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sabato 9 marzo 2013

PROSPETTIVE PER UNA ATTIVITÀ GRADITA E COMPATIBILE


LETTERA

IL DILEMMA DEL CHE FARE NELLA VITA

Ciao carissimo Valdo, sono Sonia da Catania, ci siamo sentiti ormai tantissime volte. Ti scrivo oggi per chiederti consiglio su un dilemma che mi affligge non poco. Vivo in casa dei miei, e qui, ma penso un po' dovunque, c'è grande penuria di lavoretti, mentre occupazioni tipo venditore porta a porta o impieghi stile schiavismo conclamato si trovano sempre. Posto che non sono adatta, per tanti motivi, a nessuna delle due citate categorie, e che fortunatamente i miei sono in grado di mantenere me e le mie esigenze comunque minime di sopravvivenza (anche grazie al cambio di dieta devo dire!), volevo chiederti un consiglio per una questione che mi sta molto a cuore.

IN OGNI IMPIEGO CI VUOLE UN MINIMO DI PASSIONE

Avendo molto riflettuto sull'argomento, sono giunta alla conclusione che forse l'unica cosa che davvero potrei fare con un minimo di passione sarebbe l'infermiera (il medico mi rifiuto proprio), eppure la cosa collide non poco con le mie idee etiche e salutistiche. Penso agli scenari più estremi. Potrei mai, in coscienza, accompagnare un bambino su una sedia e fargli scorrere in vena per esempio una dose di un qualche nocivo veleno? Mi sentirei davvero una persona brutta e incoerente, e dovrei anche stare attenta a ciò che dico! Sono assolutamente sospesa tra mille scenari possibili. Trattasi di prospettive future e non immediate. Mi piacerebbe però conoscere la tua opinione. Ciao, aspetto!
Sonia

*****

RISPOSTA

SELEZIONARE IL GIUSTO IMPIEGO

Ciao Sonia. Coi tempi che corrono, lo squilibrio tra domanda di impiego (enorme per i tanti disoccupati e sotto-occupati) e offerta di impiego (striminzita, vista la fase recessiva che continua) fa sì che ognuno sia portato a prendere quello che offre il convento, senza pensarci troppo. Resto però dell'opinione che, pur con qualche inevitabile compromesso e con notevole spirito di adattamento, ognuno debba puntare a qualcosa di affine, di compatibile, di appagante e di divertente, oltre che di utile e produttivo per sé e per gli altri.

C'È TROPPA GENTE INSODDISFATTA, CARICA DI RAMMARICHI E DI RECRIMINAZIONI

Facile a dirsi e un po' meno a realizzarsi. L'inserimento nella società, alla luce dei fatti concreti, è fatto di problematiche non indifferenti. Il mondo è pieno di gente insoddisfatta e disadattata. Gente che studia nelle scuole sbagliate e che lavora nelle aziende sbagliate. Questo è però un grave peccato. Se manca l'entusiasmo si vive male e si rende poco. Pertanto hai tutte le ragioni possibili nel fare queste riflessioni. Le mie osservazioni valgono chiaramente per maschi e femmine, senza tener conto dei vantaggi e degli svantaggi che gli uni e le altre possono derivare dalla loro rispettiva connotazione sessuale.

CI VUOLE UMILTÀ E SPIRITO DI ADATTAMENTO, OLTRE CHE LE GIUSTE AMBIZIONI

Nel rispondere a te, penso alla massa di giovani che si ritrovano, fine studi, di fronte a queste importanti scelte, con tante buone speranze e tante aspettative, ma con precarie opportunità a disposizione. Se uno volesse trovare un posto fatto su misura, finirebbe probabilmente disoccupato a vita. Credo che la migliore cosa da farsi sia di armarsi di umiltà e di scendere a qualche accettabile compromesso. Occorre in qualche modo partire e farsi un minimo di esperienza. Se si ha la fortuna di trovarsi bene sin dall'inizio, tanto meglio.

SFRUTTARE I MARGINI CHE OGNI PROFESSIONE OFFRE

Qualunque sia il posto, qualunque sia la specializzazione professionale, esistono dei margini per potersi muovere, per dare un'impronta personale al lavoro, per realizzarsi e coltivare la propria autostima.
Sta a noi capire cosa vogliamo e cosa non accettiamo. Sta a noi capire sin dall'inizio se un determinato lavoro offre o meno questi spazi vitali senza ottundere e soffocare la nostra personalità e le nostre ambizioni.

L'ALIENAZIONE È UN VELENO CHE DISTRUGGE

Se si tratta poi di un lavoro con alto grado di noia, di alienazione, di privazione di libertà fisica, di obbedienza a determinate regole e a determinate persone, di distacco dai raggi del sole e dalla natura (come può essere a volte un lavoro in posta, in banca, in ufficio), occorre valutare la nostra capacità di resistenza e il numero di ore che siamo disposti a concedergli, sottraendole alla nostra vita. Soppesare sempre vantaggi e svantaggi, quantificando anche in termini economici se ne vale davvero la pena.

NESSUNA SCELTA PER GLI ARRAMPICATORI SOCIALI

Esiste anche una certa categoria di persone, chiamata arrampicatori sociali, disposti a tutto pur di fare carriera e arrivare al top, alla qualifica di "Vip" o di "classe dirigente". Gente per la quale non esiste scelta, non esiste selettività e non esistono valori al di là dei passi sicuri che portano al raggiungimento dell'obbiettivo. Ovvio che i miei consigli non sono granché applicabili a questo tipo di soggetti.

AUTONOMIA E LIBERTÀ SONO VALORI DA DIFENDERE CON LE UNGHIE E COI DENTI

Chiaro che, per chi è insofferente ai diktat, agli orari fissi, agli ordini e ai condizionamenti di un capo o di una struttura aziendale, la soluzione migliore è quella di crearsi un lavoro indipendente ed autonomo, dedicando del tempo all'apprendimento di qualche arte o mestiere utili alla sopravvivenza. Vale insomma la pena di dedicare del tempo non solo alle materie scolastiche di studio o di specializzazione, ma anche al che fare dopodomani e post-domani, onde evitare la caduta in vie senza uscita.

Valdo Vaccaro

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