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giovedì 31 marzo 2016

CREATURE INCREDULE E STUPEFATTE DI FRONTE ALLA INFINITA CATTIVERIA UMANA


LETTERA

Come vedi Valdo, Bellissimi questi due articoli sugli agnelli poasquali. Questo conferma perché amo il Foglio come giornale. Oltre alla meravigliosa maniera di esporre la lingua italiana, troviamo articoli sia di accoppatori di animali che dei difensori di essi. Ampi spazi per tutte le categorie quindi. Però mi sorge un dubbio. Che non sia stata la tua recente email al direttore del Foglio stesso a scuoterlo un poco?
http://www.ilfoglio.it/cultura/2008/03/22/in-morte-dellagnello___1-v-117287-rubriche_c107.htm
http://www.ilfoglio.it/articoli/2014/04/19/qui-si-eleva-un-inno-alla-sacralita-degli-animali___1-v-98622-rubriche_c337.htm
Fidel

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CREATURE INCREDULE E STUPEFATTE DI FRONTE ALLA INFINITA CATTIVERIA UMANA (Sintesi, titolo e sottotitoli di VV)


STORIE DI SANGUE E DI CINICA CRUDELTÀ UMANA

Gesù morì sulla croce nel momento in cui venivano immolati gli agnelli pasquali. Il rito si ripete, ma in macelleria e sulla tavola. Storie di uomini e bestie, di fede e sangue, di amori e crudeltà, di Stefano Di Michele, pubblicato su Il Foglio del 19 Aprile 2014 e ripubblicato in questi giorni post-pasquali.

NON TOGLIETE LA CUSTODIA AMOREVOLE E LA GIOIA DI VIVERE ALLE CREATURE ANIMALI

"O Dio, aiutaci ad amare tutte le cose viventi, i nostri piccoli fratelli a cui Tu hai dato questa terra come casa insieme a noi", San Basilio, vescovo di Cesarea. "L'uomo è l'animale diventato pazzo", Friedrich W. Nietzsche. Pure Dostoevskij dà respiro e vita alle cose del Creato: "Amate tutta la creazione divina, così in blocco, come in ogni granello di sabbia. Per ogni minima foglia, per ogni raggio del sole di Dio, abbiate amore. Amate gli animali, amate le piante, amate le cose tutte. Se amerai tutte le cose, penetrerai il mistero di Dio. Gli animali abbiano l'amor vostro. Ad essi il Signore ha donato un germe di pensiero e una gioia imperturbabile. Non turbatela voi, non li fate soffrire, non togliete loro la gioia, non contrastate il disegno divino. Uomo, non ti fare grande di fronte alle bestie. Esse sono innocenti, mentre tu, grande come sei, appesti la terra fin da quando ci fai la tua apparizione", Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov.

IL SANGUE PUZZA E FA VOMITARE

Mica è difficile da capire. Limpido, addirittura. Luminoso. Il sangue, invece, per sua natura non lo è.
È denso, puzza. Fa vomitare, il sangue. Cola lento. Scorre come lava. Come respiro asmatico. Ma il sangue non lo vediamo. Consumatori accaniti di tutto ciò che al sangue segue come ombra, di cibi, di scarpe, di pellicce, di caccia, di cosmetici, di divertimenti, il sangue rimuoviamo. 

IL SANGUE SCIVOLA PER MISTERIOSI CANALI DI SCOLO E VA A CONTAMINARE LE FALDE ACQUIFERE

Nessuno ce lo fa vedere, non lo vogliamo vedere. Non esiste. Scivola, riempie vasconi dove gole tagliate sussultano e si vuotano, sparisce per misteriosi canali di scolo. Non lo vediamo. È l'assenza di immaginazione che rende perfetto il crimine. Neanche la cattiveria, vediamo. Non ci riguarda, noi non siamo mica cattivi. La pratichiamo e la ignoriamo. La vediamo praticare e la ignoriamo.

NON SI PUÒ VIVERE COL DISGUSTO E IL VOMITO IN GOLA

È il silenzio dei giusti, peggiore persino della crudeltà stessa. Andrebbe trattata con disgusto la crudeltà, col vomito in gola che ognuno di noi proverebbe nell'affondare i piedi nel sangue, nell'immergere le mani nel sangue, nell'ingurgitare sangue, nel coprirsi di sangue come se fosse un terrificante altare biblico. Prima ancora che con lo sdegno. Prima ancora che con la morale di comodo. Non siamo abbastanza disgustati. Finché regge lo stomaco, resta salda la coscienza. 

