano? Nemmeno per sogno.
La dentatura umana? Fatta appositamente per sminuzzare la carne, e berci subito dopo un buon bicchiere di rosso.
L’anatomia, l’antropologia, le varie scienze dicono il contrario? Padrone di farlo. Non credo ai medici e non credo agli scienziati. Credo solo a me stesso.
L’uomo che ha il suo latte di donna col solo 4-5 percento di proteine? Se è vero, ciò vale solo per il periodo dello svezzamento.
Il latte di mucca che ha il 15 percento di proteine? Ma se mangia solo erbe e fieno.
Pitagora che sostiene le diete basso-proteiche? Ma se ha solo scritto il famoso teorema sul triangolo retto.
- 5 -

Leonardo da Vinci che definisce crimine l’uccisione di un animale? Ma se era capellone e pederasta.
L’esperimento di Cambridge? Mai sentito. Comunque non mi fido degli inglesi.
Gli errori clamorosi della Fda? Non mi interessano. Sia le loro prodezze che le loro cantonate mi lasciano indifferente.
Le scimmie sono fruttariane come noi? Neanche per idea. Gli scimpanzé mangiano carne più che volentieri.
Gli animali che soffrono, pensano, sperano, capiscono? No, non ci siamo. Stanno lì solo per questo. Quello che avviene, avviene perché deve avvenire.
Il sangue umano alcalino e quello dei carnivori acido? Non ci avevo pensato. Mi documenterò.
La carne e il caffè che rilasciano acido urico e il corpo umano privo di enzimi urikase per biodegradarlo?
Non ci avevo pensato. Mi documenterò.
Le proteine animali che acidificano e ossidano moltiplicando radicali liberi? Non ci avevo pensato. Mi documenterò.
Lo stomaco umano privo di acido cloridrico a sufficienza per demolire le proteine in aminoacidi? Non ci avevo pensato. Mi documenterò.
I Vilacamba e gli Hunza, vegetariani? Ma se mangiano capre tutti i giorni.
La associazione carne-vino che fa male? Ti sembra che io sia davvero messo così male?
No, Ted, non sei affatto messo male.
Ma saresti di sicuro molto più pimpante ancora se non ti drogassi in continuazione e se non vivessi in quella continua accelerazione che rischia prima o poi di fartela pagare, cosa che io, per la simpatia che comunque emani, non mi sogno per niente di augurarti.

L’intervento del passeggero accanto

L’amico Hans, biondo, leggermente barbuto, occhiali da intellettuale, è stato tutto il tempo con l’orecchio verso il nostro salottino, e quando scrivevo qualche appunto o qualche dato sul blocchetto notes, non ne perdeva nemmeno uno.
Pareva per un po’ scettico, e quasi allineato con le posizioni pessimistiche di Ted.
Ma alla fine ha convenuto che il problema della crudeltà contro gli animali esiste eccome.
La violenza contro di essi è una cosa insopportabile per la sua coscienza.
Però, ha aggiunto, ho cercato invano di convertirmi al vegetarianismo un paio di anni fa.
Ho resistito per 6 mesi, ma stavo davvero male.
Mi sentivo uno straccio.
Al che ho deciso di riprendere la mia normale dieta carnea, e tutti i mali sono passati per incanto.
Così ho capito, purtroppo, e pure contro i miei sentimenti etici, di essere tagliato per la carne.
Gli ho obiettato che ha fatto di sicuro troppi sbagli mentre tentava il suo vegetarianismo.
In più non ha preso in considerazione che il suo corpo era probabilmente in fase depurativa, e non ha nemmeno fatto alcun digiuno preparativo, e non ha pure optato per un prevalente crudismo.
Mi ha comunque detto che si è fatto una ottima impressione delle mie teorie e che mi contatterà via e-mail.

I complimenti della ragazza di fronte

Era curioso scoprire cosa pensava davvero la Diana.
Sorrideva in continuazione, si divertiva pure, prendeva qualche appunto, ma non interveniva a favore di nessuno.

- 6 -

Appena scesi dal treno a Monaco, verso mezzanotte e mezza, è venuta a salutarmi, confessando il suo apprezzamento per l’appassionante dibattito cui ha potuto assistere.
Faccio il tragitto Francoforte-Monaco quattro volte la settimana, e in genere si tratta di 3 ore noiose e dure da passare.
Grazie a voi il tempo è letteralmente volato via. In più ho imparato molte cose.
Mi ha chiesto di ricevere per e-mail i miei scritti in inglese.

L’amicizia con Ted

Chiaro che dopo uno scambio intenso di diretti, uppercut, colpi bassi e testate culturali, siamo scesi dal treno-ring quasi suonati come due pugili che se le sono date di santa ragione.
Alla fine però, la cocciutaggine di Ted è servita a trasformare una serata noiosa in qualcosa di eccezionale, per cui lo devo pure ringraziare.
Ho un invito a fargli visita a Mattuglie in Croazia.
Intendo andarci alla prossima occasione.
L’amicizia deve per forza essere mantenuta.
Gli ho inviato intanto i miei articoli.
Quando andrò a fargli visita non potrò fare a meno di portargli due bottiglie di Prosecco.
Ma, se si aspetta da me del prosciutto di San Daniele, o qualcos’altro di simile, meglio che se lo scordi.

RADIOGRAFIA DI SAGRA PAESANA E DI AMBIZIONI SESSUALI SPROPOSITATE

VALDO VACCARO HK LTD Recapito Italia – Home/Office mail address:
- Asia Region Representative - VALDO VACCARO
15F, Siu Ying Bldg -151 Queens Rd Central Via S. Giuseppe, 96 – 33019 Tricesimo-Udine-Italy
Hongkong Tel +39-0432-854326, fax 0432-660046
valdovaccaro@libero.it valdovaccaro@hotmail.it

FREE AND INDEPENDENT SCHOOL OF BEHAVIOURAL AND NUTRITIONAL SCIENCES
____________________________________________________________________________________

