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domenica 1 maggio 2016

LA FILOSOFIA VEGETO-CRUDISTA TENDENZIALE, PERSONALIZZATA, SENSATA E SOSTENIBILE NON HA EGUALI


LETTERA

FILOSOFIA ALIMENTARE VEGETO-CRUDISTA TENDENZIALE

Egregio dr Vaccaro, da tempo seguo il Suo blog e cerco di adottare lo schema nutrizionale proposto avendo piena fiducia nei fondamenti della Sua filosofia alimentare.

PARERI CONTRASTATI DA FONTI AUTOREVOLI

Ogni giorno aprendo Internet, mi capita di leggere le varie informazioni pubblicate su MSN. Recentemente mi sono imbattuto in due notizie che mi hanno sorpreso non poco e sulle quali gradirei, possibilmente, sentire il Suo parere in quanto lo ritengo importante. Le riporto qui di seguito. Provengono entrambe da fonti autorevoli e quindi non si tratta di semplici pareri personali. Per questo non so fino a che punto attribuire loro piena credibilità date le conseguenze che comportano.

UN SUO COMMENTO SAREBBE SICURAMENTE GRADITO

Ritengo che farebbe bene scrivere in merito sul Suo blog così che altre persone possano regolarsi di fronte a certe notizie che determinano non solo perplessità ma anche incertezze. Mi limito a queste poche frasi e attendo un Suo gradito riscontro. Un cordiale saluto. 
Riccardo Baldoni

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PRIMO DOCUMENTO, RELATIVO AI LATTICINI

NON SOLO 5 PORZIONI DI FRUTTA E VERDURA MA ANCHE UNA PORZIONE DI FORMAGGIO

Almeno un bicchiere di latte, un vasetto di yogurt o una porzione di formaggio fresco, e cinque porzioni tra frutta e verdura: è questa l'alimentazione quotidiana che dà i migliori risultati agli uomini ultra45enni, in termini di salute e di aspettative di vita. Lo afferma Assolatte riprendendo i risultati di uno studio condotto in Francia dai ricercatori dell'Istituto nazionale per la salute e la ricerca medica (Inserm) e dell'università di Strasburgo, le cui conclusioni sono state pubblicate sul numero di marzo 2016 dell'European Journal of Clinical Nutrition.

DIFFERENZA DEL 7% IN LONGEVITÀ A VANTAGGIO DEI CONSUMATORI DI LATTICINI

Lo studio ha analizzato le abitudini di vita e lo stile alimentare di 960 uomini over 45enni, con l'obiettivo di individuare le correlazioni tra le differenti famiglie di alimenti e il rischio di mortalità per tutte le cause. I soggetti sono stati monitorati per tre anni e, dopo 15 anni, è stato verificando il loro stato di salute. Si è così scoperto che a stare meglio erano coloro che avevano avuto consumi superiori alla media di latte, yogurt, frutta e verdura, formaggi e pane. I più affezionati al latte si sono aggiudicati anche il record del più basso tasso di mortalità, indipendentemente dalla causa di morte. Meno 39 per cento tra chi consumava oltre un bicchiere di latte al giorno. Un risultato addirittura migliore rispetto al meno 32 per cento connesso con il raggiungimento delle 5 porzioni al giorno di frutta e verdura.

MENO MALATTIE CRONICHE E MENO TUMORI GRAZIE A LATTE, YOGURT E FORMAGGI

Seguendo i suggerimenti alimentari proposti dalle linee guida nutrizionali internazionali, si riduce il rischio di sviluppare malattie croniche (come quelle cardiovascolari e le varie forme di tumori) perché si attua un'alimentazione bilanciata e completa, che include, e nelle giuste quantità, tutti gli alimenti che hanno comprovati effetti favorevoli per la salute e la longevità. 

LINEE GUIDA DEI VARI PAESI SULLA NUTRIZIONE

Il latte e i suoi derivati sono presenti nelle raccomandazioni nutrizionali ufficiali di tutti i Paesi. In Italia, le linee-guida per una sana alimentazione italiana, elaborate dal Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (ex Inran), suggeriscono di consumare ogni giorno 3 porzioni da 125 grammi l'una di latte o yogurt e ogni settimana 3 di formaggi (100 grammi la porzione per quelli freschi, 50 grammi per quelli stagionati). 