IL MALE E LA CATTIVERIA SONO MONOPOLIO DI UN ESSERE UMANO TEORICAMENTE INTELLIGENTE

Nessuna bestia è feroce di per sé. Nessuna bestia è capace di essere cattiva. Le bestie non hanno ancora scoperto il male. Il male è monopolio nostro, del vanto del creato. Fossimo stati i custodi del mondo e delle sue creature, invece che i padroni, sarebbe stata assai migliore la nostra storia. La terra e gli animali, dice un racconto de “Le mille e una notte”, tremarono il giorno in cui Dio creò l'uomo. Forse perché abbiamo assaggiato la mela sbagliata, non quella dell'albero della conoscenza, ma quella dell'albero della cattiveria. L'albero del male.

TROPPA GENTE TIENE DEI CANI E DEI GATTI SIMULANDO UN FALSO AMORE VERSO GLI ANIMALI

Viviamo tra miliardi e miliardi di altre creature. E milioni vivono con noi. Nelle nostre case. Nella nostra vita. Il 40 per cento degli italiani ha uno o più animali in casa. Un cane, nel 53,7 per cento, un gatto nel 45,8 per cento. Seguono uccelli, pesci e criceti. Sette milioni i cani, sette milioni e mezzo i gatti, sedici milioni i pesci, più o meno. È antico, l'amore per gli animali. Poco prima di suicidarsi, ad appena trent'anni, lo scrittore svedese Stig Dagerman annotò la dichiarazione di un funzionario della previdenza sociale di Varmland. "È deplorevole che gente che vive di sussidi tenga poi un cane. Se ne stanno in anguste stanzette coi loro costosi bastardi. Perché non giocano con le mosche? Non sono anch'esse animali da compagnia? E al Comune tocca pagare. Bisogna farla finita o c'è da temere che si comprino delle balene. Una decisione va presa: abbattere i cani! Non è una buona idea? Allora abbattiamo i poveri. Così almeno il Comune risparmierà qualcosa. 

ARROSSIAMO PERCHÈ NE ABBIAMO BUONI MOTIVI

Aveva ragione Mark Twain quando diceva che l'uomo è l'unico animale capace di arrossire, perché è l'unico che ne ha davvero bisogno. (Mi raccontano di una signora – magione in centro, villa al mare, casa in montagna: si suppone, dunque, danarosa signora, non la povera vecchia capace di ossessionare il funzionario di Varmland – che non vuole spendere i seicento euro per far operare la sua vecchia cagnetta. Troppi soldi, per la bestiola anziana! Tutti quei soldi! C’è da sperare nel giusto riequilibrio che solo potrebbe ripristinare un abile borseggiatore).

GOFFREDO PARISE TURBATO DAL FATTO CHE GLI ANIMALI HANNO UN'ANIMA

Goffredo Parise (1929-1986), amato giornalista e celebre reporter dalla guerra in Vietnam, appena un anno prima di morire prese in casa il cane Petote, e fece delle significartive annotazioni. "Da alcuni mesi ho un cane e il conoscere questo animale mi ha profondamente turbato. Turbato perché ho dedotto la convinzione che tutti gli animali e non solo il mio cane abbiano un'anima, un soffio vitale. Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa. Come muoiono queste muoiono quelli. Esiste un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità.

L'ANTICO TESTAMENTO È UNA INDEGNA MACELLERIA DALLA PRIMA ALL'ULTIMA PAGINA

L'Antico Testamento, però, non dà molto scampo. I suoi libri traboccano sangue, degli uomini, degli animali. Sangue versato nel nome di Dio. Un fondo di orrore che ancora oggi ci insegue. È il Dio furente, incontentabile, permaloso, vendicativo. Antico Testamento pieno di olocausti, di sacrifici espiatori, dove sugli altari elevati a Dio, le creature di Dio vengono sgozzate. A decine, a centinaia, a migliaia, dalle più minute alle più gigantesche, e il sangue si sparge sugli altari, così che ogni altare appare come una barca che sul sangue galleggia.

QUALCOSA DI INFETTO E DI VOMITEVOLE DI CUI È FATICOSISSIMO LIBERARSI

Ho visto uccidere gli agnelli, in campagna. Ho udito l'urlo spaventato dei maiali. La zia saliva a prendere un piccione, ogni tanto, in alto sul pagliaio. Le galline che annaspavano mentre venivano strozzate. L'ultimo sguardo meravigliato del coniglio. Il vitellino che pensavo fosse mio e invece fu venduto al macellaio del paese. La mangi una bella fettina? E vomitai. Non smisi più di farlo. Ho conservato l'odio per catene, gabbie, acquario anche. L'agnello no, mai, ma ho mangiato il maiale, ho mangiato i polli, ho mangiato le fettine. Creature che avevo visto vive, e poi pezzi di cadaveri nel piatto. Le ho digerite, quelle agonie. Ho conservato l'ultima espressione loro di spavento, che così dentro di me si è posata qualcosa di infetto di cui è faticosissimo liberarsi. Ferita mai sanata. Peso sul petto, della stessa materia dell'insonnia.