12 Settembre 2008



RADIOGRAFIA DI SAGRA PAESANA E DI AMBIZIONI SESSUALI SPROPOSITATE

La sagra delle patate di Godia – Udine

La sagra della patata è un simpatico appuntamento popolare per le genti d’Italia, a cavallo tra l’Estate agli sgoccioli e i primi segni dell’Autunno, quando la natura comincia a colorare le sue foglie, le cantine accolgono i primi vini dell’anno, e i funghi porcini cominciano a riempire col loro profumo i cestelli dei raccoglitori.
Pare che ci siano in tutta Italia oltre un migliaio di sagre della patata, a conferma che qualche velleità nutrizionale-naturalistica ancora permane nell’animo delle persone.
Ieri sera sono andato a Godia, paesino a Nord-Est di Udine, rinomato per la sua annuale ricorrenza in favore del prezioso tubero.
L’ultima volta era stata 3 anni fa, e già funzionava bene, in termini di bontà culinaria e di afflusso visitatori.
Ma ora le cose stanno andando addirittura a pieno vapore.
Proprio sotto il campanile di Godia, è stata ingegnosamente sistemata una maxi-struttura protettiva di pali metallici e plastica rigida, a prova di maltempo.
Difficile come al solito trovare parcheggi e, per un due manciate di gnocchi freschi a 3,5 € cadauno, devi prenderti uno scontrino e sobbarcarti una chilometrica lista di attesa che dura almeno un’ora.
All’interno del chiosco di preparazione e consegna gnocchi, c’è una ventina di donne impegnate allo spasimo per assicurare che la complessa filiera di produzione e servizio non vada in tilt, causando un collasso all’intero sistema.

Un quadro vivente di attività umana a ritmo frenetico

Nell’ora che aspetti pazientemente il tuo turno, l’unica distrazione possibile è osservare questo quadro di intensa e ritmata attività cuciniera dal vivo, senza rete e senza barriere.
Cinque contenitori metallici colmi di acqua bollente, nei quali vengono versati in continuazione gli gnocchi
preparati, tagliati e infarinati nel chiosco attiguo.
Due elementi nerboruti portano a ritmo nuovi contenitori sostitutivi, quando l’acqua dei recipienti precedenti comincia a perdere temperatura.
Quattro addette provvedono al ripescaggio degli gnocchi, che vengono poi disposti su una prosciugatrice meccanica a sbattimento, che li scuole e li libera velocemente dall’acquosità superficiale.
Un paio di altre donne versano sul prodotto i vari tipi di sugo previsto nel menù della sagra.
- 2 -

Due altre donne hanno in mano un mestolino con cui versano a turno il formaggio grana sui nuovi piatti pronti alla consegna.
Cinque o sei ragazze si alternano tese ed eccitate a consegnare le terrinette plasticate, fumanti e colme a metà, alla massa di gente affamata, in ansimante attesa di quel ben di Dio, mentre una loro collega scandisce a voce alta il numero progressivo delle prenotazioni.
Insomma uno spettacolo di organizzazione.

Una impresa commerciale intenta a battere il record di incasso

Una delle ragazze più giovani del chiosco, che pare essersi distratta per un attimo, viene seccamente richiamata da un funzionario sudato, stile KGB, che la redarguisce e la invita a dare una veloce passata con la spugna ai tanti vassoi accumulati in un angolo, prima che vengano riutilizzati per portare il cibo alle centinaia di tavoli disposti ordinatamente intorno alla piazza della chiesa.
Più che una modesta sagra di paese, sembra una autentica impresa commerciale intenta a battere qualche record storico di incasso.
Alle otto di sera, il mio scontrino porta il contrassegno 711 e, in mezzo alla folla affamata, gomiti appoggiati sull’asse-mensola del chiosco, attendo con infinita pazienza che chiamino il mio numero.
Ma siamo soltanto al seicentodiciotto.

Quattro conti in tasca alla Sagra delle Patate

Al ritmo di 100 numeri l’ora, con in media 4 piatti per ordinazione, si arriva a 400 piatti/ora che, moltiplicati per 5 ore utili e di punta, diventano 2000. Duemila per 3,5€ a piatto fanno 7000 € a sera.
Più gli altri stand con polenta e formaggio, patate e frico, patate fritte, e quelli con le varie bevande (vino, acqua, birra, aranciata), tutti altrettanto attivi, si può arrivare facilmente a 30 mila € per serata.
Spese di produzione forse il 10 percento, visto che il personale opera in chiaro regime di volontariato, e che le patate, pur essendo diventate ultimamente care, provengono dagli agricoltori della zona a condizioni di favore.
Il parroco di Godia, da pastore indefesso di anime, corre il concreto rischio di diventare un nababbo delle patate.
Viva e onore al parroco dunque, e al suo fedele gruppo di collaboratrici e collaboratori.
Non siamo invidiosi del successo, anzi, ben vengano le cose che funzionano con perfetta sincronia ed efficienza, e che producono pure ricchezza.
Nessuna intenzione di offrire spunti alla Guardia di Finanza.
Dopotutto, con questi soldini, si rimpinguano i capitali della parrocchia, si fanno le gite sociali della pro-loco, e tutta la gente rimane coesa, felice e contenta, con parroco, perpetua, campanari e sacrestani, tra i più gongolanti.

Tutti addosso al capriolo

Mentre aspetto ancora il mio turno, rilevo come la gente intorno a me, pure in attesa del suo numero, man mano che viene chiamata, cita ad alta voce le sue preferenze per vincere il brusio di fondo che proviene da tale assembramento.
Quattro gnocchi al capriolo e due al ragù, uno ragù e tre capriolo, sei capriolo, cinque capriolo e due ragù.

- 3 -

Motociclisti con fidanzatina procace al seguito, un giovanotto coi soliti tatuaggi al braccio e l’orecchino in evidenza, il signore anziano con moglie appresso, due donne legnose dai contorni spigolosi e dal sorriso esagerato, quasi divertite dal contatto contemporaneo della calca, due pezzi di figliole scollate e abbronzate appena arrivate dalla spiaggia di Lignano o di Grado, la signora pacioccona col seno in allegro spolvero, il solito maleducato che spinge per arrivare prima, ignorando che senza scontrino non ci sono scorciatoie per nessuno.
Una folla friulana varia e multicolore, esprimente però una unilaterale volontà e tendenza.
Vince il capriolo, alternato a volte dal ragù di carne bovina.
Su cento ordini seguiti a vista, nemmeno uno di gnocchi al pomodoro e nemmeno uno di gnocchi alla salvia.
Quando arriva il mio momento e ordino tre porzioni alla salvia, la ragazza, quasi imbarazzata per la meraviglia, mi chiede tre volte di seguito per sincerarsi che è vero, che non voglio pure io il capriolo come tutti gli altri.
Manca solo che mi chieda Come mai?
Deve aver pensato tra sé e sé trattarsi di un tavolo anomalo, di un tavolo di persone con qualche problema fisico.
Come si fa a prendere degli gnocchi alla modesta e miserabile salvia, quando la casa ti offre, allo stesso prezzo, la golosità e la versione esotico-selvatica del capriolo?