SECONDO DOCUMENTO, RELATIVO ALLA CARNE ROSSA

ARGOMENTO SOLLEVATO CON CLAMORE DALLA OMS

Chi l'ha detto che la dieta vegetariana è più salutare? Ultimamente l'alimentazione priva di carne, o quella vegana, che esclude anche tutti i derivati, come i latticini o le uova, sono sempre più di moda, anche perché ritenute più sane per il nostro organismo. Ovviamente, c'è chi sceglie il vegetarianesimo anche, e soprattutto, per una questione di rispetto nei confronti di animali allevati in condizioni sovente disumane per essere poi macellati e presentati sulle nostre tavole: ma il focus sul discorso salute sta prendendo sempre più piede. Probabilmente anche a causa della notizia, che ha fatto il giro del mondo e ha aperto un ampio dibattito in seno all'opinione pubblica, riguardante la decisione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di inserire tra gli alimenti cancerogeni le carni rosse ed elaborate, come gli insaccati.

RICERCHE DELLA CORNELL UNIVERSITY IN NETTO CONTRASTO CON QUANTO STABILITO DA THE CHINA STUDY

Ebbene, secondo i ricercatori americani della Cornell University occorre fare molta attenzione anche alla dieta vegetariana, perché i risultati possono disgraziatamente essere gli stessi. Secondo un loro studio, infatti, nel lungo periodo questo tipo di alimentazione scatenerebbe una mutazione genetica che finisce con l'aumentare il rischio di condizioni cardiovascolari, quali l'infarto del miocardio, e di cancro. Secondo quanto scoperto dagli esperti statunitensi, i soggetti che hanno abbracciato il vegetarianesimo da tempo possiedono una probabilità più alta di avere un Dna maggiormente soggetto ad infiammazioni. Non si conoscono i motivi di tale mutazione. L'ipotesi è che l'organismo si adatti affinché gli acidi grassi provenienti dalle piante vengano meglio assorbiti.

MAGGIORE VULNERABILITÀ DEI VEGETARIANI AL CANCRO ADDOMINALE

Il problema è che questo adeguamento porta con sé anche un effetto collaterale non di poco conto. Aumenta infatti la produzione di acido arachidonico, sostanza connessa appunto con la comparsa di patologie infiammatorie e cancro. Tale risultato spiegherebbe l'esito di ricerche precedenti, secondo le quali la popolazione vegetariana possiede il 40 per cento di probabilità in più di soffrire di tumore al colon-retto rispetto a chi mangia carne, cosa finora ritenuta piuttosto strana dalla comunità scientifica, visto che in teoria come spiegato in precedenza dovrebbe essere proprio la carne rossa l'alimento che aumenta il rischio di cancro.

CONFRONTO TRA I CARNIVORISTI DEL KANSAS E I VEGETARIANI DEL  PUNE

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori della Cornell University hanno paragonato il genoma della popolazione di Pune, in India, tradizionalmente vegetariana, con quella del Kansas, stato in cui la carne la fa da padrona sulle tavole. La differenza tra i Dna di questi due campioni era davvero significativa. Andando più nello specifico della popolazione indiana, gli esperti americani hanno notato come i geni delle persone vegetariane, con antenati vegetariani, contribuivano a trasformare gli acidi grassi degli oli vegetali in acido arachidonico, ostacolando al contempo la produzione di omega-3, sostanza rinomatamente protettiva nei confronti del sistema cardiovascolare. La teoria è che tale mutazione sia avvenuta sulle generazioni precedenti, e che sia stata poi trasmessa di padre in figlio.