NON ESISTE IL DIRITTO DI POSSEDERE QUALCOSA CHE A UN ALTRO ESSERE VIVENTE È COSTATO LA VITA

Bisogna essere un po' folli per trovare appena un pizzico del coraggio necessario. Come quello di chi si oppone alle gigantesche navi nipponiche che massacrano le bellissime balene. Quello di chi si spoglia per strada in odio alle pellicce, ricordando che quel pelo morbido gronda sangue, che il loro legittimo proprietario è stato ammazzato e scuoiato, che non dovrebbe esistere il diritto di possedere ciò che a un altro essere vivente è costata la vita. Chi sfama le bestie affamate. Chi cura una rondine ferita. Chi va a disturbare, nell'alba e nel gelo, il rito tribale e crudele della caccia, atto inumano e sanguinario, dice la saggezza di Tolstoj. A quale razza è mai consentito di distruggere la bellezza di un cervo o di un'anatra o di una volpe?

OGNI PERSONA CIVILE DOVREBBE VOMITARE DI FRONTE ALLE STRAGI DELLE OTARIE

Dovrei vomitare. Potrei mettere le mani, potrei davvero, questo sì, addosso agli stronzi che abbiamo visto uccidere gli inermi cuccioli di foca a colpi in testa, perché la preziosa pelliccia non vada persa. Dovrei e potrei, ogni persona civile dovrebbe.

GLI ANIMALI SERVONO DIO ASSAI MEGLIO DEGLI UOMINI

"O Dio, aiutaci ad amare tutte le cose viventi, i nostri piccoli fratelli a cui Tu hai dato questa terra come casa assieme a noi. Possa l'uomo rendersi conto che essi non vivono soltanto per lui, ma amano la dolcezza della vita quanto noi e Ti servono meglio di quanto faccia lui", così pregava, san Basilio vescovo di Cesarea. Ma non sempre hanno pregato così, gli uomini di chiesa. Anzi. Più che dallo spirito, condizionati da stomaco e da altre tristi ragioni.

SANTI PADRI NON SEMPRE SANTI E NON SEMPRE COERENTI

Fu Paolo VI a evocare la muta sofferenza degli animali. E fu Giovanni Paolo II a sostenere che non solo l'uomo, ma anche gli animali hanno un soffio divino. Certo ben altro cuore rispetto a Pio XII, quando si rivolse ai lavoratori del mattatoio di Roma: "I gemiti delle bestie abbattute e uccise per giusto motivo non dovrebbero destare una tristezza maggiore del ragionevole!"

A SINISTRA LE COSE NON STAVANO E NON STANNO MEGLIO

Non che la sensibilità latitante altrove fiorisse a sinistra. Piuttosto l'Arcicaccia, a sinistra, fioriva sul sangue e la sofferenza animale. Fu Pietro Ingrao, sempre un po' visionario e laterale, a tirare fuori per primo, tra infiniti sghignazzi dei compagni dirigenti, l'idea suggestiva del "vivente non umano" e del nuovo atteggiamento verso gli animali. Dibattiti sempre più frequenti ed estesi, riguardanti la liceità della caccia, i limiti della vivisezione, la protezione di specie animali diventate sempre più rare, la consapevolezza che gli animali sono uguali a noi uomini, per lo meno nella capacità di soffrire?

ABBIAMO PERSINO L'IMPUDENZA DI CREDERCI SUPERIORI

Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano. Dove la sinistra arrivò alla fine del secolo scorso, secoli prima c'erano già arrivati tipi come Leonardo da Vinci. "Verrà il tempo in cui l'uccisione di un solo animale sarà considerato grave delitto". O come Michel de Montaigne, "Abbiamo difficoltà a capire gli animali, eppure abbiamo l'impudenza di crederci superiori a loro".