Le doti atletiche del capriolo non si acquisiscono cibandosi della sua carne in decomposizione

Siamo in Friuli, a 15 Km da San Daniele e a 70 da Sauris, poli ormai internazionali del prosciutto crudo Doc, e a 10 Km della fascia orientale del Collio, con tutti i Merlot, i Refosco, i Cabernet, i Picolit e i Pinot Grigio che hanno fatto di questa splendida regione friulana il Bengodi di un certo tipo di alimentazione.
Come si fa a pretendere da queste parti che la gente sappia, o almeno sospetti, che quella crema scura e saporosa di capriolo sono solo resti del cadavere di una bella ed agile bestiola che saltava e correva velocissima tra i cespugli, con la vita e la felicità dipinta negli occhi, prima che qualche sconsiderato cacciatore la abbattesse?
Come si fa a spiegare a questa gente che le doti atletiche e funamboliche del capriolo non si acquisiscono affatto cibandosi delle sue membra in decomposizione?
Come si fa a spiegare a chi vive di soli sapori, che quel sottofondo intrigante di selvatico arriva dai sapienti condimenti piccanti usati, dall’in più di sale-pepe e di erbe piccanti, e non dal capriolo stesso, dato che la selvatichezza del capriolo stava solo nella carne viva e non certo in quella putrefatta che non differisce in nulla da tutte le carni in putrefazione, siano esse di gatto morto, di topo, di cane o di capriolo?
Come si fa ad insegnare a questi giovani friulani che ogni porzione di capriolo ordinato è una ulteriore pugnalata alla memoria della povera bestiola brutalizzata, e un attentato ai caprioli che sono vivi e nobilitano i boschi attigui, almeno fino a quando qualche altro scaricatore deficiente di pallini non interromperà la loro aggraziata corsa?

Le ricerche parrocchiali di mercato.
Alla faccia dell’ambientalismo e delle raccomandazioni mediche.

Tre anni fa, alla Sagra delle Patate, c’erano solo 2 opzioni: gnocchi al pomodoro e gnocchi alla salvia.
Si vendevano molto bene, e la gente accettava di fare un pieno di patate, in alternativa alle abbuffate giornaliere di proteine animali delle varie specie. C’era qualcosa anche per i carnivori inveterati, che potevano rifarsi con polenta e salsiccia, alternata a polenta e formaggio.
- 4 -

E le cose andavano pure bene, in senso commerciale.
Ma pare che il parroco, imprenditore attento e impegnato, abbia condotto qualche ricerca di mercato, giungendo alla conclusione che, inserendo la versione al capriolo e al ragù, il successo, l’attrazione, la audience si sarebbero moltiplicati e rafforzati.
Aveva infatti ragione, a livello di numeri e di incasso.
Alla faccia delle raccomandazioni dei cardiologi e dei cancerologi del Nord-Est, preoccupati per le statistiche nazionali che mettono sempre più al primo posto il Friuli nella scomoda e disonorevole classifica dei malati di cancro, di ictus e infarto.
Alla faccia della nuova cultura ambientalista, che richiama la gente a usare più il cuore, gli occhi e magari il cannocchiale, per scrutare e scoprire la natura, appendendo al chiodo, o meglio ancora rottamando, quel maledetto strumento antisportivo di morte, quell’arnese spaventevole a doppia canna, quell’arma carica di violenza e di maleducazione che tanta sofferenza e tante malattie causa alle creature vive del mondo, uomini inclusi.

A un chilometro dalla patria di Chiara Cainero, medaglia d’oro olimpica a Pechino

Ma, si sa, ad appena un Km da Godia, ci sono Molin Novo e Cavalicco, patria di Chiara Cainero, brillante ed eccezionale medaglia d’oro del tiro al piattello in quel di Pechino.
Non ha fatto in tempo a rientrare che la hanno sommersa di elogi fino ad imbarazzarla, l’hanno osannata in lungo e in largo, come è anche giusto che sia.
Una medaglia d’oro alle Olimpiadi è sempre qualcosa di grande, come è fuori dalla norma che una donna spari 100 volte a dei piattelli che vanno senza preavviso a destra e a sinistra, colpendoli per ben 98 volte.
Non si vince un oro senza possedere dei numeri eccezionali.
Non nascondo che, da italiano e da friulano, ho pure io tifato per lei, non fosse altro perché suo padre era mio compagno di scuola alle medie.
Ma attenzione. In Friuli abbiamo pure diverse atlete operanti nella corsa e nel salto, nel nuoto e nella ginnastica, e pure negli sport di squadra, dove mi risulta che non siamo andati affatto bene.
Molto più produttivo e significativo sarebbe stato vincere qualcosa in quei settori, ferma restando la ottima vittoria della Chiara.
E’ diventata stella di prima grandezza, non solo in Friuli dove se la contendono a suon di inviti e serate, ma persino a Roma dove Napolitano e Berlusconi se la sono mangiata cogli occhi.
Non ce l’abbiamo dunque con la Cainero, e le perdoniamo persino l’inconsapevole gaffe, di aver dichiarato che mentre era in Cina, si era consolata abbuffandosi del delizioso prosciutto di San Daniele, legando così l’immagine del Friuli alla lavorazione infamante di un prodotto cimiteriale.
D’accordo che gli atleti di oggi, ignorando che campioni come Moses, recordman dei 400 ostacoli per dieci anni di seguito, era assoluto vegetariano, seguono dopotutto le istruzioni dietetiche dei medici sportivi.
Lo fanno pure le squadre di calcio.
Ma i risultati non sono per niente esaltanti.
Drogando gli atleti con la carne non si viene squalificati per doping, ma non si garantisce nessun equilibrio e nessuna qualità aggiuntiva agli atleti, che vengono semmai invecchiati e scassati anzitempo da queste diete micidiali, basate su processi leucocitosici incontrollati, che provocano pure alti e bassi di stimolazione, alti e bassi di battito cardiaco e di temperatura corporea, come tutte le sostanze dopanti.
Il fatto che l’Italia sia campione del mondo nel calcio, o che la Chiara Cainero abbia vinto la medaglia d’oro, non depone affatto a favore del prosciutto e delle diete stimolanti alto-proteiche.
Significa solo che tutti erano bravi e che ci hanno messo l’anima, vincendo non sole le gare, ma persino gli effetti certamente negativi e devastanti delle istruzioni dietetiche ufficiali adottate dalla federazione.
- 6 -