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RISPOSTA

ASSOLATTE E CORNELL NON SONO PER NIENTE FONTI AUTOREVOLI

Ciao Riccardo. Parli di fonti autorevoli e mi vai a citare la Assolatte per i latticini, e poi mi vai a citare una Cornell University vogliosa di rifarsi la sua reputazione carnivorista dopo i noti sconvolgimenti apportati dalle ricerche di Colin Campbell. Voglio solo farti capire che il criterio che maggiormente conta in termini di affidabilità e di autorevolezza rimane sempre quello citato  sempre da Roma Antica. "Cui prodest?" (A chi giova, tale tipo di opinione?)

RAFFRONTI PRIVI DI LOGICA, QUANDO I CASI DELL'ARIZONA PARLANO ASSAI CHIARO

Quanto poi al raffronto tra Kansas americano e regione di Pune in India, già l'idea di confrontare una regione americana con una regione dell'India appare sofisticata e cervellotica. I casi analizzati e il tempo dell'esperimento non sono affatto tali per offrire credibilità. Nulla a che vedere ad esempio con l'esperimento di Cambridge del 2000, massiccio nei casi analizzati e nel tempo richiesto per la prova.
Gli americani poi hanno la situazione reale a portata di mano con l'Arizona dei Pima e la regione frontaliera della Valle Pimeira in Messico, se sono davvero interessati a fare dei raffronti seri e veritieri.

ALTRI ESEMPI AD ALTO TASSO DI CREDIBILITÀ QUELLI DELLA SCOZIA E DI ABERDEEN

Le nostre posizioni in fatto di cibi sono basate su criteri di massima apertura mentale, oltre che su principi e su leggi dettate da Madre Natura, nonché su dati di tipo statistico a conferma. È risaputo che la Scozia mantiene un primato mondiale sul cancro in generale e su quello al retto-colon in particolare, e che la zona più colpita rimane quella di Aberdeen, zona ad uso intensivo di carne e di latte in termini di produzione intensiva e di consumo.

SIAMO CONTRO OGNI DOGMA, MA NULLA DI MEGLIO ESISTE DI UNA DIGESTIONE SOBRIA, LEGGERA ED INNOCENTE

Ognuno fa comunque bene a valutare costantemente la sua situazione personale e le esigenze autentiche del proprio corpo. In certi momenti particolari, tipo clima e altre varianti, può anche darsi che un determinato organismo manifesti certe esigenze caloriche fuori della norma. Ma, in linea generale, i criteri che prevalgono e che trovano conferma tutti i giorni, sono sempre quelli basati sui cibi semplici, innocenti e sulla massima digeribilità.

Valdo Vaccaro


1 commento:

Vincenzo ha detto...

In questo articolo si legge che i vegetariani andrebbero incontro ad un sacco di problemi e addirittura secondo la Cornell University "la popolazione vegetariana possiede il 40 per cento di probabilità in più di soffrire di tumore al colon-retto rispetto a chi mangia carne".

Tuttavia la mole di studi pubblicati su PubMed, e liberamente accessibili, vanno decisamente nella direzione opposta.

Bisogna anche guardare i numeri per avere una visione più chiara delle cose.

I tumori hanno un'incidenza maggiore nei paesi che consumano maggiormente carne, quali Stati Uniti, Canada, Europa e Australia, mentre nei paesi del Sud America, dell'Africa, del Sud Est Asiatico, dove il consumo di carne è minore, l'incidenza dei tumori è molto più bassa e per lo più causata da problemi infettivi (epatite - tumori al fegato, papilloma virus - utero, helicobacter - stomaco).

I tumori ai polmoni poi sono diffusi in tutto il mondo per il diffuso problema del fumo.

Perciò, tolte queste cause, i paesi NON consumatori di carne i tumori non li conoscerebbero nemmeno.

E questo è un fatto.

Basta pensare che in India per esempio proprio il sopra citato tumore al colon-retto, di cui i vegetariani avrebbero il 40% di probabilità di contrarre secondo la Cornell University, è invece quasi sconosciuto.
Negli stati uniti il cancro al colon-retto ha un'incidenza di 50 persone su 100.000 (un sesto di tutti i tumori), mentre in India l'incidenza è di 5 persone su 100.000.

E questo è un altro fatto.

E sono pronto a scommettere che quei 5 sono proprio tra quei pochi individui che hanno accesso alla carne.

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