GIOCHI CRETINI E CRUDELI ALLE FESTE DELL'UNITÀ

Fu sugli animali, il primo scontro col mio partito, il Pci. Partito e animali e feste dell’Unità, dove non solo si registrava il trionfo di salsicce e porchette e braciole alla griglia, ma anche il proliferare di giochi cretini e crudeli. A vent'anni, ero il segretario della mia sezione "A. Gramsci". Alla festa dell'Unità facevano da sempre un gioco orrendo. Un porcellino d'India messo in mezzo a un circolo di militanti. Vinceva il possessore del biglietto col numero corrispondente alla scatola dove il porcellino, terrorizzato, correva a nascondersi, a gloria e sottoscrizione del Partito dei lavoratori e della stampa democratica. Ancora peggiore il gioco che vidi a una festa dell'Unità di un paese vicino. I militanti lanciavano piccoli cerchi di plastica su delle oche chiuse in un recinto. Chi riusciva a infilare il cerchio nel collo di una di quelle bestie spaventate vinceva un prosciutto o un salame o una cena presso la trattoria del compagno XY.

UN MONDO MIGLIORE VALE NON SOLO PER GLI UOMINI, MA ANCHE PER LE OCHE E I PORCELLINI

Su un giornale locale scrissi un articolo. Il titolo, più o meno, era questo: "Si può contribuire alla stampa democratica senza seviziare il porcellino". Argomentavo sul fatto che noi comunisti, se volevamo costruire un mondo migliore, lo dovevamo fare pure per i porcellini e le oche, oltre che per i lavoratori. Fui convocato presso la locale federazione di Tivoli. Ricordo il grugno di un consigliere provinciale. "Ir-re-spon-sa-bi-le!", mi urlò quello. "Caro compagno D. M., se credi che il Partito sia luogo per questi sentimentalismi volgari ti sbagli!. Lo mandai a fare in culo. La cosa finì lì. Ma uno o due anni dopo, porcellini e oche scomparvero per sempre dalle feste dell’Unità. Le salsicce però restarono. Sono ancora lì. Sulla brace,

IL CONTO FINALE ARRIVA PER TUTTI

È tutto molto limpido, vicino agli animali. La bellezza fisica noi la percepiamo innanzi tutto dagli animali. Certi odiano gli animali per invidia. A raffronto, devono sentirsi infinitamente brutti, limitati e sciocchi. Devono patire parecchio. Racconta William S. Burroughs che una iniziazione nazista alle gerarchie superiori delle SS consisteva nel cavare un occhio a un gattino, dopo averlo nutrito e coccolato per un mese. Tale esercizio era inteso a cancellare ogni traccia di deleteria pietà, ogni percezione di una salata bolletta che arriverà da saldare. "Che hai fatto alle mie creature?", ci dirà un giorno il Creatore. "Ti chiederò conto di ogni singolo animale maltrattato e di ogni creatura abbattuta in modo diretto o indiretto!"

LA MANO CHE GRONDA SANGUE È SEMPRE LA STESSA

"Finché un solo macello esisterà sulla superficie del pianeta, non ci sarà pace e armonia per l'essere umano", ammoniva il grandissimo Voltaire. Nei millenni tutto è rimasto immutato, anche se ora i macelli sono fuori dal centro della città, lontani dalla vista e dall’udito. Puoi adorare il pezzo di carne morta che con eleganza ti poggiano sul piatto, ma quella vista del terrore, quel sangue che scorre, quelle urla che somigliano a quelle dello spavento della nostra razza, chissà l'appetito dove andrebbe a finire. Ma uguali sono le descrizioni che si provano in Plutarco nel "Del mangiar carne", e quelle nell'inchiesta sui macelli americani di oggi di Jonathan Safran Foer ("Se niente importa"). La lama è più affilata, il gancio più solido, le pareti più insonorizzate, ma la mano è sempre la stessa.

CREATURE INCREDULE E STUPEFATTE DALLA INFINITA CATTIVERIA UMANA

Basta guardare il video clandestino realizzato da Animal Equality, dove la crudeltà esercitata va ben oltre la semplice orrenda necessità dell'ammazzamento. Piccole bestie strappate alle madri, che muoiono di terrore e di sgomento. "Io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l'uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate? Come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore?” (Plutarco). La buona sorte, invocata dal Buddha per tutti gli essere viventi, a quelle creature non è concessa.

DALL'UCCIDERE L'ANIMALE ALL'UCCIDERE L'UOMO IL PASSO È VERAMENTE PICCOLO

Mica un'idea così da squinternati, da estremisti, da pazzi animalisti, quella della crudeltà dell'uomo che esercita la mano sulla bestia. Perché tale e quale si ritrova nel pensiero di molti tra quelli che hanno onorato e non disonorato il mondo. Come Erasmo da Rotterdam, "E a forza di sterminare animali, s'era capito che anche sopprimere l'uomo non richiedeva un grande sforzo". Come Lev Tolstoj: "Dall'uccidere gli animali all'uccidere l'uomo il passo è piccolo". Persino Indira Gandhi: "È tutto collegato. Quello che accade ora agli animali, succederà in seguito all'uomo". Isaac Singer: "Nei loro confronti tutti sono nazisti. Per gli animali Treblinka dura in eterno". Ovidio: "La crudeltà verso gli animali è il tirocinio della crudeltà verso gli uomini". Pitagora: "Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno inclini a massacrare i propri simili". Albert Einstein: "Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi indegni come la vivisezione".