Manca la controprova specifica, ma avrebbero entrambi vinto, e continuerebbero a vincere meglio e di più, con un sistema nutritivo rispettoso del proprio apparato fruttariano-vegetariano.
Era meglio in ogni caso astenersi da dichiarazioni di quel tipo.
Uno che vince diventa un modello ed anche un esempio.
Se si vende per fare della pubblicità, ha almeno un alibi pecuniario.
Se parla a favore degli scannatori di maialini in generale, o della sua regione in particolare, fa soltanto una pessima figura, e la Repubblica Virtuale dei Suini che pure esiste nell’universo, potrebbe persino tifarti contro alla prossima occasione.
Tirare ai piattelli non ha niente di negativo in sé, e di sicuro si sviluppano doti di acutezza mentale, di prontezza, di riflessi, di precisione, soprattutto a quei livelli.
La precisione comporta pure regolarità, sacrifici, efficienza psico-fisica, atletismo, e dunque anche importanti doti morali.
Sport dunque da rispettare, a patto di saperlo distinguere dal suo cugino scellerato e maniacale, che si chiama caccia e pesca, e che ha in Italia, sia ben chiaro, un seguito di milioni di addetti, che danno supporto alle nostre rinomate industrie delle armi localizzate nel Bresciano.

L’anima, prerogativa esclusiva dei farisei.
L’impossibilità di attendersi degli spunti educativi dalle sagre o dai curati di campagna.

A quando una cultura più pacifica ed amichevole nei confronti di tutti gli animali prigionieri e liberi?
E’ evidente che non possiamo attenderci programmi, spunti educativi e buoni esempi, dalle sagre delle patate.
Meno che meno dai prelati di campagna che stanno dietro ad esse, essendo i reverendi in prima fila tra gli aguzzini e gli sterminatori di creature ricoperte di piume e di pelo, di creature vispe, simpatiche e innocenti, che non sono però dotate di anima, secondo gli autorevoli ministri terrestri del Creatore.
L’anima è, secondo la loro infallibile interpretazione, prerogativa dei cacciatori sputa-pallini e degli agricoltori farisei che con una mano danno la pannocchia al vitellino, e con l’altra nascondono dietro la schiena qualcosa di sinistro e luccicante che si chiama coltello.
Cosa che si commenta ampiamente da sé.

Patata, frutto di terra gradevole e immacolato

Ma questo scivolare dalle patate alla salvia a quelle al capriolo deve farci riflettere.
La patata, dopotutto, è un pomo, è simbolo classico di una risorsa naturale.
I francesi non la chiamano a caso pomme de terre.
Dovrebbe poter rappresentare il cibo innocente, pulito, sano, alternativo, con la sua pasta bianca o gialla o rossastra, sempre grate al palato, immacolate nell’aspetto, e profumate pure di buono e di terra pulita.
La sagra della patata dovrebbe dunque poter indicare alla gente una via alternativa, un modo per tornare almeno una volta ogni tanto alle sane e semplici abitudini di un tempo, quando la carne, se c’era e soprattutto se andava di inquinarsi, capitava sotto Natale, mentre durante l’anno si facevano grandi mangiate di patate, cereali e legumi, e l’unico cruccio era quello della frutta che scarseggiava, almeno nelle città.
Patata frutto di terra, ma completo e nutriente al massimo, sia da cruda, grattugiata con le carote, che cotta conservativamente e meglio ancora con la buccia integra addosso.
Al limite, buona anche con gli gnocchi, se preceduti da qualche verdura cruda enzimizzante.

- 7 -

Grazie alle bucce di patata crude, mantenutesi sotto i letamai delle dacie sovietiche, molti soldati italiani riuscirono a sopravvivere e a riportare la loro pelle a casa, nella disastrosa ritirata dal fronte russo,
come testimonia il grande romanzo Cento gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi.

Le sagre dai cros, du cavaddu, dei cinghiali e degli ungulati

Per ora esistono da queste parti la sagra del toro, col toro intero girato entro un gigantesco spiedo nella piazza di un paese della fascia pedemontana, la sagra dello struzzo, la sagra dell’oca, la sagra del coniglio, le sagre dai cròs (o sagra delle rane), quella delle lumache.
In perfetto allineamento poi con le sagre piemontesi, della Valtellina, della Toscana e delle varie regioni italiane, dedicate alla mattanza dei cinghiali, alla moccetta (carne essiccata di animale selvatico), alla bresaola di cervo e di camoscio.
In parallelo con le sagre degli ungulati, quasi che noi umani non avessimo pure delle unghie come loro, anche se deboli e fragili, al pari della nostra intelligenza, vivace solo in furbizia, ipocrisia e cattiveria.
In piena armonia con la Sagra du cavaddu, che si tiene nella penisola Salentina, in Puglia, ogni anno dal 22 al 23 agosto, e che nella edizione di questo anno ha visto il sacrificio orribile, indegno ed incivile di nove cavalli, animali nobili che nei tempi andati erano considerati intoccabili amici dell’uomo.
Nove cavalli che fino a qualche giorno prima venivano accarezzati e vezzeggiati dal loro infido amico umano, capace di cavalcarli e di parlare loro, di baciarne i grandi occhi innocenti, e poi di tradirli nel modo più vile.
Ma questo sorprende poco, se pensiamo che nel famoso Palio di Siena, ed anche in quello di Asti, i cavalli che si azzoppano vengono regolarmente eliminati perché non potranno più rendere come prima.
Mentre la loro carne equina al sangue continua a tirare, sotto gli stimoli e le richieste di gente anemica di sangue, ma soprattutto anemica di spirito, e a corto di informazioni tecniche corrette sulle proprie reali condizioni di salute.
In linea pure con la sagra dell’asino e quella del bufalo, dove l’unico rimpianto sembra essere quello dei trapianti mancati e impraticabili, vanamente agognati dai maschi focosi e nel contempo insoddisfatti della propria artiglieria sessuale.
C’è gente infatti che è pronta a divorare golosamente i testicoli del toro e del bufalo, venduti chiaramente a prezzo d’oro, ed anche il pene d’asino, sempre con la assurda chimera di assorbire poteri, di acquisire dimensioni specifiche, qualità penetrative e vigoria sessuale, tutte cose che a tale gente fa evidentemente difetto.

La sagra del cane e del gatto ancora no. Nemmeno quella dell’imbecille, ma è un peccato.

La sagra del cane e del gatto, quelle ancora no, perché la gente è stolidamente schifiltosa, anche se, qualche anno fa, un noto ristorante della zona nord-udinese venne scoperto in flagrante a servire carne di cane al posto di quella di capriolo, e anche se, verso il Vicentino, la carne di gatto sembra godere di ottima reputazione.
Pure la sagra del cigno ancora no. Troppo bello ed elegante. Meglio impallinare le anatre, brutte, laide e troppo chiacchierone. Meglio tirare il collo alle oche, così gli si può pure mangiare il fegato, che ci darà una mano a guarire dai nostri problemi epatici.
Peccato che non esista la sagra dell’imbecille e dello spostato. Si troverebbero clienti in abbondanza.



- 8 -

Il domani è tutto nelle carni alternative

C’è anche una tendenza sempre più spinta poi a cercare una alternativa.
Non una alternativa alle carni, questo mai (siamo forse impazziti?).
Una alternativa alle carni presenti, si intende.
Soprattutto per i carnivori annoiati che non trovano più nel solito manzo, nel pollo e nel maiale, gli stimoli di un tempo.
Il problema è quello delle forniture stabili e continue, nonché quello dei prezzi accessibili.
Peccato che la Thailandia sia lontana.
Fuori Pattaya, dove allevano coccodrilli, c’è un cartello bilingue in inglese e russo, dove si vendono eccezionali capsule di sangue di coccodrillo a 20 Baht l’una (50 Centesimi di €). Pensa che pacchia poter usufruire anche da noi di queste favolose opportunità.
Certi thailandesi mangiano gli scorpioni arrostiti col segreto desiderio di diventare essi stessi più incivili, pungenti e velenosi, caratteristiche niente male in un mondo che privilegia sempre più la cattiveria.
Ed esistono pure dei medici che prescrivono il sangue di tigre, per infondere coraggio a chi non ce l’ha.
Da noi ormai si parla sempre più spesso di bistecche di canguro e di coccodrillo, di carne di babbuino e di elefante, di rinoceronte e di gazzella.
Un mondo finalmente eccitante e pieno di prospettive.
La Nuova Frontiera, l’Eldorado e la Terra Promessa dei cannibali di casa nostra.
Dal collo delle oche si vuole passare a quello, assai più consistente, delle giraffe.
Peccato che siano scomparsi i mammùt e i dinosauri.
Ti figuri quali sagre iperboliche avremmo potuto organizzare?
Pensa poi che proteine nobili, esotiche, strane e sconosciute avremmo potuto assorbire!

La futuristica sagra degli gnocchi alla salsa di cadavere umano

Ma la prospettiva di fare ancora meglio, e di andare oltre ogni fantasia, esiste eccome.
La prossima sagra ventura, vista la notevole disponibilità a costi non esagerati, sarà proprio la sagra degli gnocchi alla salsa di cadavere umano, cui faranno da contorno le fette di polenta alla salsiccia umana e i grissini al prosciutto di ragazzino acerbo.
Tanto, il rispetto per le salme non esiste più, venendo esse decurtate sempre più spesso delle parti che più fanno comodo ai grandi trapiantatori di organi.
L’industria dei ricambi umani ha davvero ottime prospettive di sviluppo.
Per ora siamo tra i maggiori importatori.
Ma, tra non molto, potremo riorganizzarci e avviare un buon filone export.
Avremo l’appoggio di maggioranza e opposizione, trattandosi di un settore in grado di migliorare la nostra bilancia dei pagamenti.
I ricambi umani dimostrano infatti maggiore intercambiabilità e compatibilità di quelli sottratti ai cadaveri animali.
Incidenti a raffica sulle strade, ed anche incidenti drammatici sul lavoro, rendono poi la pietanza del futuro sempre più disponibile, fresca e pronta per l’uso, meglio se cruda, al fine di non disperdere micronutrienti.
Il fattore economico e la spinta imprenditoriale non mancano affatto.
Una sana ventata di cannibalismo integrale non farebbe affatto male a questa società infettata da degenerazioni vegetariane e corrotta dalla presente forma di cannibalismo timido e incerto.
Si potrebbe pure organizzare qualche missione di studio in Congo, o in Uganda, tra i corregionali di Idi Amin, al fine di apprendere qualche tecnica particolare di congelamento e cottura della carne umana.
- 9 -

Abbiamo scioccamente deriso per anni e per secoli l’Africa e il cannibalismo, senza renderci conto che quella invece era la genuina e la massima civiltà, quelle erano le tribù in grado di darci autentica cultura culinaria e vera illuminazione filosofica.

Nessuna offesa per carità. Questa è una valida alternativa al superato culto dei morti.
Da quando in qua siete diventati delicati e schizzinosi?
Via una buona volta le superstizioni sull’anima e sugli spiriti

E non succeda che qualcuno si offenda inorridito, si scandalizzi, si dica sdegnato per la mancanza di rispetto verso i poveri morti.
Voi che adorate i cadaveri, fino al punto di bramarli e di annusarne gli odori e tastarne i sapori, fino al punto di mangiarli e di tenerli dentro di voi per tutto il tempo che serve ad assimilarli, non andrete a fare dei distinguo fuori-tempo e fuori-luogo.
Da quando in qua siete diventati delicati e schizzinosi? Via la maschera. Addentare e silenzio.
I morti, cari signori mangiatori di carne, vi piaccia o no, sono tutti uguali.
Salme inanimate fatte di materiale organico in decomposizione.
La loro anima è volata da qualche parte verso altri lidi, migliori o peggiori non si sa.
Addentare le loro carni, le loro proteine nobili, i loro Omega-3, è una libera prerogativa vostra.
Non siete forse già dei convinti e impenitenti necrofagi?
Lo state già facendo così bene che non sarà affatto difficile diventare cannibali del tutto.
In più risolveremo finalmente il grosso problema degli scarsi spazi cimiteriali a nostra disposizione.
Manderemo finalmente a quel paese tutti gli irrazionali timori dell’al di là, tutte le superstizioni sull’anima, tutte le paure degli spiriti e dei fantasmi, tutti gli stupidi riguardi sui morti ammazzati e sul mondo ultraterreno.