LACRIME FACILI DI FRONTE ALLA DISINVOLTURA E ALLA CRIMINALE FACCIA TOSTA DEI CARNIVORISTI

Abbiamo la lacrima facile, noi animalisti. Come tollerare, per esempio, le orrende insegne di bisteccherie o macellerie dove sopra sono disegnate mucche sorridenti, il fiore in bocca, i vitellini al fianco? C'è traccia da sempre di animali, nella storia degli uomini. Nelle caverne dei primitivi, sono disegnati. Sulle tombe antiche. Sulle miniature delle Bibbie.

NON BASTA CHIAMARSI FRANCESCO PER ESSERE AUTENTICAMENTE FRANCESCO, PATRONO D'ITALIA

È salito sulle spalle di Papa Francesco, l'agnello, qualche mese fa. È la lama. È il gancio. È l'accetta. Toccherà alla loro gola, alla loro pelle, al loro petto. A loro non succederà, nei nostri moderni e primitivi macelli, di incontrare il vero San Francesco. L'Agnello di Dio è tornato a morire. Ancora e ancora e ancora. Ottocentomila volte. Ottocentomila gole squarciate, ottocentomila pianti disperati, ottocentomila sguardi di terrore. "Ecco l'Agnello di Dio, quello che toglie i peccati del mondo". Sotto i nostri piedi tutto quel sangue continua a scorrere senza sosta.

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COMMENTO

VALUTAZIONI POSITIVE SUL QUOTIDIANO "IL FOGLIO"

Ciao Fidel. Non sto a dire se il Foglio è il miglior giornale d'Italia. Ne sei entusiasta e mi sta benissimo. Non so se il direttore Claudio Cerasa abbia letto le mie critiche e sia corso ai ripari. Sei stato comunque bravissimo a pescare questo articolo di Stefano Di Michele, che ho dovuto ridurre e sintetizzare solo perché troppo lungo. Sarei ingeneroso nei tuoi riguardi a dire che non hai ragione, ma qualcosa devo obiettare, sia sulla buona lingua italiana che sulla obiettività.

SCRIVERE IN BUONA LINGUA ITALIANA È PREROGATIVA COMUNE TRA I GIORNALI

Scrivere in buona lingua italiana è prerogativa di molti quotidiani nazionali e locali. Tutti gli editoriali che si leggono sulle varie testate sono di alto livello. E non solo gli editoriali. Che poi il Foglio abbia per proprie caratteristiche  la necessità di mantenersi sintetico, chiaro e quindi sobrio, non può che confermare quanto affermi circa il suo stile.

L'OBIETTIVITÀ È A MIO AVVISO UN'ALTRA COSA

Lasciami però dire che l'obiettività di un giornale o di un canale televisivo non consiste affatto nell'inserire una percentuale equilibrata ed equa di articoli vegetariani e di articoli carnivoristi, in una specie di equilibrio ideologico e di par condicio. Non si possono impostare medie aritmetiche e statistiche tra colombe e corvi. L'obiettività si persegue, sono certo che converrai, in senso qualitativo.  L'obiettività scaturisce dall'essere in linea con la propria coscienza individuale e universale, e non con il falso individuale, e non col puerile individuale, e non col comodo individuale.

LA VERITÀ STA RARAMENTE NEL MEZZO

La verità, come sai troppo bene, non si presta affatto a stare in mezzo, a metà strada tra i punti estremi. Non è la risultanza di una media aritmetica tra il bene e il male. È qualcosa di molto più complesso ed elaborato. Se giudicassimo con questi pesi e queste misure, il mio blog sarebbe, tanto per fare un esempio, una raccolta partigiana ed inaffidabile di informazioni! Spero davvero che non sia così. Saremmo ridotti male. Chiunque al mondo poi avesse un'idea diversa dalla maggioranza farebbe bene a sopprimerla e a starsene zitto. Un caro saluto.

Valdo Vaccaro


1 commento:

ha detto...

Fiero di non essere più io il mandante da anni. Fiero di questo estratto di ananas e mango che ho nel pugno. Lechaim!

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