Verso la nuova frontiera del materialismo puro e razionale.
La soluzione del cannibalismo totale che nemmeno il grande Napoleone aveva pensato.

Seppelliremo superstizioni, portafortuna e talismani, e avremo conquistato tutto d’un colpo la vera nuova frontiera del materialismo puro, maschio, concreto, solido e definitivo. Quell’ideale satanico e inconfessato che ci frullava da tempo nel cervello.
Nei nuovi cimiteri sintetici, ridotti e privi di cattivi odori, ci saranno targhette con nome e cognome, data di nascita e morte, e niente altro sotto il cippo alla memoria.
Esattamente come avviene per gli animali, i cui cadaveri non vengono sotterrati ma riciclati in quei capienti e putrescenti contenitori che sono gli intestini degli uomini.
Già Napoleone Bonaparte voleva globalizzare il mondo eliminando i cimiteri, obsolete, ingombranti e anti-igieniche vestigia del passato.
Ma egli aveva in testa il metodo del fuoco purificatore.
Non gli era venuta in mente la soluzione ancora più economica e radicale del cannibalismo totale.
Le cosiddette bestie sono ancora più brave degli uomini, perché non lasciano alcun segno ed alcuna impronta.
Vengono al mondo, vivono e scompaiono. Questo è l’ideale. Cominciamo finalmente a parlare di vera democrazia.
Tutto divorato in buon ordine e perfetta armonia da una popolazione di uomini depurati dai pregiudizi psicologici e spirituali.
Uomini finalmente rinsaviti, razionali e coerenti, privi di inquinamenti psicotici e spirito-patologici.
- 10 -

Una irripetibile missione economica in Sud-Africa e Mozambico

Già il professor Christian Barnard, che ebbi la ventura di incontrare casualmente e fuori dagli schemi a Città del Capo nell’ottobre 72, quando egli era all’apice della sua brillante carriera di cardiologo trapiantista, si era mosso nella direzione giusta.
Aveva appena messo un ennesimo cuore nuovo a un paziente tedesco.
C’erano stati risultati controproducenti con persone morte pochi giorni dopo l’operazione, per i soliti problemi del rigetto, che a quel tempo non erano stati attenuati come avviene oggi, ma la sua straordinaria abilità chirurgica e la sua estrema disinvoltura, la sua intraprendenza nel mettere parti umane nuove dove serviva, aveva lasciato stupefatto il mondo intero.
Facevo parte di una missione economica dell’Ice (Istituto Commercio Estero) di Roma, e rappresentavo una nota fabbrica udinese, in compagnia di una ventina di imprenditori di diversi settori, con al seguito un ministro e un sottosegretario.
Visitavamo miniere di diamanti e di pietre preziose, e studiavamo i potenziali di scambio economico del Sud-Africa e del Mozambico.

Turiddu Magnagatta, un grande della biancheria intima.
Ottantaduenne arrapato, con in testa il chiodo fisso della gnocca.

Tra i membri della missione ce n’era uno che definire eccezionale sarebbe riduttivo e inadeguato.
Già il nome e la specializzazione scatenavano l’ilarità.
Si trattava del cavaliere del lavoro Turiddu Magnagatta, premiato produttore di biancheria intima femminile.
Ottantaduenne, fisicamente rudere, inconsistente e spigoloso nel fisico, ma spiritualmente arrapato come un militare di leva tenuto per mesi a digiuno e a distanza dalla sua leccornia preferita, era una specie di mina vagante del gruppo.
Spariva sempre di circolazione sulla scia di qualunque essere di sesso femminile che gli si parasse davanti, a fianco, o a retro.
Ogni donna, bella o brutta, dai dieci anni ai novanta, dalla pelle bianca o nera, dai lineamenti flessuosi o anche ridondanti, che intravedeva all’orizzonte con la sua incerta visuale daltonica, diventava suo obiettivo immancabile.
A volte andavamo a ripescarlo per strada, fuori dell’albergo, trovandolo in stato di agitazione e di confusione mentale.
Ci dava preoccupazioni, ma era diventato una specie di mascotte della missione.
Non si sa se per posa o per conseguenza del suo avere sempre sottobraccio i suoi cataloghi aziendali, pieni zeppi di modelle nude rivestite dei pochi pizzi che lui disegnava per loro, il cavaliere, alto quasi due metri, magro come uno stecco, due occhi assatanati che saltavano fuori dalle orbite, aveva in ogni attimo e in ogni circostanza del giorno e della notte, un chiodo fisso nella testa: la gnocca.

Tutti pronti ad aspettare che tirasse le cuoia. Tutti pronti a sotterrarlo.
E lui non ne perdeva una. Le rincorreva in tutti i modi e a tutte le ore.

Mia moglie, e così pure i miei eredi, mi vogliono troppo bene, si aspettano solo che io tiri la ghirba.
Mi hanno già comprato sia una bara oblunga che un posto di lusso in cimitero.
Ma non sanno che dentro di me c’è ancora il vulcano che soffia.

- 11 -

La voglia di ciccia viva, dei miei cinque figli maschi messi assieme, non raggiunge nemmeno la metà di quella che io mi porto addosso.
E in effetti, era alla perpetua caccia di donne lungo i corridoi degli alberghi in cui alloggiavamo.
Ogni poveretta che per combinazione nefasta fosse venuta a contatto con lui, cassiera dell’hotel, donna delle camere, turista distratta di passaggio, finiva per diventare suo bersaglio.
Non solo cogli occhi e la parola. Allungava le mani, tastava ed accarezzava, con la stessa naturalezza che si usa con un cavallo o con una capra domestica.
Le vittime reagivano ovviamente e si accingevano a mollare uno schiaffo, ma poi, scoprendo che si trattava solo di un vecchio e malandato sporcaccione, carico di erotismo e di ilarità, la buttavano regolarmente in ridere e gli davano persino una manata sulle spalle.
Il negozio di gioielli e monili dell’Hotel Herengracht di Cape Town, dove eravamo ospiti, era in mano a una bionda esplosiva, ridanciana ed intrigante al punto giusto, con un petto generoso e in costante sovraesposizione.
Turiddu Magnagatta, aveva un suo tavolo con tanto di targa nominativa, presso la sala riunioni dove incontravamo gli importatori sudafricani. Lo cercavano in molti. Ma lui era sempre là, inguaribilmente ammaliato dalla sua bambola platinée.
Fortuna che la nostra sosta a Città del Capo durava solo 3 giorni, altrimenti la sua manifattura lombarda avrebbe subito un vero e proprio collasso contabile.
Quella bionda aveva capito le qualità irripetibili di quel cliente, e sapeva fargli le moine giuste.
E lui comprò non una o due, ma una ventina di collane e braccialetti d’oro, in un improbabile slancio di generosità verso la famiglia e la moglie che in questo caso gli serviva da alibi.
In realtà, ronzare appresso a quell’animale biondo, provocante e profumato, stile bambola alla Fred Buscaglione, stare a contatto quasi intimo con quel seno prorompente che gli sconvolgeva il sonno, sniffarlo roteandogli intorno naso e occhi a due centimetri di distanza, era per lui il massimo della goduria.

L’incontro illuminante con Chris Barnard.
Il vero cuore dell’uomo non è il cuore, ma è l’uccello.

Se solo trovassi Barnard, mi confidò.
Uno come lui, che mette il cuore nuovo, vuoi che non sia capace di risolvere il mio problema.
Il mio pipino si alza eccome.
Ma poi da un momento all’altro improvvisamente scompare, e mi lascia a piedi, orfano e disperato.
A volte non riesco nemmeno a localizzarlo.
Cosa va a perder tempo nei trapianti di cuore.
Il vero cuore dell’uomo non è il cuore, ma è l’uccello.
Cosa vuoi che gli costi incunearmi un pistolotto duro e inflessibile, sempre pronto all’uso, preso magari da qualche nero possente e nerboruto finito male.
Gli darei qualsiasi cifra.
Svenderei bara, tomba, casa, moglie (ma nessuno me la compra), figli e anche fabbrica coi suoi dipendenti inclusi, per pagarmi questo intervento.
Quando, il giorno dopo, notai Chris Barnard seduto nella hall come un comune mortale intento a leggere un giornale, non credevo ai miei occhi.
Mi pareva un gioco del destino. Avevamo parlato di lui a lungo il giorno prima.
Diedi le chiavi della mia camera e cinque dollari di mancia a un ragazzo della reception perché andasse a prendere la mia macchina fotografica e mi scattasse qualche foto assieme al grande chirurgo del mitico Groteshur Hospital.
- 12 -

E il tutto riuscì alla perfezione, visto che posseggo ancora quelle foto.
Barnard mi guardò divertito, quando gli sottoposi le richieste del vegliardo Magnagatta.
Dopo essersi assicurato che non ero un giornalista a caccia di scoop facili, mi confidò che il trapianto di membro rientrava pure nei suoi esperimenti e nei suoi programmi, ma che i risultati finora raggiunti, facevano prevedere tempi assai lunghi, dovendo in questo caso intervenire non più principalmente su muscoli e tessuti, come nel caso del cuore, ma su micro-nervature, su stimoli e riflessi.
Insomma, su due piedi la cosa non si poteva fare, e il cav. Magnagatta ne soffrì moltissimo, al punto di fare il viaggio di ritorno all’insegna della malinconia e della rassegnazione più nera.
Era irriconoscibile e pallido, e aveva la morte e la sconfitta stampigliate sulla fronte.
Rientrava in sede, nella odiata realtà famigliare e sociale, a rispettare il macabro appuntamento con i suoi inflessibili becchini.

La gente assatanata da straordinari ma virtuali appetiti sessuali.
Il cosiddetto male dell’agnello. Il perché l’asino si chiama asino.

Cosa c’entri questo lungo episodio con la sagra delle patate e del capriolo è presto detto.
La gente dei nostri giorni pare assatanata da straordinari appetiti sessuali, tanto maggiori ed esorbitanti quanto più compromessa e sminuita è la sua reale capacità penetrativa, quanto più rovinata e sbrindellata è la sua autentica voglia di vivere e di copulare.
Da queste parti il senso dell’ironia non manca, e si usa dire che Al à el mal dal agnèl, i crès le voe e i crès le pànse, ma i cale l’ucèl (Ha il male dell’agnello, gli cresce la voglia e gli cresce la pancia, ma gli cala l’uccello).
Una delle barzellette che circolano, la dice tutta su questo dilemma, su questo baratro esistente tra il maschio mediocre e impotente della realtà e quello magnificato e idealizzato nelle sue fantasie erotiche di stupratore mancato.
Lo sai perché l’asino si chiama asino?
Ognuno si sforza di trovare la risposta, trovando scomodo farsi bocciare su un quesito così banale.
Qualcuno risponde per via del suo ragliare particolarissimo che fa Hihoo, Hihoo.
Qualcuno dice che tutto dipende dalle sue orecchie sproporzionate.
Qualcuno infine abbozza alla sua scarsa attitudine ad obbedire al suo padrone.
No, la realtà è molto più concreta ed osservabile.
L’asino si chiama asino, perché, nonostante il suo smisurato membro, si limita ad esibirlo ed esporlo, si limita a puntare il sesso dell’asina, a farglielo solo assaggiare, abbozzando la penetrazione più che condurla a termine in proporzione alle sue esagerate doti dimensionali.
Più asino di così, si muore.
Un motivo più per bestemmiare il creatore.
Come si fa a fare un errore così eclatante e clamoroso.
Dare all’asino quello che sarebbe stato ideale per l’uomo?

Voli pindarici e fantasie erotiche dei maschi ammazza-femmine

Pensa un po’ se potessimo noi essere umani essere dotati di un arnese del genere.
Finiremmo non per penetrare le nostre donne, ma per trapassarle finalmente da una parte all’altra, per distruggerle, Dio-Maschio sia lodato, a letto e in tutte le altre circostanze possibili e immaginabili.


- 13 -

Offriremmo loro una buona volta quel servizio che ci chiedono da sempre e che noi, senza l’ausilio di prolunghe e Viagra e vibratori, non riusciamo mai a garantire, restando spesso con tanto di palmo di naso.
Il mito della penetrazione senza fine e della sofferenza fisica, il mito dell’estremo sacrificio connesso al piacere e al godimento.
Non fa forse così, in ordine rovesciato, la mantide religiosa, pure essa donna?
Prendiamoci una buona volta una sana rivincita, e strapazziamole tutte fino a farle urlare.

Più cadaveri mangi e più impotente diventi

Ai nostri tempi, ci pareva di essere degli autentici depravati perché, a ogni donna interessante, guardavamo gli occhi e intravedevamo contemporaneamente qualcosa di ancor più profondo e interessante.
Non ci rendevamo conto di essere normalissimi maschi doc, privi di ambizioni sanguinarie.
Tette, culo e vagina ci facevano (e per fortuna ci fanno tuttora) impazzire, ma non coltivavamo, nei nostri sogni e nei nostri piani quotidiani, la frenesia stupratrice, il desiderio di trapanare e di impalare in modo sadico la nostra donna, come succede a certi pervertiti dei tempi odierni.
Per noi il rapporto con la donna era qualcosa di tenero, romantico, divertente, delicato.
Non era sempre amore vero, ma c’era attrazione, interesse, voglia di scambio, curiosità per la partner.
Ora le cose sono degenerate.
O non c’è niente, se non il sospetto e l’indifferenza, oppure c’è qualcosa di troppo, di unilaterale e di sbagliato.
La bellissima invenzione divina dell’amplesso si trasforma in altre cose che vanno dal martello pneumatico
alla camera di tortura, al rapporto metallico e sadico.
Tutto questo non arriva a caso.
Le perversioni nel cibo e nel comportamento portano diritto alle perversioni nella sessualità.
A conferma che più sono i cadaveri che mangi e più impotente diventi, mentre la tua libido si trasforma da sano e naturale meccanismo predatorio in patologica voglia di umiliare, bistrattare, perseguitare e annientare sessualmente la controparte.
Ecco dunque la sagra del toro, con giovani ed anziani a leccarsi i baffi con lo sperma del disgraziato quadrupede morto, che gira ancora sbeffeggiato sullo spiedo gigante nel centro-piazza del paese in festa.
Ecco dunque la sagra dell’asino, dove la fantasia erotica viaggia sul tentativo di impossessarsi di quelle doti da sempre ambite in modo ossessivo ed inquietante.

Quando mai si riuscirà a far rinsavire la gente?
Quando mai si tornerà a mangiare cose fresche e vive, anziché cadaveri in decomposizione?

Non sarà certo il bonario e scaltro curato di campagna a contrastare questi strazi.
Il primo ad assaporare i marroni del toro, del bufalo, del cavallo da monta, o il supermembro del povero asino è spesso proprio lui, fine conoscitore del Refosco, del Merlot, e dei rossi più adatti a mandar giù tali emerite porcherie.
Salvo poi tutti pronti a trafficare in gran segreto e malcelato imbarazzo con ogni nuova formula di Viagra che arriva sul mercato.
La gente di oggi sembra aver perso davvero l’orientamento dei punti cardinali e il senso delle cose.



- 14 -

Pare aver perso non solo la capacità di saper dialogare con la propria coscienza e la propria anima, ma addirittura la semplice attitudine a percepire gli umori semplici delle cose, a riconoscere ed apprezzare il profumo esilarante e delicato di una rosa, distinguendolo dal sapore stomachevole, angosciante, e sempre in agguato della morte.
Prima ancora che portare la gente a lezioni di etica e di spiritualità, bisognerà prima re-insegnarle a distinguere i profumi veri della salvia e del rosmarino, quelli della stessa patata, la fragranza unica e vivace del pomodoro sulla pianta, opposta alla noiosa insipidezza del frutto da serra.
Quando mai si riuscirà a far rinsavire la gente, a restituirle un minimo di dignità, di sana voglia di mangiare e di bere naturalmente cose fresche e cose vive, anziché cadaveri e salme in decomposizione?
Quando si riuscirà a far capire agli innamorati della natura e del sapore di selva, che quanto cercano non si trova affatto nel cinghiale e nel capriolo, del cervo e dello stambecco, e che la carne di queste povere vittime non ha alcun valore ed alcun sapore aggiunto rispetto a quella degli animali in catene?
Quando mai capiranno che non bisogna confondere il sapore rivoltante della cadaverina col buon sapore di natura, che la salma del povero capriolo nulla ha di particolare per differenziarsi dalle altre salme, e che la cadaverina ha sempre e comunque l’insopportabile puzzo della fogna e il tanfo mortale e cimiteriale delle fosse comuni e dei colombari a ferragosto?
Quando mai si renderanno conto che, se si ama davvero la selva, ci si deve solo andare, respirando l’aria ricca di ossigeno e di essenze di mille diverse foglie e di ciclamini, assaporando gli aromi stupendi delle more, dei lamponi e dei mirtilli, raccogliendo le castagne e i funghi, mandando baci, carezze e benedizioni alle bestiole selvatiche che sbirciano innocenti tra i cespugli, e agli uccelletti multicolori nascosti tra i rami, che ci danno lezioni di musica e di felicità allo stato puro, anziché portar loro il segno della nostra maleducata perversione?
E quando mai uomini e donne rientreranno nel loro senno e, anziché praticare fughe fantasmagoriche dalla realtà, anziché desiderare abnormi e improponibili rapporti mega-galattici fatti di membri sproporzionati e vagine ultrabollenti, re-impareranno ad apprezzarsi di più per quello che sono, a darsi umilmente più morsi di apprezzamento e timide carezze, a penetrarsi in modo soddisfacente ed appagante col cuore e con l’anima, ma sempre entro i limiti ottimali offerti loro da madre natura?